amelia rosselli

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Delirai, imperfetta, su scale
di bastoni
cose di cucina, casa e
impellenti misure che
ti riconoscono l’abilità alle manovre.
L’erborista
mal si conteneva
cannibali si distinsero
per una sorta di selvaggia trasparenza
ma i tuoi grandi occhi
non versano in mal celato affetto altro
che stridenti colorazioni,
semplici abbandoni nel parcheggio affondato.
.
Amelia Rosselli – Dialogo con i Morti.


caldo

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non mi sento di dire nulla in proposito
forse faccio male
ma a volte lasciarsi cadere
è un inaccostabile disgiunto
da quei processi logici
che la mattina fanno colazione
al caffé.
Sarà pertanto l’aria di apatia
che non c’è vento
e le donne che passano di fronte
si sono tolte le calze
e hanno un’aria di falsa scollatura
perché sudano
mentre richiamo il cameriere al tavolo
e mi accorgo che suda
tanto che mi domando se non sia anche lui una scollatura
ma non mi sento affatto di approfondire
e chiudo gli occhi
transito mente altrove
pago
e vado via.


argine

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Arginami

che qualcosa si muove

e l’altra sera

(sai, quelle sere onde senza luna

e le stelle un abisso spaventato)

s’è vestita di un dubbio

e i miei ricordi

un vento

tanto che m’è venuto da pensare

che potresti fornirmi un ologramma

di quelli che si accendono se piove

ed un telecomando di parole

argine

se mi dici qualcosa

di te

del tuo sostare

un fiore

che somigli alla sera

pallido disattento senza eredi

e mi ricordi

l’Inesistente che non ha mai nome

e la pretesa

di porsi a fondamento della vita

(come se fosse facile morire)

o una strettoia breve per sgusciare

e se ti va la notte

di sfuggita.


Mi ha assalito un’acre nostalgia di Yehuda Amichai trad. di Ariel Rathaus

Bellissima! Straordinari gli ultimi versi.

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.

 

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fino a luna

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Impassibile

l’espressione

e diluita

la tua incostante traccia

s’alzava intanto un vento disatteso

senza una direzione

forse sabbia.

Pertanto

si poteva benissimo pensare

di non pensare affatto

cosa cui prontamente m’inducevo

liberando il tuo campo alle visioni

e il mio distante aspetto

a soluzioni improvvide

tanto che i lineamenti

cui volentieri indulgo la mattina

discutevano casi non risolti

di un aspetto impreciso

simile a un volo almeno involontario

con stridore di rondini

benché fosse finita primavera

e l’estate

un appannaggio autistico

distante la distanza

per obbligo di fonte non chiarita

mentre le api

un turbinare

lungo i covoni e gli alberi di fico

e la mia testa in grembo

fino a luna.


il posto delle piaghe lucenti 2

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E noi

che siamo stati

una medicazione lunga

di una cura finita con la morte

noi

che siamo stati

piaghe lucenti in vita

rendiamo grazia per avere amato

questa caducità

e voi che siete

siate.


un uomo in mare

klee

se fossi un uomo in mare come sono

dipingerei una costa sul tuo seno

e la notte le stelle


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