una sera al caffè

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Annotta
come sapessi scrivere
ma il caffè ancora non me lo portano.
Poi sospirava un albero
il che non ha alcun senso
tranne vento
e di questa stagione
le rondini sono un’opzione variabile
come una fantasia volata altrove.
Quanto a me
mi figuravo una poltrona
per provare a riflettere
ma non ho mai fumato la pipa
e ultimamente i libri
hanno un sapore d’argentato
che ti si attacca al collo
come capita ai vecchi.
Quanto a deflorazioni
al massimo un pensiero per la luna.
Una volta c’era il sapone a scaglie
che ti aiutava a simulare una pelle
simile ai pesci
il che ti permetteva di sgusciare.
Oggi con tutti questi spray
al massimo somigli a un muro
o a un vagone della metro
ma il primo rimane fermo
e il secondo ha un percorso obbligato
e non mi va di tornare da queste parti.
E’ chiaro che ti sei annoiata.


altre opzioni

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e noi
che siamo stati una lavanda
saremo nuvole alte
e vento
e cielo ricadente nellla pioggia.
Quindi saremo una disposizione
ma non sempre un ricordo.

(immagine di Luciana Riommi)


qualche volta la vita 2

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(Immagine di Luciana Riommi)

Avevamo la stessa malattia
che nessuno sapeva diagnosticare
mentre noi ci guardavamo sorridendo
come due morti insieme
conoscendo benissimo
questo diverso modo di viaggiare
e le correnti
i vuoti
l’impossibile capacità di sopportare
e a volte scendevamo dove duole
per ricordarci
quando eravamo uccelli.


certe volte un cuscino

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Si andava come per naufragare

in attesa di un’onda.

La nebbia? Un abito stretto.

Poi si diceva altrove:

arrivederci.

E la sera ti vengono ricordi.

Sarebbe come a dire:

ancora adesso.

Quindi domani:

difficile deviare

se l’oltrepasso non concede inganni

da usare la mattina.

Certe volte un cuscino

è un albero da frutta

dove raccolgo sempre i tuoi capelli.


Vi presento Roma

mafai 4

Oggi sono stato da Feltrinelli a Largo Argentina, dove ho acquistato alcuni libri. Non mi sono fatto sfuggire l’occasione per fare una passeggiata in Piazza del Pantheon, da cui mancavo da tempo. Mancavo: anche la piazza.

La delusione è stata grande. La piazza è ridotta a un’accozzaglia informe, un enorme indistinto, con gente ammassata ovunque, seduta dove capita, anche intorno e sopra la fontana del Della Porta con il piccolo obelisco di Ramesse: un bivacco. Ovviamente si poteva ascoltare (si fa per dire) una musica a volume altissimo, percepibile anche dalle strade circostanti.

Questo l’ambiente. Anche piuttosto volgare, capace di comunicare un senso di deforme indifferente: mangiavano tutti, in qualsiasi modo e qualunque cosa. Per non parlare degli innumerevoli ristorantini e pizzeriette ammassate nei dintorni, tutti pieni. Che Roma fosse un ventre lo sapevo, che ingoiasse tutto nel baratro dei suoi secoli, mi era altrettanto noto, ma non in questo senso.

Qui bisognerebbe venire in silenzio; sostare religiosamente a respirare sensazioni profondissime, colme di storia e capaci di trasmettere un infinito senso di appartenenza, dove l’individuo smarrisce i confini di se stesso e percepisce la propria appartenenza a qualcosa di indefinibile e più vasto. Bisognerebbe; sembra di no.

Piazza della Rotonda, con le sue bellezze inimmaginabili, il tempio, l”arco della ciambella, resto delle terme di Agrippa e i resti _ in pratica un vascone _ delle terme di Nerone, i suoi palazzi straordinari, l’antico albergo del Sole, dove hanno alloggiato _ senza stare a fare nomi, tutti, ma proprio tutti, da Ariosto a Goethe. Piazza della Rotonda, un tempo centro del mondo, forse dell’universo. State lontani.


infinito zero

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Sono venuto a dividere le cose
una mucca dal latte
un fiore dalla terra
un colore dal cielo
un quadro dal pennello.
Sono venuto a dividere e a dividerti
come è opportuno fare con le cose
che altrimenti
le vedi come notte e dici notte
senza contare le stelle
ma me le trovo sempre tra le mani
che si uniscono
e per quanto divarichi
ritornano
e per questo non sono diviso da ciò che sono stato
ma sono diviso da quello che sarò:
le conseguenze mi rintracceranno.


le mani libere

strada

Io mi trovavo nel tuo labirinto

lontanissimo credo

dalla risoluzione di un problema

che avevamo inventato per errore

uno di quei fasulli accorgimenti

che ti sembra di avere

le mani libere

mentre mi lego al tuo legame stretto

e il mio che non ho sciolto

quando qualcuno mi ha serrato al mondo

dove si dice vivano

i legami

che soltanto la morte.


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