isole al largo

2a

A me non è concesso rimanere

o distanziarmi

da questa inclinazione

e rami

da legarmi alla terra

ma quale diseguale disavanzo

foce di mare tesa ad altra riva

questo mio galleggiare involontario

spande

la sete

che le conchiglie hanno delle perle

quando la notte si riveste manto

se gira la libellula la luna

unica luce appena

vascolare

queste vene d’attesa

che rompere sarebbe una follia

quando i battelli scendono

dove la sera spesso perde l’ombra

e l’acqua non è mai nei suoi riflessi

vanno

isole al largo

verso.

(tratta da “Il posto delle piaghe lucenti” raccolta poesia di prossima pubblicazione.


memorie di uno piccolo

degaswomen77

Ma ottobre si vestiva per cadere;

inverno i primi mesi.

Poi la giornata si sgualciva a sera;

e gli anni.

L’acqua calda si faceva col carbone.

Ultimo piano

prima porta

a sinistra.

C’era un teatro piccolo e un armadio;

qualche volta volare.

Altre, la sera, senza la tua mano:

si sperava in un sogno.

Mi faceva impazzire il mio seguirmi

per vedere se mi comportavo bene.

Quando si va non sai dove si viene.

Poi si dice l’attesa.


il collezionista

mondiran-1

Della tua vita faccio la mia vita
e nella cura dell’ambiguo verso
curo me stesso
e transito.


sta facendo mattina

Interior-1869-Edgar-Degas

ancora sa di notte

il tuo alito accanto

di vento

fuori e oltre la luna

l’ultima faccia bianca non riversa

tra le persiane

una sosta d’ insonnia

sa di guscio

il respirare breve

e di marea notturna

e chissà dove

ancora s’aggroviglia la tua sera

colma di sogni, amplessi, frasi oscure

sa di fiore

questa tua ricadente conoscenza

nella misura di un altrove lungo

che lentamente sfuma nella stanza

e il letto

le cadenze

la consueta forma di penombra

mentre

sta facendo mattina.


elogio dell’inverso

renoir-22

Si viaggiava come per confusione: perplessamente notte.

Mulinelli tracciavano speranze d’inerpicare passi. Forse d’aria. S’alternavano intorno circonflesse: schiere atonali con facce come stelle. A tratti: paradossale luna. Orizzontarsi? Una questione breve.

C’è poco da sostenere. Le misurazioni risentono dell’imperfezione d’ogni intelletto umano. Tuttavia: solo cinquecento miglia di errore. Comunque, pur nella validità precaria del sapere, i nostri calcoli non sanno definire. Se infatti la terra è una circonferenza misurata, quale il limite del vuoto che circonda?

Ah cuore mio… (mentre notte sostiene dissolvenze) dove trovare un luogo circoscritto? E posare: questa forma che passa.

Per intanto un cestino: una merenda breve. Uova sode, pere, olive, qualche pomodoro. Andarci piano: non credo avere scorte sufficienti per lo zero che circonda e non consente previsioni di sorta.

Anche se fosse: quale importanza può avere un pasto consacrato di fronte all’inservibile dell’universo? Se infatti mi nutrissi di materia diversa dalla polvere di stelle, l’universo potrebbe avere una funzione. Metti, ad esempio, conoscitiva di quello che circonda. E si vede. Incombe. Affascina. Trastulla. Insomma, sconvolgimenti vari, magari persino di tipo spirituale (a parte ogni ovvia ricerca di quel che chiamiamo dio, che da qualche parte dovrebbe pur essere. Se fosse). Ma così, nell’utile olivastro del mangiare, tutto si riduce a parsimonia.

Ottica per ottica (nell’infinita varietà dell’otticare – una per ogni uomo sulla terra) capisco perfettamente la posizione delle così dette fanciulle del digiuno. Rispettabilissima. Forse perfino appetibile, Infatti, nella loro rigorosa astensione potrebbe nascondersi una ricerca fluttuante atonica, di quelle che poi scopri l’inespresso. Tanto per intendersi, sarebbe a dire che l’universo non è solo mangiare, ma se lo mangi non te ne accorgi mai.

Ah cuore mio… dove trovare un luogo circonflesso, di quelli che ti tornano tra le mani e il tempo non scompare? Questa potrebbe essere una ricerca efficacissima: anoressia come trasformazione spazio-temporale = da rivedere tutta la relatività generale. Fisica per fisica, se l’universo è fatto dello stesso materiale del nostro corporeo corpo, tutto si riduce a un fatto “fisico” e trovarne la forma di astensione potrebbe persino aprire all’immortalità.

Ah, povere ragazze… quanta verità nel loro rifiuto!

La storia della bellezza o del piacersi è colossale balla. Vi sembra magrolina la Venere di Milo? Atri tempi, altre donne! Nessuno si sognerebbe di dire che non era bellissima. Per non parlare di Poppea: l’avreste detta magra? e così via così via.

No, la colazione non c’entra. Ben altro, come dicevo. Questa storia del corpo non lo riguarda affatto. Noi rifiutanti ricerchiamo la sostanza originale, l’astro traverso che non traversa mai, la sintesi perfetta spazio-mente, l’elogio dell’inverso, la plus valenza dentro il segno meno, la riduzione all’ultimo essenziale. E il tempo: una questione di fatti.

Noi rifiutanti ricerchiamo. Una ricerca del non ricercare: espressamente nulla. Dunque, lasciamo aperto tutto l’invaso enorme del possibile. Noi rifiutanti = vasta (im)possibilità.

Ma tu mandami una delusione da scontare, che ci passo la sera.


campo ai ricordi

degaswomen77

Cosa ci fai tu qui

in questo campo di bambini involontari

dove mi aggiro

come fossi un ricordo

che di notte mi toglie il sonno

e mi asciuga il giorno

spingendomi ad una ricostruzione

che non chiude discorsi

che se anche ne rintracciassi uno

svanirebbe

come le case dove sono stato

ed i ricordi che mi hanno ricordato

una folla smussata

dove non ero io

ma un bambino

in un campo di ricordi involontari

e la sera una sete.


anime

r01

Comunque si accostava
come una conseguenza inevitabile.
Noi restavamo immobili
in assenza di vento
mentre la notte si aggirava in alto
con la solita faccia della luna.
Tu mi apparivi argentea
e il tuo respiro
come un vapore inedito.
All’alba: prima pioggia.
Incerto ti chiedevo:
nasceremo?
E il tuo sognare insolito:
forse una prima mossa.


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