un altro senso

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Dicono che la notte si condensi
ai margini
e da lì venga a farmi riposare.
Dicono anche si diffonda il vento
delle ultime stelle
a rinnovare il tempo
di una frattura antica
dove si spezza il giorno nella sera
e la sera nel giorno.
Dicono soffi e l’alba si rivesta
dei colori che porta
ed un frangente spanda
l’olio della tua tela a dissipare
quello che ieri è stato
e porti ore
e forme
di cui si dice tu sia investitura
mentre passa la vita
e declinando spenda questo aspetto
dicono adesso cerchi un altro senso.


Primi danni e sospetti

 

 

Da giorni la borsa è in discesa e lo spread sta raggiungendo livelli che cominciano ad essere preoccupanti per la finanza pubblica.
Le agenzie internazionali definiscono l’Italia “a rischio paese”.
Il “premier” indicato in modo non costituzionale risulta aver inserito nel curriculum elementi smentiti dall’università di New York che non lo conosce proprio.
Inoltre, risulta aver fondato insieme ad altri una onlus a sostegno di persone condannate per truffa ai danni di malati di cancro.
I noti imbonitori continuano a sventagliare un presunto cambiamento di cui sarebbero portatori. Questi “portatori di cambiamento” hanno ricevuto le congratulazioni e gli auguri dai fascisti di tutto il mondo, tra cui Le Pen, Orban, Kurz e Trump.
Più che un cambiamento, il loro mi sembra un ritorno a vecchie ideologie fasciste a conferma di un vertice basso da loro rappresentato di un precipizio sociale e culturale ormai in atto da anni in questo paese.
Non intendo dar vita a una campagna di alcun tipo. Non dirò più nulla sull’argomento. Quello che accade è sotto gli occhi di tutti; basta avere la capacità di rendersene conto.

 

Ultim’ora

Conte nel curriculum afferma di aver perfezionato gli studi giuridici ad un Istituto di Vienna. Dicono che questo Istituto non esiste. Ne esiste uno dal nome simile che però è una scuola di lingue.

Afferma anche di aver fatto parte di un Gruppo per lo studio del diritto privato istituito dall’Unione Europea. Dicono che non esiste. Ne esiste uno dal nome simile che dichiara che Conte non è mai stato tra i loro membri.

AIUTO!


una vecchia memoria

 

Tutti seguivamo il corso di corrente
che diceva “seguite”
e incontravamo organi di chiesa
frantumi di palazzi
a volte corpi
stretti contro una chiusa
a ricordare la fine di una vita
senza passare oltre.
Io non avevo un oltre la mia vita
e restavo aggrappato
ma gli alberi scorrevano sul greto
e la notte le stelle
fluivano come un cielo
acqua azzurrata
scura come scurisce il firmamento
quando mi manca dio.
E mi chiedevo dove e fino a quando
un infinito che non sa finire
onda su onda
vado
e la corrente
stavo
una vecchia memoria
e tutto intorno il mondo quando cade.


rabbia, sconcerto, paura, preoccupazione, costernazione _ ovvero, il governo che verrà

 
Premesso che detesto Renzi, Berlusconi e la maggior parte dei politici, faccio presente che qui non si tratta di politica ma di buon senso.
Traccio ora una scenario di rischi possibili che spero non si avverino.
Ciò detto, mi ricordo d’essere vivo per fare gli auguri agli italiani che con il loro voto hanno favorito la probabile nascita di questo governo. Auguro loro, una volta che si troveranno a pagare sanzioni spaventose per gli accordi violati, interessi sul debito da paura, che si accorgeranno che la flat tax favorisce i ricchi e per la maggior parte della gente significherà soltanto un aumento dei costi dei servizi, che il reddito di cittadinanza è una balla colossale inattuabile che, se mai venisse attuata, creerebbe problemi economici enormi; auguro loro di resistere quando il paese andrà in fallimento e si accorgeranno che non verranno pagati più gli stipendi e le pensioni, che la sanità pubblica sarà un ricordo, che le esportazioni e la domanda interna crolleranno per mancanza di denaro e per il crollo del valore del denaro e vedranno il nostro paese commissariato più o meno (credo più)  come è successo in Grecia, e vedranno il valore dei loro soldi diminuire giorno per giorno, le banche fallire e forse potranno ritirare 20 euro al giorno da pochi bancomat (come in Grecia, appunto); auguro loro di capire finalmente di aver consegnato il paese a una banda di fascisti xenofobi e razzisti, consentendo così un aumento di comportamenti violenti fuori controllo, e a una manica di imbecilli irresponsabili, privi di qualsiasi senso di realtà, asserviti a un’impresa privata sostenuta da grandi Fondi interazionali e da un guitto delirante; ebbene auguro loro, a quel punto e se si accorgeranno di tutto questo, di sopravvivere anche senza un minimo di consapevolezza.
Fortunatamente il programma di questi pazzi è talmente inattuabile che riusciranno ad realizzarlo soltanto in minima parte. Auguro pertanto agli italiani buona delusione.
Auguro al Presidente Mattarella di trovare il modo non dico di fermare ma almeno arginare questo scempio e Mi auguro di sopravvivere al marasma di sentimenti negativi suscitati in me ormai da mesi dalla catastrofe cui sto assistendo.
Rassicuro che tali sentimenti negativi non hanno offuscato in alcun modo la mia coscienza razionale, tanto che potrei fornire prove di realtà inconfutabili di tutto quel che affermo, ma ci vorrebbe tempo, tempo ci vorrebbe (e non ne abbiamo) e ci vorrebbe un’attenta lettura di un lungo documento, ma questa è l’epoca del sorvolo, si struscia, si accartoccia e via: non leggerebbe nessuno.

Questa non è poesia (d’altronde non ne faccio quasi mai) e nemmeno tragedia (greca). Mi scuso per essere andato fuori tema.


fantasia cromatica

 

L’ultimo brandeburghese
e la seconda aria
terza variazione
primo concerto, credo,
mentre un’arpa da sola
distingue
piccole condizioni d’incertezza
che si dimentica senza ricordare
_ stava la Madre al fondo _
ma non puoi chiederle della solitudine
che chi l’ha posta sa
ma è morto troppo presto
ed io che non ti cerco
dico parole mentre taccio d’altro
e la sera nei suoni.


da un istante ad un altro

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Non avrei difficoltà a ricordarmi di me
se esistessi.
Forse mi chiamerei difficoltà
o condizione
o forse conseguenza
ma non saprei di cosa.
Magari immagine ancora da pensare
ma è difficile che qualcuno mi pensi.
Se ipotizzassi
forse sarei un’ipotesi
ma allora dovrei definirmi come dubbio
o ricerca, se avessi almeno un punto di domanda
ma non direi senz’altro soluzione.
Dunque non so decidermi
e forse io sarei un’indecisione
se esistessero temi
o quaderni da riempire
ma non sarei una penna
una parentesi tra due interrogativi
un’altra notte insonne.
E non sono una stella, un baratro, un messaggio
né alcuna forma di contenitore
ma soltanto un contenuto in questa terra
che vaga, come qualcosa vaga mentre vaga
dicono
da un istante ad un altro.


Dell’insignificanza di significare

Ginevra non è nata in Cornovaglia, ma questo non ha alcuna importanza.
Riflettevo talvolta: nascere dove? Un pensiero stupido. Il punto è: nascere come?
O addirittura: come nascere? Ma si potrebbe aggiungere: nascere?
Bisognerebbe infatti domandarsi: cosa nasce? Quanto al “chi” è questione che afferisce agli anni. Spesso passano invano.
Dunque, si potrebbe non nascere pur essendo nati. “Cosa” nasciamo tutti. Quanto al “chi” è questione diversa. Inoltre, disseminata di molte sfumature.
Si può nascere molti e, senza dubbio, molti divenire. Dunque sfuggente chi sono stato o sono. Il chi sarò è un enigma.
Ma Ginevra non è nata in Cornovaglia. Neppure io. Come si spiega il fatto che l’ho amata?
Ah, certe volte la notte pone dubbi.
Scorrevano frattanto formazioni: inaudite stelle.
Nascere seme. E ripetutamente sorvolare terre adatte, inconsuete forme, a volte la pazzia. Nascere allora pazzo. Chi dice che non sia?
Sua sorella lo era ( di Ginevra, dico): Ofelia.
Pazzia come rifugio. Generalmente dal dolore. Non è che Ginevra se la passasse meglio.
Adesso non cominciamo con le solite storie, tipo nascere vento. Queste sono astrazioni da poeti. Io parlo di una cosa ben visibile: nascere cosa. Il punto è l’anima. Essa è indispensabile per nascere. Dunque, di nuovo: poeti.
Dicono di saperne qualche cosa: l’anima li fa scrivere. Sembra pertanto che per nascere bisogna essere scrittura.
Ah, miserevole il mio analfabetismo a_nimico. Chissà chi sta scrivendo.
D’altra parte lo sanno tutti: io sono nato cosa. E comunque non in Cornovaglia. Neppure in Messico, Afghanistan, Palmira. Ecco, forse lì mi sarebbe piaciuto: rivestirsi d’antico. Tradotto in termini cosali: sono morto. Siamo allora sicuri poi convenga nascere?
Diceva qualcuno: “essere per la morte”: questo delimita l’essere, gli conferisce concretezza. Giustissimo, Ma non mi sembra un programma appetibile. Tuttavia inevitabile.
Dunque capisco gli evitamenti, le fughe, l’ostinato dissimularsi in altre forme. Un fiore, una carota, un fatto ambiguo. Non serve: siamo fatti tutti della stessa sostanza originaria: solo la forma cambia. Il che vuol dire che muoiono anche le carote. Lo so, è poco poetico, ma è un fatto.
Nascono i fatti? Continuamente. Quello che manca è il significato.
Occorrerebbe allora, nel lungo processo di trasformazione delle cose che sempre tali restano, nascere significato. Sì, mi sembra l’unica forma di garanzia. Difficilmente nasce un significato. Se avviene, è certo che non muore.
Ah, questa mia insignificanza di significare! Anche questo è morire. Dunque, esisto.


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