Franco Fortini – Il presente

 
 
 

 Guardo le acque e le canne
 di un braccio di fiume e il sole
 dentro l’acqua.
 Guardavo, ero ma sono.
 La melma si asciuga fra le radici.
 Il mio verbo è al presente.
 Questo mondo residuo d’incendi
 vuole esistere.
 Insetti tendono
 trappole lunghe millenni.
 Le effimere sfumano. Si sfanno
 Impresse nel dolce vento d’Arcadia.
 Attraversa il fiume una barca.
 È un servo del vescovo Baudo.
 Va tra la paglia d’una capanna
 sfogliata sotto molte lune.
 Detto la mia legge ironica
 alle foglie che ronzano, al trasvolo
 nervoso del drago-cervo.
 Confido alle canne false eterne
 la grande strategia da Yenan allo Hopei.
 Seguo il segno che una mano armata incide
 sulla scorza del pino
 e prepara il fuoco dell’ambra dove starò visibile.

Franco Fortini, Il presente (Da Questo muro, 1973)
   

Cassandra Wilson e Diane Reeves – come together


Una luce di sera

(Brassai) 
 
 
 Non avevo parlato di te
 né della tua costante indifferenza.
 Non avevo parlato
 di quando piove e sembra che la sera
 mi cada come cade addosso un peso
 né ho parlato d’assenza
 ma dei paesi che ho visto scomparire
 nel tempo
 e lo spirito che si è portato via. 
Tu cadi
dove il campo da giallo cade a terra
e non resiste verso d’animale
cadi
e se sei fumo sali per sparire
e se tu fossi sembreresti scarsa
quando mi fermo accanto ad un’insegna
una luce di sera
dove mi appunto un nome
senza che tu ti accorga che ne ho uno.
Ti seguo
per sorprenderti.
   

Un’incognita pura (2)

(Fattori: uomo nel bosco)

La finzione concede un intervallo  
mezzanotte che passa   
un volo  
gettato verso un campo addormentato  
gli steccati ed i pali  
l’ombra che cerca l’ombra nel tentare  
almeno una ragione plausibile  
per sostenere un pensiero di riserva.  
Pensavo di sentirti, mi chiedevo  
se non sarebbe il caso di venire  
una sera   
tu il silenzio  
una lanterna per illuminare  
un angolo nascosto  
ed il disagio  
sarebbe una promessa da lenire  
ma non vedo gli ostacoli che occorrono  
ad arginare il già successo   
e l’oltre  
un’incognita pura.

J. S: Bach: Variazioni Goldberg BWV 988 – aria da capo


BACH: CIACCONA IN RE MIN. – MENUHIN


Andante spianato


L’affiorante

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(Paul Klee)

La collina sommersa, l’affiorante. Ora cercare qualche direzione.
Si faceva pressante: salirà? Incognita involontaria, la memoria.
Quando passa la notte.

Ultimo giorno di premonizione.
Certe volte mi stancano i pensieri e preferisco l’acqua.
Piuttosto: non c’è verso nel mare.

Qualche amico diceva, tempo fa, meglio se ricontrolli i tuoi fondali.
Sai com’è, le correnti ci smuovono nel mondo… figurati i tuoi piedi!
Si dilaga, talvolta, senza una cognizione dei messaggi.

In nell’ultimo hotel c’era una gatta. E la padrona.
Aveva vele ampie che tesseva in assenza di sogni.
Ma guarda cosa mi viene in mente!

Così, per dire: si vocifera in giro.

Quando si viaggia azzurro (l’infinito) ci si accorge che a notte sfuma in blu.
L’orizzonte scompare. Resta il vento.

Nel limbo stanno gli angeli e la terra: un catasto di case.
L’Africa non ha nome e le pianure svolgono ruoli di scomposizione.
Chiedersi radicalmente: quale corrente muove in alto: stelle?


Le nozze galleggianti

Da sveglia è sposata allo straniero
che ha in sé, le mani in luce senza atmosfera,
unghie lisce, azzurre. Niente è cambiato.
Il marito dorme. La baita si riempie
di una tenue amarezza, i garofani
restituiscono all’aria i loro piccoli fuochi.
Niente è cambiato. A nozze finite,
gli ospiti ritraghettati al molo, restano
solo gli artefatti del matrimonio, i coltelli pesanti,
la torta nuziale disfatta, cosparsa
dei coriandoli dell’allegria.
Lei osserva sulla costa un unico fanale.
È l’alcolizzato. Lo conosce, l’ha visto
per le strade del villaggio, sa
che gli hanno detto di lasciar perdere i bar dei gay,
gli esili ragazzi proibiti dalle facce scure
e liquide come d’acquatinta. Ogni sera
spinge a fatica la bici sulla sabbia
oltre i moli galleggianti e le case col loro carico
di sonno. Le piacerebbe risparmiare al vecchio
quel suo incedere cieco nella notte
almeno per un po’. Le piacerebbe sedersi a bere,
forse a parlare, o a calmargli il tremore,
incurabile come il nubilato cui si regredisce
dopo la passione. Volgendosi altrove
lei cala il suo velo sul mare,
la corona di fiori galleggia come la piccola
chiatta di un funerale di bambola.
Quando si stringe tra le proprie braccia
viene avvolta in fuoco azzurro. Tocca
la spalla che sbianca del marito. Lei dormirà
e non sarà testimone di come il vecchio
subisce l’alba, non sarà testimone
della notte che si allontana al largo,
va alla deriva col suo fardello di nostalgia
per arrivare a oscurare l’altra metà del mondo.
(Lynda Hull: Le nozze galleggianti – trad. di Damiano Abeni


manuale di metafisica

 

La statica degli oggetti misteriosi non rappresenta un problema di comunicazione allo stesso modo dei misteri orfici che alla comunicazione sfuggivano non potendo essere comunicati.
Piuttosto l’estetica di codesti misteriosi oggetti potrebbe rappresentare un problema di definizione, ma questo non accade non essendo possibile definire esteticamente un mistero altro che come tale.
Pertanto, questi rompicapo appartengono piuttosto alla metafisica che, in quanto al di là dell’immediato sensibile affondabile, non affonda, non essendo pertinenza del mare, del vento e tanto meno velieri, quale che sia l’alberatura degli alberi che stanno sulla terra ed ignorano fenomeni celesti, tranne che aria e luce, di cui abbisognano per funzioni vitali.
Da ciò si desume che persino una cosa metafisica come la metafisica appartiene al fisico, ma ancora non ho scoperto cosa si possa fare di questo ponte tra le sfere che definiamo corpo.

(Tratto da, ecc. ecc.)

 


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