Sembra sia giorno


(immagine di luciana riommi)

La penuria si intuiva da lontano
per mancanza di uccelli.
C’erano secoli d’improvvisazione
abitacoli relitti luoghi soli
e si diceva – molto si diceva –
senza capire cosa.
La città sovrastante e sottostante
rotea come fosse una visione
quando il vedente è cieco
e mi sembrava di non ricordare
nonostante i ritorni.
Non possiedo una notte da scambiare
dentro un’unica notte
ed aspettando l’alba ti guardavo
nella quiete che tace.
Fai vedere anche a me – mi sussurrava –
accostandosi fredda alla finestra.
Come un inevitabile che spera, le sussurro
se mi uccidi finisci
ma lei guardava il mio lontano e oltre
per pregiudizio di strutturazione.
Quindi si sposta e si ritira l’ombra
mentre si sollevava un tenue sole
e la città, le forme di natura
e i tetti che non sanno di finire
dove comincia il vuoto.
Sembra sia giorno – dico.
Tu dormivi.


Fondamenta degli incurabili

Il fondale era affollato da sagome scure di tetti e cupole, con un ponte che si arcuava sopra la curva nera di un tratto d’acqua di cui, da una parte e dall’altra, l’infinito ritagliava le estremità. Di notte, in terra straniera, l’infinito comincia con l’ultimo lampione, e lì il lampione distava solo venti metri. C’era una gran quiete. Di tanto in tanto qualche battello appena illuminato s’intrometteva a disturbare con le eliche il riflesso di un grande “Cinzano” che tentava di assestarsi sulla nera incerata dell’acqua. Prima che vi riuscisse, sarebbe tornato il silenzio.

Le chiese, ho sempre pensato, dovrebbero restare aperte tutta la notte; o almeno dovrebbe quella della Madonna dell’Orto – non tanto in ricordo dell’ora probabile dell’estremo tormento dell’anima, tanto per la meravigliosa Madonna col Bambino che vi è custodita. Avrei voluto sbarcare lì e dare un’occhiata al meraviglioso dipinto del Bellini, ai tre centimetri che separano il palmo sinistro della Madonna dal piede del Bambino. Quei tre centimetri – ah, molto meno! – sono la distanza che divide l’amore dall’erotismo. O forse lì è la punta estrema dell’erotismo. Ma la porta era chiusa, e noi proseguimmo in quella galleria di grotte, in quella miniera piranesiana, abbandonata, piatta, rischiarata dalla luna, con quel rado baluginio di minerale elettrico, fino al cuore della città. Comunque, adesso sapevo che cosa può significare per l’acqua essere accarezzata dall’acqua.

(I. Brodskij, “Fondamenta degli incurabili”, Adelphi, 1991)


Sorelle

 

A volte so di avere le sorelle
lontane
che non conosco
ma so di avere
come i fratelli
che pure non conosco.
Stanno dove dimentichiamo il mondo
dove è nato (probabilmente, il mondo)
e sono antiche più del mio sapere
un flusso sono, le sorelle antiche
d’anime che trasportano la vita
e nella vita
stanno.
Credo siano belle, credo belle,
che l’apparenza è solo un apparire
e scompaiono presto
che stanno nel deserto
e l’acqua dura un giorno nel deserto
quando la morte accede alla coscienza
e il vasto
animo senza nulla come Nulla.
Io ne conosco gli occhi
e sono chiari gli occhi e le sorelle
quando la sera copre,
copre sera
e stanno.
donne-kurde-2

(immagine UIKI ONLUS


Fisica della malinconia

Sono nata, come drosofila, due ore prima del sorgere del sole.

Morrò stasera dopo il suo tramonto.

Sono nato il primo gennaio del 1968 come creatura umana di sesso maschile Ricordo fino all’ultimo dettaglio tutto il 1968 dall’inizio alla fine. Non ricordo nulla dell’anno in cui viviamo ora. Non so neanche che anno sia.

Non sono ancora nato. Sono imminente.

(G. Gospodinov, “Fisica della malinconia”, Voland, 2013.

 

Orbito

prigioniero di una Stella.

Credo sia fredda.

Scivolo

come gli anni.

(G.B.)


I. Brodskij – una canzone

Al mio adorato Iosif. Che non dimentico, anche se alla fine si muore.

scrivere per immagini

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
in questa parte di terra
mentre seduto in veranda
sorseggio una birra.
E’ sera, il sole cala;
i ragazzi urlano, stridono i gabbiani.
Che senso ha dimenticare
se poi alla fine si muore.

(Tratta da “E così via”, Adelphi, Milano, 2017)

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cartografie del silenzio _ adrienne rich

Un’altra delle mie “signore” preferite. A lei, tuttavia, dico che se la mente fosse chiara come due pianeti che si incontrano nell’interno pulito di una stanza, se questa mente – se fosse – chiara, non potrebbe scrivere tutto questo.

scrivere per immagini

Una notte chiara se fosse chiara la mente

Se la mente fosse semplice, se la mente fosse nuda
di tutto tranne che delle necessità piú antiche:
cucchiaio di legno coltello specchio
tazza lampada scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo gettato via nel sonno

Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno  all’altro in cui l’erba terrestre
si muove come seta nella luce stella

Se la mente fosse chiara
e se la mente fosse semplice potresti prendere questa mente
questo particolare stato e dire
Cosí vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile

Una notte chiara Ma la mente
della donna che immagina tutto questo la mente
che rende tutto questo possibile
non è chiara come la notte
non è mai semplice non può abbracciare
le sue verità come si abbracciano i pianeti in transito
non cosí facilmente

si…

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opening with Schubert/Ludwig


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