La bancarella

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(Chagall)

Qui si vendono strisce di farfalle
si vendono biscotti, bomboniere
poco più in là la morte.
Compro ragazze usate, compro assaggi
e discorsi già fatti, rimozioni
compro l’aria di notte
vendo ostaggi
compro esuli, inganni, vendo affanni
e le scarpe che mi sudano tra i piedi
che ho caldo, compro ottoni
per risuonare al Prater coi cavalli
e qualche bancarella, compro libri
e ne vendo le pagine, ricordi,
di mondi sfusi, vecchie confusioni
compro mobili d’arte vendo arcani
quadri artefatti, pagine sconfitte
senza colore, senza alcun vantaggio
vendo Lacan per soldi, vendo dischi
e un pezzo di matita colorata
quando mia madre mi segnava in rosso
vendo la tomba di famiglia, il fosso
che mi riduce ad una conclusione
parlami di svantaggi
che mi fermo a sentire le omissioni
e un cesto
dove metto la notte
quando compro le stelle e le rivendo
al vento perché sparga compulsioni
e vecchio come l’orbita del mondo
io ti ho vista cadere
e ritornare
dove mi manca il tempo
sono stato per mare, ti ho inseguita
come fanno le idee con le emozioni
poco più in là la morte, ti ho tradita
quando mi metto smalto sulle unghie
e ci tocchiamo senza avere dita
né intrecci
salvami la vita


Come se niente fosse

 

Versi di John Ashbery ricostruiti da me

Ora sarebbe inverno, con i suoi palazzi di zucchero filato e pieghe di preoccupazione alla bocca
e su fronte e guance macchie del colore una volta noto come “rosacenere”.
Era il solstizio, e ti saltava addosso come un cane che fa le feste.
Le stelle erano ancora fuori sul prato
e le prostitute bambine esercitavano il loro commercio,
le uniche felici, avendo imparato come l’infelicità si appiccica.
La stanza in cui entrai era il sogno di questa stanza.
Certo tutti quei piedi sul sofà erano miei.
Il ritratto ovale di un cane ero io in piú tenera età.
Lei mi contattò perché comprassi la sua scrivania.
D’improvviso la strada fu follia pura e clangore di strumenti giapponesi.
Qualcosa nelle intermittenze del respiro, anche se solo nell’interesse d’altri
e per il loro desiderio di capirti e disertarti
per altri centri di comunicazione, cosí che la comprensione
possa avere inizio, e cosí facendo essere disfatta.
Perché ti dico questo? Tu neppure sei qui.

Versi tratti da John Ashbery: “Ut pictura poesis”; “Questa stanza”; “Notes from the air”).

 

 


Da una città nell’altra

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(immagine di luciana riommi)

Alla fine mi sono ricordato di te
da una città nell’altra
ma t’incontro diversa
fenicia a volte
altre un po’ infantile
indefinibile
spesso
(a volte insospettabile)
se circondata da betulle nane e un sonno vario.
Mi ricordavo spesso di partire
ma mi trovavo dove non hai senso
più che altro una forma accavallata
d’altro ignoto diverso
come quei mozziconi del passato
che dice erano case, templi, strade
ma ci vuole una bella fantasia
e un numero infinito di sapienza.
E senza dire
si mettevano viole
tra le pagine, intendo,
e i tuoi vestiti che non hanno fiori
quando mi sembri un mondo attraversato
e dunque mai.
Ci si chiede di noi da qualche parte?
(Altissima la luna questa sera).

 

 


Stelle lente

 

 

Siediti sulla sedia di mio padre
e seguine l’impronta
l’orma
la scia
la forma dell’assente.
Leggi un libro
a voce alta
uno qualunque
parla la mia lingua
che quando sei silenzio non ti sento
e fruscia
nelle mie orecchie
notte
e stelle lente.

 

 


Stavano tutti bene

 

 

Stavano tutti bene
ieri da te.
Si parlava, beveva e qualcuno mangiava qualcosa.
A volte ci si presentava.
Mi chiedevo cosa ci facessero in quella casa
(non ricordo un nome)
e avevamo tutti la stessa faccia
con cui non volevo parlare.
Mi ha sorriso una signora in disparte
ma lo eravamo tutti
perché avevamo una parte.
Forse lo ha fatto per questo:
per la parte.
E’ andata avanti così, come sembrava
e andavano, venivano
e stavano tutti bene.
Quando me ne sono andato
mi sono sentito espulso dalla casa
ma la avevo espulsa anch’io:
non la avevo riconosciuta.
Sapevo che non sarei tornato.
Questa mattina mi sono svegliato presto.
Lì fuori c’è qualcosa che si muove.
Credo che si sia svegliato il mondo e che si muova.
Sì, credo si sia svegliato e si muova
ma è tutto così ininfluente.

 

 


Lascaux

 

 

Inserisco qui un racconto tratto da 3 d’union, libro pubblicato da Fermenti e scritto insieme alle altre due metà di me. Una se ne è andata.

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A Antòn Pasterius

Lascaux


La dialettica della visione

 

 

Venerdì 2 Agosto alle ore 18,30 si è spento Antonino Lo Cascio, neuropsichiatra, analista didatta dell’A.I.P.A., pittore e scrittore sotto lo pseudonimo di Antòn Pasterius. Il mondo adesso è più povero ed io ho perduto il mio Spirito Guida.

Quando scomparirò, spero di ritrovare una tua traccia nel Gran Mare del Nulla.

Per ricordarlo, inserisco qui una presentazione che mi chiese di scrivere per una sua mostra a Parigi.

La dialettica della visione. Antòn Pasterius a Parigi


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