Pausa

Vena esaurita. Vado in pausa fino al nuovo anno (almeno…)

Auguri a tutti per le festività!

 

 

 

 

Annunci

il tempo della crisi

Ieri un amico, riferendosi ad alcune mie piccole difficoltà personali, mi chiedeva se era finita la crisi, domanda legittima ma cui non c’è risposta. La crisi, infatti, non è fenomeno passeggero, qualcosa che ci viene a trovare, saluta e se ne va: la crisi è fenomeno che riguarda l’esistenza.

A mio avviso, non esiste esistenza senza crisi, dato che quest’ultima è uno status che riguarda la coscienza e, senza crisi, non esiste coscienza. La coscienza è per se stessa crisi, rompendo, come fa, lo status originario di indifferenziazione con l’inconscio. Esistere è rottura, è crisi, tanto che ci sarebbe da augurarsi che una crisi non passi mai.

Un’altra amica mi ricordava che il sonno della coscienza genera mostri (credo citando Shakespeare). Ecco, io spero di rimanere sveglio e che la mia crisi non mi lasci addormentare.

Crisi è, tuttavia, anche quando la coscienza si addormenta e i “mostri” prendono il sopravvento. Crisi è assenza, mancanza, effetti degenerativi di diverso genere. Questa non è la mia crisi, ma di questa parlo in un breve articolo, già pubblicato su la Rivista Fermenti, che qui propongo in formato PDF, leggibile o scaricabile,  per chiunque avrà la pazienza di leggerlo e, inevitabilmente, andare in crisi.

Auguri!

 

(articolo segnalato anche su la Rivista letteraria “Il Segnale”

Baldaccini-Il tempo della crisi

 

IL SEGNALE n. 932012

 


pensiero

rose-rosse

Poi ti darò una rosa

rossa come il sole

quando si cala in mare

e le sue funi

sfuggono


dai confini di terra

Johannes_Vermeer_-_The_Geographer_-_WGA24687

Ora, inseguire la notte
sarebbe come scendere col sole
ma troverei più comodo
far ruotare la terra
in senso convergente al desiderio
_ fuggiremo cuore mio? _
questo mi sembra improbabile
vista l’azzurrità dell’infinito e l’assenza di traccia.
Dunque l’identità soffre l’incenso
come dicevo qualche volta a Dio
dai confini di terra
e l’ambra si trovava nel deserto
dove corre la sete.
Non era certo _ non era certo affatto _
che si potesse bere
e la distanza
_ quanto mi manca la mia difficoltà d’immaginarti _
sembrava un fuoco basso nella sera
quando la veglia arde.
Ma non c’erano notti a sufficienza
che l’infinito strappa
vesti e disegni al suolo
e l’ignoranza che coltivo di me stesso
non mi scrive la notte
dove l’altro è diverso dal mio dire
e le chiese un segnale
una trappola
un’esca
una lanterna
nel raduno del tempo.
Nella difficoltà di questa luce
nella difficoltà
di un discorso insensato con la vita
_ certe volte hai pretese trascurabili _
domani mi battezzo i miei peccati
che una volta è una volta dentro gli anni
e dimentico
dimentico spesso.


cartografie del silenzio _ adrienne rich

Una notte chiara se fosse chiara la mente

Se la mente fosse semplice, se la mente fosse nuda
di tutto tranne che delle necessità piú antiche:
cucchiaio di legno coltello specchio
tazza lampada scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo gettato via nel sonno

Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno  all’altro in cui l’erba terrestre
si muove come seta nella luce stella

Se la mente fosse chiara
e se la mente fosse semplice potresti prendere questa mente
questo particolare stato e dire
Cosí vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile

Una notte chiara Ma la mente
della donna che immagina tutto questo la mente
che rende tutto questo possibile
non è chiara come la notte
non è mai semplice non può abbracciare
le sue verità come si abbracciano i pianeti in transito
non cosí facilmente

si libera dal rimorso
non cosí facilmente
compie il miracolo
per cui la mente è famosa
o era famosa
non diventa astratta e pura a comando

la mente di questa donna

non desidera neppure quel miracolo
ha una diversa missione
nell’universo
Se la mente fosse semplice se la mente fosse nuda
potrebbe assomigliare a una stanza un interno pulito
ma come potrebbe essere possibile ora

date le voci delle città-fantasma
le loro minute, vaste configurazioni
che attendono di essere decifrate
la notte oracolare
densa di suoni

Se potesse mai ridursi a qualcosa di simile
a un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra

niente di piú
un lenzuolo
gettato via nel sonno
ma la mente
della donna che pensa questo è avvolta nella battaglia
occupata da una diversa missione
uno stelo d’erba secca erba piumosa      radicata nella neve
che si agita nell’aria gelata una bacchetta fiera
che disegna grafici

Anche il dito scorre
su pagine di un libro

ha piú buon senso della poesia che legge
conosce attraverso la poesia
attraverso i vetri piumati di ghiaccio
l’inverno
che contrae gli artigli
il vento-falco
pronto a uccidere

Adrienne Rich

1980

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “Una pazienza selvaggia mi ha portato sin qui. Poesie 1978-1981”, in “Cartografie del silenzio”, Crocetti Editore, 2000

 

NOTA

Ora, mi sembra difficile non riconoscere che questa donna, questa mente,  inventa forme nuove di espressione. Mi sembra davvero difficile non riconoscere che questa mente chiara scrive linguaggi nuovi e che la sua poesia è una ricerca disperata, selvaggia e meravigliosa che tutti ci invita a cercare.

Io non posseggo la sua mente chiara, ma ne ho una capace di riconoscere la sua ricerca e la meraviglia che induce il suo dire, e questo mi soddisfa mentre mi dice: scrivi senza illuderti.

 


per trascorrere il tempo

1604738_675440459202492_7825120958483156865_n

(immagine di jamie heiden)

 

Quindi mi volgo dove sta la luna

come fossi una sera:

un effetto ordinario.


sospensione

magritte

e la luna
un silenzio poggiato
nel vuoto che circonda questa terra
mi ricordavo di vestirti appena
senza che si componga una parola


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: