sfumature

 

(C. Monet, Dans le prairie)

(C. Monet, Dans le prairie)

 
 

                      A questa vita in bilico

 
S’addensava improvvisa
torma di nubi ad est come tempesta.
E brontolio lontano.
Discoste come lacrime le stelle.
Silenzio a volte:
giace.

Quindi discende l’alba fuggitiva
da emisferi usurati:
“salve” – dichiara –
“sei tu che t’allontani?”
Faccio cenno di sì dietro le orme
e nebbia da sinistra
trasfigurava lampi.
Di traverso: la luna.

Svagate
le dita frantumavano granelli
onde
lungo il pugno socchiuso
e scivolanti
transitavano dune
viaggio
di cui non sai la fine.

Perduta ormai Parigi e da lontano
boulevards
giardini
odori di città colma di quadri
donne screziate in puntiformi luci
giallo di campi e corvi
lento
scorrere eterno
che trascina battelli oltre le chiuse
della mia mente afona
conclusa.
Irrimediabili
danzavano stagioni
spirali
dove l’inverso accosta
e l’universo si propone fine
di ogni ora che inizia
come un colpo d’assenza
folta
di divisioni d’anima
ed assalti sfibrati
a un orizzonte sempre evanescente
silenzio
d’animali spezzati
tra cataste di Spagna avvinte a un muro.

Polvere come sera
vasta luna
quando la sabbia giace
ed il riposo
spazia
tra visioni incostanti
dove la febbre indugia
e l’oltreluogo
rinserra
come rincorsa breve
sfumature
d’ultima vita al suolo.
Ritrovarti
dove non c’è nessuno
noi
nessuno
quando il tempo si ferma
e tu
concedi pace.

 
 


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