sfioritura

(C. Monet, Ninfee)

(C. Monet, Ninfee)


 
 

Stavo pensando ai fiori nel giardino e agli anni per curarli mentre tu te ne andavi.
Pensavo al blu accennato verso il viola e il verde quando nasce. Poi scurisce e assume un fondo come di corteccia, sotto l’ombra degli alberi.
Ho messo anni a spandere ninfee tra richiami di vento e indistinguibili riflessi delle acque. A volte i tuoi capelli, quando formi scintille che sembra che possiedano pensieri e rincorse per coglierli. Di sera, quando la luna cresce e le chimere si levano da gusci di conchiglie dove allevano sogni ed i miei passi ripensano un sorriso di cinabro. E la casa che chiude. Infinite le rose alle pareti, tanto che le persiane: non ce n’è più bisogno. E il glicine al cancello, una tintura lieve pochi giorni.
Poi magari ti viene un’alluvione e ti copre le viole. Capita per incuria; un lieve stato di disperazione che fai finta di niente. Sale dal fondo blu colmo d’azzurro e ripetuti rossi come allarme. Giallo il sole, con toni grigio a strascico di nubi. Fino alla sera grande dove stelle si formano per vaghe nostalgie che tu guardavi dalla tua finestra. Io rastrellavo con i miei pennelli oltre l’ultima luce. Poi pensavo i silenzi di domani.
Occorreranno anni per ritrarre tutto quello che è stato. Sarà il ritratto di una sfioritura, come una cosa piccola che cade nel tuo colore terra dove l’acqua scompare e tu respiri.

 
 


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