Joseph Roth: La Ribellione

Roth-La ribellione

 

Joseph Roth: La Ribellione
(Adelphi, Milano, 1989)

Si desidera uscirne al più presto. Dal momento in cui si incontra Andreas Pum nell’ospedale da campo XXIV alla sua morte, si desidera uscirne: al più presto.
Tuttavia non è possibile, perché la scrittura ti si avvinghia addosso come un destino, ti invischia, ti trascina, e tu già sai che ciò avverrà fino al fondo del fondo, fino appunto alla morte. Che ti auguri avvenga presto, perché sai che avverrà, che tutto conduce verso quell’esito, anche se sai che tutti sono già morti, ma quando la morte arriverà, succederà che neppure te ne accorgi.
Un perfetto teatro di Roth, un suo scenario tipico, con tutti quei personaggi inevitabili che già sai di trovare prima ancora di aprire il libro. Temi di trovarli, ma te lo auguri.
Con tutte le conseguenze dell caso: illusione, delusione, tradimento, inganno, abbandono, sfruttamento, apatia, insonnia, dissoluzione, mancanza di ogni senso umano e perfino divino. E ancora illusione, illusione, illusione, fino a sfinirti, perché i personaggi di Roth sono illusi allo sfinimento che non tarderà ad avvenire sotto forma di un’Autorità selvaggia e indifferente come solo un’illusione può esserlo. E non ti arriva tutto insieme, in una volta, che almeno ti levi il pensiero, ma goccia a goccia, con lentezza metodica come è metodico l’inesorabile. Che ti arriva camuffato da normalità, ed in effetti ti sembra normale e mentre ti ribelli ti sembra comunque giusto, che non può essere altro che così, al punto che ti ci abitui – e questa è la ccsa peggiore di tutte. E ti arriva che ti fa vomitare ma è bellissimo, perché confuso con pagine liriche di inegualiabile bellezza. E allora ci sguazzi in quello schifo e finisce che, rivoltandoti, ti piace e speri che l’illuso continui comunque a sforzarsi di crederci per continuare a trascinarsi almeno di fronte a ciò che non lo illuderà più: Dio. E di fronte a Dio Andreas Pum non esiterà ad affermare: voglio andare al’inferno!”
Dunque, preparatevi a desiderare di uscirne, perché vi sentirete male, sperando al contempo che la lettura non finisca mai, perché sentirete tutto quello che il romanzo vuole farvi sentire e normalmente non sentite. Preparatevi allora a desiderare di gettare il cuore nel cesso per non averlo più addosso; e preparatevi all’ennesimo – per chi lo ha già letto, o al primo, per chi non lo ha ancora fatto – incontro con Roth , questo stradannatissimo poeta che, come altri stradannatissimi poeti, è capace di trasformare in meraviglia tutto lo schifo del mondo.
Giovanni Baldaccini

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