la pattuglia

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Settima notte in assenza di sonno

Era immenso: questo cielo di stelle.

Da parte sua Martina era rientrata con la pattuglia. Ora a colloquio con lo Stato Maggiore al completo.

Silenziosa come una freccia, penetra questa selva fino ai campi nascosti dei Germani. Indica le posizioni su una mappa. Tra l’altro, conciliabolo stretto.

Più tardi: rifocillarsi in un angolo del campo.

Il suo viso era stretto in un raggio trasversale della luna. Accosto. “Allora?”

Solleva gli occhi dal piatto. “Col vento giusto puoi sentirne l’odore”.

“Sarebbe?”

“Tre o quattro giorni di marcia”.

Faccio un cenno di assenso.

Quindi, rigonfiarsi di notte.

Ottava notte in assenza di sonno

S’aggiusta: come fosse l’alba. E luce d’indistinto.

Personalmente, cavalcavo un ramo; non so bene perché. Quello si lascia andare da un masso circostante. Di fronte a me. sorride, col suo viso di porco ammiccante. Gli spacco la faccia con un tronco che avevo lì a portata.

Quindi, con guizzo atletico, slancio da un ramo all’altro volteggiando. Ma quello niente: mi segue con le stesse angolazioni e giravolte appese. Non aveva la faccia.

Devo aver dormito non più di due minuti. Per me il sonno è diventato un problema da evitare.

Nona notte in assenza di sonno

Dietro Aleppo, lungo un deserto giallo, c’erano donne colorate d’ocra. Esse slanciano seni.

A volte li premono contro le rocce al termine del nulla, lasciando segni indelebili. Sembra che i loro dei apprezzino molto. Anch’io.

Solo una volta l’anno. Cioè, accesso alla loro città. Molti maschi accorrono.

Quando nascono figli, se sono maschi li portano ancora in fasce al più vicino mercato degli schiavi. Quindi, col ricavato, fortificare porte e mura. Fui venduto a una madre delusa.

Non so perché ricordo.

Poco distante. I suoi occhi sapevano di vento e passi d’ombra: Martina. Mi osserva di striscio con aria di scherno. Che sappia?

Poi un pensiero:

Ci scambieremo un forse

dopo essere stati

anima per anni:

nell’attesa.

Assegnato al Vallo. Non è un problema. Tanto non riesco a dormire. Inoltre: tamburi.

Decima notte in assenza di sonno

Quello si stende a terra accanto al mio letto e comincia a spogliarsi. Lo massacro di botte.

Poi al ginnasio. Appendevo la mantellina di un’amica con fare servente. Ringrazia.

Al termine delle lezioni, non trovo più i miei abiti. Neppure la borsa con i libri. Chiedo al custode: nessuna risposta. Tuttavia, facile immaginare chi è stato.

In strada. Mi accorgevo che la mia casa era molto lontano. Diffuso senso di scoraggiamento.

Due, tre minuti? Non credo di aver dormito di più.

In effetti, la mia casa è talmente distante da dubitare che esista.

Non posso continuare così. Significa che prima o poi dormirò. Nessuno può prevederne le conseguenze.

Undicesima notte (inutile specificare)

C’era stasi.

Tuttavia galoppavano selvagge, come anatre impazzite: Pleiadi.

Forse lucciole; ma non si cercavano tra loro. Puntavano invece dritte verso terra, come un rito di morte.

Sembrava vago: cielo.

Ora: verso la mezzanotte.

Più tardi: aprire all’ultima pattuglia. Molto affanno intorno. Erano chiari i segni di un attacco.

Dalla mia postazione (torretta di guardia). Effettivamente, se alzo il naso, si percepisce un certo odore di selvatico.

Martina non è rientrata.

Più tardi: sognerò?

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