le notti belle

5

A Parigi
c’erano le candele
per traversare ponti dal mio letto al tuo
e tetti con le stelle.
Verso l’alba
qualcosa ritornava
a rimestare le mie rimanenze
su pochi appunti persi tra i cuscini
sai quelle forme a caso che camminano
senza arrivare mai
e non sai come dire.
Poi scendevamo scale d’illusioni
a scaldare castagne sulla Senna
e i fiori che compravo
avevano un odore di cipolla
acre
come un sorriso sperso
tra i riflessi dell’acqua
concessioni
che sanno di sparire.
Qualche volta diverse
grida al suolo
ricordavano sogni andati a male
e le cose
che non sanno tornare
perché l’inconsistenza le spaventa
e dubbi
cianfrusaglie
vecchi libri
riempiono le casse
d’anni
che s inseguono in alto
mentre mi sento nudo
quando serro l’armadio e i tuoi capelli
perché non ho più perle per i fili
e spesso non riesco a dormire
mentre ripenso a tutte le stampelle
dove appendo la sera.

 

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