tra percezioni e vuoti

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(immagine di  Luciana  Riommi)

D’improvviso si diradò la coltre
e l’astro
nato come da nulla
irraggiò i propri attimi pulsanti
verso il luogo nascosto del silenzio
e l’altro verso del se stesso ignoto
porgendosi
per chiunque avesse voglia di raccoglierlo.
Chino sul desiderio, m’improvvisai di carta
per distrarre la luce mattutina sulla notte fuggente.
Così d’impatto sembra un fatto isolato;
in realtà, ogni notte.
Non c’era che un ricordo accavallato
a un fratello nascosto;
scegliere, però, dipende da improvvisazione.
O lampo.
Dunque t’imponevi.
Occhio allunato faceva il mio distante sopracciglio
cui la palpebra non dava alcun appoggio
e la visione
per lo meno un azzardo.
Quanto al resto, dipendeva da te
che ti azzurravi senza scomparire
con le tracce invernali dietro i passi
e cigni
come un volo di luna.
Ti percepivo come un’ora piccola
uno sciacquio
un battito d soglia
un viandante senza piedi sulle acque
e neppure le ali.
Ma non chiedermi dove vanno gli uccelli.


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