ma che succede

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Credo che Strand e Ashbery siano le uniche voci della poesia che oggi si possano ancora ascoltare, se non fosse che Strand è morto e Ashbery è avanti con gli anni. Gli altri se ne sono andati tutti.
Credo sia vero, come dice Brodskji, che la lingua ci sopravvive, ma se non c’è una bocca, la lingua può anche non parlare.
E non ritorneranno, come non tornerà Roth – per parlare di letteratura – perché non c’è più un mondo da distruggere avendo provveduto da solo. Né tornerà Singer perché oggi gli Ebrei annientano la propria immagine da soli; o Céline, perché non ci sono più battelli e la Senna è diventata un restaurant; o Doblin, perché non c’è più la sofferenza; o Schmidt perché l’immaginazione è dispersa; né Schnitzler per mancanza di ballerine o Faulkner, perché nessuno ha più voglia di dialogare con la morte. Né tornerà Manganelli, perché non c’è più nessuno da prendere in giro se non se stessi; o Svevo, perché non c’è una coscienza. No, non torneranno, ed io, che non ho mai parlato con nessuno, non ho nessuno con cui parlare. E nemmeno una lingua.

Ma che succede
quando se ne sono andati tutti
e tu ancora non mi hai restituito
i fogli che ti ho dato a primavera
per costruire un nido tra gli uccelli
e non trovarmi solo
quando la sera lascia la città
e il riverbero del’accecamento
e sale
per costruire frasi tra le stelle
che non posso ascoltare
e neppure sono sicuro che accada
perché non ho una faccia da scomporre
dove mettere mano
quando il silenzio tace
e la lngua può anche non parlare.

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