dove vanno gli uccelli (revisited)

christian-hetzel

D’improvviso si diradò la coltre
e l’astro
nato come da nulla
irraggiò i propri attimi pulsanti
verso il luogo nascosto del silenzio
e l’altro verso del se stesso ignoto
porgendosi
per chiunque avesse voglia di raccoglierlo.
Chino sul desiderio, m’improvvisai
per distrarre la luce mattutina
come un fatto isolato;
in realtà, ogni notte.
Non c’era che un ricordo accavallato
a un fratello nascosto;
scegliere, però, dipende da improvvisazione.
Dunque t’imponevi.
Occhio allunato faceva il mio distante sopracciglio
cui la palpebra non dava alcun appoggio
e la visione
per lo meno un azzardo.
Quanto al resto, dipendeva da te
che ti azzurravi senza scomparire
e cigni
come un volo di luna.
Ti percepivo come un’ora piccola
uno sciacquio
un battito d soglia
un viandante senza piedi e senza acque
e neppure le ali.
Ti percepivo come se tu fossi
una sopravvenienza inavvertita
certamente diversa
da un giorno come un altro
o quelle cose che non hanno cose
perché non hanno altro da scambiare.
Dunque eri
e ti ponevi dubbio lungo un dubbio
cui le risposte vanno
senza giungere mai.
Per questo ti pregavo di non chiedermi.
dove vanno gli uccelli.


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