il dodicesimo tocco

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Ti ricordo ancora
con i capelli alti
e gli abiti che non ti rendevano giustizia
quanto il cruccio evidente
e immaginavo lacci alle caviglie
quasi per rendere le tue gambe
una cosa a sé
da contemplare autonomamente
come il viso appartato
lontano dalle chiacchiere intorno
e la mano stretta a pugno sotto il mento
a sostenerlo
più o meno come facevo io
senza possedere la tua noia
il tuo diverso intento
il tuo dissenso.
Ci abbiamo passato una vita
a fingere di non sentirci soli
sapendo perfettamente di esserlo
ed ogni tocco che ascoltavamo insieme
ricordava una fuga
priva di speranza
a meno di essere autistici.
Oggi non ho un rifugio da scambiare
con la tua sopportazione
e mentre tu rimani io scrivo indietro
a cercare l’incoscienza necessaria
a lasciarti cadere.

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