I profughi: Arno Schmidt – estratti

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L’errare delle nuvole.
Giardini canuti. Forzuti venti di strada.
Case. In fila.
(Ho i pollici gelati).

Parole trambustano
nel canneto del mio cervello; si levano pensieri in volo,
tavolta schiere intere epi dia scopio.

Nel giardino: tutte le foglie corsero
selvaggiamente alla rinfusa; ramoscelli schivarono di scatto
l’invisibile; rami oscillarono e ringhiarono;
poi venne da me e mi gonfiò il petto,
veleggiò nel pastrano e mi ravvivò i capelli.
(La bruna spoglia
aderì in lento lutto al dorso delle mani;
la nuvola si schiaccò sul tetto e
ne sgorgò acqua sporca ovunque.
Associazioni mentali tra cespuli, scontrose, fuori strada).


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