la notte dei canti sbiaditi

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Quindi giungeva voce
ma non senso.
Tuttavia si insinuava, almeno a tratti
ma poteva anche essere il sinistro
suono dei catenacci
o la finestra
che non schermava il vento a sufficienza
prima che l’alba salvi il rimanente
e la notte il cuscino.
Poi, come sempre,
sbiaditure lievi.
Domani chiederò un caffè.
A volte mi sembrava più vicina
ma controvento è difficile:
ogni distanza è incerta
e non c’è via d’uscita senza mare
se la selva scompone
voci come frammenti.
Ma la sentivo
l’ombra
quando sfiora la pelle
e l’aria concede turbamenti.
Sentivo il valicare
mura canestri inabissata terra
quando la foga rotea ed i pensieri
più di un giro di stanza
dove frugo la crepe in cerca di messaggi.
Messaggi, dico, cerco; frugo stanza.
Ah notte, senza foce di luna:
una visione cieca da scordare.
Domani chiederò una sigaretta.
.

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