settembre

 

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Qualche volta abitavo settembre

quando il sole cadeva dalle nuvole insieme al mio stupore

e le ragazze indossavano le calze per snellire le gambe

mentre io mi disperdevo nella seta delle tue

e luna verso sera.

Abitavo settembre qualche volta

e sconsacrate notti con gli amici

a parlare di donne di di bugie,

ripetizioni spesso accavallate, tanto per stare insieme e per scordare

che non ce ne fregava niente di ricordare

(era chiaro che ci saremmo dimenticati tutti).

Ed abitavo settembre verso il mare

quando ci tornavo per sentire freddo

e magari inventarti

come fanno le onde con la brina

quando si bagna il mondo ed io mi asciugo

per distinguermi dalle solite conchiglie.

Poi mi abitavo quando mi abitavo

e probabilmente era sempre settembre

perché il tempo non era affatto chiaro

e risultava scomodo tenerne il conto

mentre fa bene passeggiare i giorni che ti passeggiano

a settembre.

Ora non è settembre e non saprei trovare un’altra data

un po’ per la solita pigrizia,

un po’ perché non abito né mi sento abitato,

un po’ perché quando passo non trovo più nessuno

neppure una conchiglia,

un paio di calze appese ai fili della luce,

un morto.

Oggi a settembre c’è la malinconia,

un vuoto

che mi costringe sempre a immaginare.

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