Addio mia bella signora

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Addio mia bella signora

(da Telemaco a Renzi, attraverso Recalcati e Micromega)

Così recitava una vecchia canzone degli anni ’30 o ’40, non ricordo più (e anche questa è citazione di antichissima canzone), e a questo verso mi piace oggi rifarmi per salutare, credo definitivamente, una vecchia signora che per tanti anni si è languidamente distesa sui nostri divani per raccontarci le sue pene, speranze, desideri e delusioni, spesso isterie che volentieri le abbiamo perdonato, tale era il suo fascino e il piacere che ci procurava ascoltarla.

La vecchia signora in questione è la psicoanalisi, ormai più che centenaria e, dunque, giustamente avviata al declino, ma mi dispiace il modo. Che stesse scomparendo lo sapevo da tempo, così come sapevo che mi avviavo a scomparire con lei, ma mi dispiace, visto il senso che è stata capace di attribuire alla mia vita ( e a quella di molti altri), senso che non avremo più. Mi dispiace il modo.

Che dovesse scomparire per mano di chi la pratica, questo no, questo non lo avevo previsto e me ne prendo la responsabilità, dato che, osservando a posteriori, era ovvio che finisse così.

Mi riferisco a un articolo di Massimo Recalcati apparso su Repubblica pochi giorni fa e alla risposta data dalla rivista Micromega a tale articolo. Con tale risposta mi dichiaro totalmente d’accordo.

Dunque la tradisco, mia carissima vecchia signora, la tradisco e smentisco, ma lei non è più se stessa. Cosa è diventata, sarà forse tema di ulteriori indagini – sa, noi abbiamo il vizio di indagare – se ne avremo la voglia, il tempo e la sensibilità. Qualità questa che lei, in base a certo articolo, ha del tutto smarrito.

In tale articolo lei, applicando categorie che le sono proprie nella versione lacaniana, si scagliava pesantemente contro il popolo elettore – già di per se mal messo per colpe proprie e altrui – accusandolo di odiare il valoroso Telemaco nella incarnazione attuale offerta da Matteo Renzi. Ora, a dire la verità, a me Telemaco è stato sempre piuttosto antipatico per via di quella sua sorta di impotenza, passività, scarsa attenzione al reale e per un certo “mammismo” che mal gli perdonavo. Un deboluccio, insomma: ben altra stoffa il padre!

Ora, questo povero Telemano attuale è ingiustamente odiato dal popolo elettore per via di certe smanie collettive tendenti a una sorta di godimento masochistico (più facile tradurre autolesionismo) o appartenenze a mummificate formazioni politiche di natura incestuosa. Con ciò, il popolo elettore viene implicitamente definito infantile, immaturo, dedito a pratiche solipsistiche ispirate da fantasie inevitabilmente rivolte a mammà. Quanto al padre, ovviamente va ucciso, anche se non si capisce chi costui sia.

Noto di sfuggita che non è stata menzionata l’invidia del pene come fonte di odio da parte delle elettrici, ma si sa, per invidiare un pene occorre che l’odiato ne abbia uno, mentre è noto che in questo paese ce l’aveva solo la Lega. Ma non mi fate scadere, và… non mi fate!

A tutto ciò Micromega ribatte che, forse, se proprio si debba applicare la psicoanalisi, e non se ne capisce la ragione, forse andrebbe applicata proprio al povero Telemaco/Renzi o all’autore stesso dell’articolo “repubblicano”, aggiungo io. Aggiungo anche che, tuttavia, sarebbe cosa vana in entrambi i casi, perché quando qualcuno si pone al di sopra degli altri e di dichiara o comunque ritiene portatore della “Verità” c’è ormai ben poco da fare, essendo costui drammaticamente scivolato oltre le colonne d’Ercole e nel paese dei mangiatori di loto, luogo da cui non c’è ritorno per la semplice ragione che non esiste.

E dunque, mia bella signora, addio: noi non esistiamo più. Non perché adusi a cibarci di loto e dunque per lo meno portatori di una visione alterata del reale, ma perché altri lo consumano, anche coloro che dovrebbero evitarlo e, grazie a lei, aiutare a non farlo, ma si sa, oggi il loto lo vendono agli angoli delle scuole e tra poco lo prenderemo col cappuccino al bar. Ci rivedremo, mia bella e sconsolata signora? Temo di no.

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