Archivi del mese: novembre 2017

dai confini di terra

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Ora, inseguire la notte
sarebbe come scendere col sole
ma troverei più comodo
far ruotare la terra
in senso convergente al desiderio
_ fuggiremo cuore mio? _
questo mi sembra improbabile
vista l’azzurrità dell’infinito e l’assenza di traccia.
Dunque l’identità soffre l’incenso
come dicevo qualche volta a Dio
dai confini di terra
e l’ambra si trovava nel deserto
dove corre la sete.
Non era certo _ non era certo affatto _
che si potesse bere
e la distanza
_ quanto mi manca la mia difficoltà d’immaginarti _
sembrava un fuoco basso nella sera
quando la veglia arde.
Ma non c’erano notti a sufficienza
che l’infinito strappa
vesti e disegni al suolo
e l’ignoranza che coltivo di me stesso
non mi scrive la notte
dove l’altro è diverso dal mio dire
e le chiese un segnale
una trappola
un’esca
una lanterna
nel raduno del tempo.
Nella difficoltà di questa luce
nella difficoltà
di un discorso insensato con la vita
_ certe volte hai pretese trascurabili _
domani mi battezzo i miei peccati
che una volta è una volta dentro gli anni
e dimentico
dimentico spesso.


cartografie del silenzio _ adrienne rich

Una notte chiara se fosse chiara la mente

Se la mente fosse semplice, se la mente fosse nuda
di tutto tranne che delle necessità piú antiche:
cucchiaio di legno coltello specchio
tazza lampada scalpello
un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra
un lenzuolo gettato via nel sonno

Una notte chiara in cui due pianeti
sembrano avvinghiarsi l’uno  all’altro in cui l’erba terrestre
si muove come seta nella luce stella

Se la mente fosse chiara
e se la mente fosse semplice potresti prendere questa mente
questo particolare stato e dire
Cosí vivrei se potessi scegliere:
questo è ciò che è possibile

Una notte chiara Ma la mente
della donna che immagina tutto questo la mente
che rende tutto questo possibile
non è chiara come la notte
non è mai semplice non può abbracciare
le sue verità come si abbracciano i pianeti in transito
non cosí facilmente

si libera dal rimorso
non cosí facilmente
compie il miracolo
per cui la mente è famosa
o era famosa
non diventa astratta e pura a comando

la mente di questa donna

non desidera neppure quel miracolo
ha una diversa missione
nell’universo
Se la mente fosse semplice se la mente fosse nuda
potrebbe assomigliare a una stanza un interno pulito
ma come potrebbe essere possibile ora

date le voci delle città-fantasma
le loro minute, vaste configurazioni
che attendono di essere decifrate
la notte oracolare
densa di suoni

Se potesse mai ridursi a qualcosa di simile
a un pettine che passa tra i capelli accanto a una finestra

niente di piú
un lenzuolo
gettato via nel sonno
ma la mente
della donna che pensa questo è avvolta nella battaglia
occupata da una diversa missione
uno stelo d’erba secca erba piumosa      radicata nella neve
che si agita nell’aria gelata una bacchetta fiera
che disegna grafici

Anche il dito scorre
su pagine di un libro

ha piú buon senso della poesia che legge
conosce attraverso la poesia
attraverso i vetri piumati di ghiaccio
l’inverno
che contrae gli artigli
il vento-falco
pronto a uccidere

Adrienne Rich

1980

(Traduzione di Maria Luisa Vezzali)

da “Una pazienza selvaggia mi ha portato sin qui. Poesie 1978-1981”, in “Cartografie del silenzio”, Crocetti Editore, 2000

 

NOTA

Ora, mi sembra difficile non riconoscere che questa donna, questa mente,  inventa forme nuove di espressione. Mi sembra davvero difficile non riconoscere che questa mente chiara scrive linguaggi nuovi e che la sua poesia è una ricerca disperata, selvaggia e meravigliosa che tutti ci invita a cercare.

Io non posseggo la sua mente chiara, ma ne ho una capace di riconoscere la sua ricerca e la meraviglia che induce il suo dire, e questo mi soddisfa mentre mi dice: scrivi senza illuderti.

 


per trascorrere il tempo

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(immagine di jamie heiden)

 

Quindi mi volgo dove sta la luna

come fossi una sera:

un effetto ordinario.


a voce sola

strada

Tu

indiscutibile

frammento del mio essere nascosto

che mi riveli e copri mentre saldo

la mia diversità nel rimanere

parte di questo immenso mare scosso

qualche volta la pace

nella misura del tuo disgregare

ogni forma di vita per legarla

ad uno sconosciuto soggiacere

come fosse la morte

la mia attesa

di una solitudine sommessa

lascia che mi accompagni una memoria

un amore

un inganno

un disvalore

di questa mia conclusa umanità


con un velo di noia

de pisis 7

Poi sembrava piovesse

e la città

scivolava verso luoghi accantonati

voli

come uccelli marini.

Tu rimanevi dietro i miei difetti

ed il tailleur

le gambe accavallate

mentre il rossetto spicca

come è tipico di cose evanescenti

i tramonti

le nubi e i marciapiedi

quando restano vuoti.

Si parlava di cose

come d’altronde io

e le musiche che non capisco mai

ma portavi un cappello

e questo basta per il resto della sera.

Ascoltavi

con occhi da lontano

ed un velo di noia.

Sono giorni;

come capita i giorni.

Qualche volta le sere.


cesare pavese: poesia

images 8

Cesare Pavese (30-31 ottobre 1945)
[…]
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.


dal tramonto ad oriente

donna

E

E quando è tempo sali

le mani che ti porgo

la garza

la ferita

questa terra

dal tramonto ad oriente

e i poli

l’equatore

il sogno basso

che qui chiamano storia

perché le mani

_ quelle potevi tirarle a te _

il volto ancora no

mentre la notte spande

le tue generazioni e i miei sospetti

lungo un amore o Dio.

(immagine di jamie heiden)


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