Cancellazioni, ovvero un esercizio di stile

 

 

 

Ora, mio caro, come diceva il nostro comune amico, durante una delle sue tirate che ben conosciamo, sarebbe persino matematico affermare l’inutilità di certe cancellazioni sovrapposte.
Diceva _ mi ricordo _ che dovresti rinunciare al tuo recente proposito _ diceva, poco sano _ di diventare padre (cioè di mettere al mondo almeno un figlio) e di fermarti a riflettere sul tuo personale stato e su quello di tua moglie, che di te non ha alcun bisogno, dato che oggi le donne sono perfettamente in grado di farseli da sole, e questo _ diceva _ nel caso tu pensassi di fare un figlio per favorirla nel suo naturale desiderio, laddove, a ben riflettere, del “naturale” si dovrebbe volentieri fare a meno.
Se invece il desiderio fosse tuo _ cioè, se tu volessi fare un figlio non per agevolare tua moglie nel suo “naturale” desiderio femminile, ma per tua personalissima inclinazione (e poco comprensibile, diceva) desiderio di essere padre, dunque diceva che dovresti riflettere su tale particolare condizione (essere padre) e per lo meno astenertene per un tempo indeterminato, vista, inoltre, la natura del tempo che di determinato non ha nulla, tranne la nostra fretta.
Diceva, dunque, mentre ci recavamo al solito raduno di persone poco determinate, di invitarti a riflettere che, spesso, si desidera accedere allo stato di padre per evitare lo stato di figlio. Questo è tuttavia un errore (accedere allo stato di padre per lasciarsi alle spalle quello di figlio) dato che ogni padre è stato a sua volta figlio e un figlio diventerà inevitabilmente padre, che poi avrà un figlio che sarà padre e così via, fino al ripresentarsi di ogni indispensabile e salutare morte per accedere all’indeterminato che le è proprio che non determina nulla, sfuggendo _ questa volta sì _ all’indeterminato del tempo che ci qualifica come indeterminati.
Sappiamo entrambi, come d’altronde il nostro comune amico di cui riferisco la conversazione avuta con lui più o meno quando era ora che ci fosse, che la brama del mondo ci spinge a lasciare vecchi ed insoddisfacenti stati, qualificati come dipendenza, per accedere a nuovi di più elevata collocazione e così progredire nella scala che tutti percorriamo fino a presunti vertici, generalmente indicati da Grandi Maestri.
Ora costoro sono senz’altro stati padri, ma non di se stessi, se è vero che percorsero (oggi ne mancano, Maestri _ diceva) non per amore dell’arte o della politica o di altro intento definibile (senz’altro in modo inappropriato) umanitario, mentre invece quell’intento era quanto di più “umanitario” ci fosse, nella misura in cui non mirava ad altro che potere, denaro, ricchezze e senso di dominio sull’altro comune genere mortale _ padri, appunto _ senza considerare che si tratta pur sempre di un indeterminato _ diceva _ un “genere” imposto dal tempo dei tempi (o spirito di un’epoca, se preferisci) che poi è la stessa cosa qualsiasi epoca si prenda in considerazione.
Prendeva ad esempio, per dimostrare la ripetitività dello spirito del tempo, che come è noto da tempo, appunto, si muove in notti frequentate da vacche nere, faceva, dicevo, l’esempio dei Faraoni, che furono d’esempio per tutti i futuri Maestri a venire, col risultato che portare _ senza averlo in alcun modo determinato, il proprio essere Padri persino dei Padri, e dunque ricchezze, potere, senso smisurato di sé, concorrenza sfacciata al divino _ dunque concorrenza a qualcosa che non esiste _ diceva, direttamente nell’indeterminato della morte, dove tutto questo sfarzo non esiste e si impone soltanto l’incerto di una cancellazione sovrapposta cui tu _ diceva _ accedendo al desiderato stato di padre, daresti involontaria continuità, con danno personale e di chi alla tua impresa partecipasse, tanto più se si tiene conto dello stato attuale del paese (e dell’Europa intera _ aggiungeva _ annettendovi anche i luoghi d’oltre oceano che non sfuggono a simili determinazioni indeterminabili d’indeterminato).
Sosteneva inoltre _ ed io mi dichiaravo d’accordo _ di farti presente che tu non sei neppure un artista, o presunto definibile tale, e che non accederai mai allo stato di Maestro, potendo al massimo generare un altro disgraziato come te, con smanie ed insoddisfazioni simili, arricchendo in tal mondo la catena del mal costume generativo di cui il genere umano è afflitto e che proprio non possiedi _ sosteneva, e mi dichiaravo d’accordo _ alcuna arte o definibile tale, per tua inclinazione strutturale, che non sarebbe un danno, alla fine, se tu la riconoscessi.
Ti consigliava pertanto _ e mi dichiaravo d’accordo _ di unirti a noi, questa sera, nel pensiero di non pensare a Padri e Maestri di qualsiasi genere, artisticamente o politicamente parlando, e di pensare invece, come faremo noi, che: ”nessuno ha nulla da fare qui, la notte”.

Nota dell’autore

Questo brano è stato scritto utilizzando lo stile di Thomas Bernhard. La frase finale è un verso di Iosif Brodskij.

 


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