Ricordi, sogni, riflessioni: un pensiero di Jung su Freud

“Un tratto caratteristico, che mi colpiva più di tutto, era l’amarezza di Freud. Ne ero stato impressionato fin dal nostro primo incontro, ma rimase per me inesplicabile finché non fui capace di porlo in relazione con il suo atteggiamento verso la sessualità. Sebbene per Freud la sessualità fosse senza dubbio un “numinosum”, la sua teoria e la sua terminologia sembravano definirla esclusivamente come funzione biologica. Solo l’eccitazione con cui ne parlava faceva arguire in lui una risonanza più profonda. In ultima analisi voleva insegnare, o almeno così mi pareva, che la sessualità, considerata dall’interno, includesse la spiritualità, e avesse un significato intrinseco, ma la sua terminologia, fatta di termini concreti, era troppo angusta per riuscire a esprimere questa idea. Mi dava pertanto la sensazione che in fondo lavorasse contro il suo scopo e contro se stesso. Per usare le sue stesse parole, si sentiva minacciato dalla “nera marea di fango”, egli che più di chiunque altro aveva cercato di sondare quelle nere profondità…
Non c’era nulla da fare contro questa unilateralità di Freud. Forse una sua personale esperienza interiore avrebbe potuto aprirgli gli occhi: ma probabilmente il suo intelletto avrebbe ridotto anche questa a “sessualità” o a “psicosessualità”. Rimaneva votato a quell’unico aspetto, e proprio per questo motivo vedo in lui una figura tragica, perché era un grand’uomo e, ciò che è anche di più, un ispirato”.

(C.G.Jung, “Ricordi, sogni e riflessioni”, Il Saggiatore, 1965, pp. 179-180)

Personalmente non credo che Freud intendesse la sessualità come mera funzione biologica. In lui tutto è riferito alla psiche e la stessa teoria della pulsione fa della sessualità qualcosa di molto più vasto rispetto alla biologia.
Queste parole di Jung non mi sembrano, pertanto, aver colto nel segno della teoria freudiana della sessualità, pur riconoscendo la “monotonia d’interpretazione che Jung rimprovera a Freud.
D’altra parte, anche Freud non fu “generoso” con gli sforzi di Jung di indagare “la nera marea di fango” da cui voleva si tenesse lontano. Jung era mosso dal suo”daimon” che lo spinse a individuare le determinanti della psiche e le loro forme (archetipi).
Riconosco tuttavia in Jung un eccesso di “spiritualità” che lo condusse per sentieri a volte pericolosi.
Un’incomprensione, dunque. Reciproca. Come ogni storia di una rottura.


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