il mercato delle cose inutili

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(immagine tratta dalla rete)

Io sono rimasto lì, al mercato delle cose inutili, dove vendo la mia inutilità perché mi sembra appropriato. Lì sono rimasto, alle cose inutili che nessuno ricorda, e se non ci fossi io sarebbero tutte morte, ma sono morte lo stesso.
E allora sono rimasto lì, al mercato delle cose morte, perché sono morte le piazze che le ospitavano e le persone che la mattina, quando ancora la luce era un pensiero, le caricavano sui carri per portarle in città e stenderle sui banchi. Che sono tutti morti, perché erano di legno e quando le cose diventano inutili servono per alimentare un fuoco, ma se le cose sono inutili, il fuoco poi si spegne. E la memoria.
E le voci, che faccio fatica a ricordare, ma gridavano, e allora mi ricordo un suono, per lo più indistinto, come la merce che stava ad indicare, una rinfusa chiarissima anche se non si distingueva, perché tutti sapevano che serviva per mangiare.
Non ricordo le bocche, ma gli stracci sì. Era pieno di stracci, a terra, sui banchetti, sulle persone, perché chi vende cose dimenticate si veste di stracci, e quando mi sento dimenticato mi vesto come uno straccio. Allora mi ricordo di me.


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