Il potere dell’irrealtà

ombra-della-sera-III-sec.-a.c.

(L’ombra della sera III secolo a.C.)

 

Ieri sera, verso le ore 22, Standanrd & Poor’s ha valutato negativamente l’outlook dell’Italia. Questo giudizio espresso dall’Agenzia di rating potrebbe non avere gravi conseguenze nell’immediato, mentre apre grandi perplessità a medio termine, dato che in pratica mette in discussione la possibilità di crescita del Paese e la sua capacità futura di rimborsare il debito.
E’ noto che l’incertezza del futuro è il fattore che i mercati temono maggiormente e questo potrebbe scatenare una corsa a liberarsi degli inaffidabili titoli italiani, con grave danno per le banche che ne sono piene e, conseguentemente, per i depositi privati ad esse affidati. Inoltre, la svalutazione dei titoli porterebbe a una crescita incontrollata del debito e degli interessi che il Paese (cioè noi) paga. Sembra che tutto ciò non preoccupi minimamente il governo. Se le cose andranno come si teme, tra non molto questi signori si troveranno a governare macerie.
Come è potuto succedere tutto ciò?
In un articolo che ho scritto poco dopo la formazione di questo sciaguratissimo governo, tento di dare qualche risposta sul piano economico e psicologico per rintracciare un filo comprensibile in ciò che comprensibile non è.
L’articolo uscirà sulla Rivista Fermenti nel mese di dicembre. Ne propongo qui l’introduzione.

Il potere dell’irrealtà, ovvero la politica come specchio di una tragedia umana
di Giovanni Baldaccini

Io non chiedo che si sostituisca lo Stato con una biblioteca – benché quest’idea abbia visitato più volte la mia mente -; ma per me non c’è dubbio che, se scegliessimo i nostri governanti sulla base della loro esperienza di lettori, e non sulla base dei loro programmi politici, ci sarebbe assai meno sofferenza sulla terra […] la letteratura si rivela un antidoto sicuro contro tutti i tentativi – già noti o ancora da inventare – di dare una soluzione totalitaria, di massa, ai problemi dell’esistenza umana. (I. Brodskij, Dall’esilio, Adelphi, Milano, 1988, p. 52).

Introduzione

Questo articolo è stato scritto subito dopo le elezioni del Marzo 2018, prendendo visione del così detto contratto di governo e subito dopo il fallito tentativo del Presidente Mattarella di porre un argine a quella che appariva con tutta evidenza una clamorosa sconfitta della ragione.
Scrivendolo, ho tentato di mettere in luce le possibili conseguenze nefaste sul piano umano ed economico che dal contratto era facile dedurre, anche per quel che riguarda le relazioni internazionali. Nel farlo, mi auguravo sinceramente che le mie intuizioni venissero smentite da futuri atti del governo.
Purtroppo, il documento di programmazione finanziaria emanato nel mese di ottobre dal governo e la conseguente così detta manovra, oltre le prese di posizioni cieche ed arroganti del governo nei confronti di molteplici ed autorevoli voci nazionali ed internazionali che avvertivano degli evidenti pericoli per il paese che la manovra lasciava chiaramente presagire, hanno soltanto confermato i miei timori, senza possibilità di equivoco.
Al di là delle previsioni, che ancora mi auguro vengano smentite, il mio lavoro tende ad interrogarsi su come tutto questo sia stato possibile. Rispondere richiederebbe un tempo e uno spazio che i limiti di un articolo non consentono e a tali limiti mi sono dovuto adeguare.
Per il momento mi limiterò a riportare una voce molto più autorevole della mia, quella di Heinz Kohut che, ragionando sulle cause psicologiche e socio culturali che portarono al nazismo e al fascismo, scrisse quanto segue.

“Ciò che muove la società verso la salute è la salute stessa di individui creativi nell’ambito della religione, della filosofia, dell’arte e delle scienze che si occupano dell’uomo (sociologia, politica, storia, psicologia). Questi leader sono in contatto empatico con la malattia del Sé di gruppo e, attraverso le loro opere e il loro pensiero, mobilitano i bisogni narcisistici non soddisfatti e indicano la via verso un cambiamento vitale. Ne consegue che durante i periodi di crisi o di identificazione regressiva del Sé di gruppo con capi patologici, c’è una mancanza di creatività nella religione, nella filosofia, nell’arte e nelle scienze dell’uomo. L’assenza di una creativa arte sperimentale durante questi periodi è un fenomeno sorprendente. La creatività è soffocata in tutti i campi. Non c’è nessuno che sia in contatto empatico con il Sé di gruppo disturbato. Ciò spinge a un progressivo peggioramento della condizione del Sé di gruppo (corrispondente nella psicologia individuale alla minaccia di disintegrazione costituita da una psicosi in fase iniziale) e porta a soluzioni patologiche ad hoc”. (H. Kohut, «Psicologia del Sé e scienze dell’uomo», in Potere, coraggio e narcisismo, Astrolabio, Roma, 1978, pp. 102-103).

In pratica, i leader patologici incarnano e rappresentano una più vasta catastrofe umana. Questo alla base del voto del marzo 2018. Ne vedremo le conseguenze e, per quanto possibile, l’origine.


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