Il caso Thomas Bernhard

 

 

Rivista “Fermenti” n. 248, con alcuni miei contributi.

Il caso Thomas Bernhard
di Giovanni Baldaccini
(tratto da Rivista “Fermenti” n. 248 in uscita in questi giorni)

sommario

“Camminare” con Bernhard espone a un pericolo preciso costituito dalla più assoluta imprecisione: il pericolo di impazzire.
“Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì…perché non c’è nulla di più orribile di dover camminare da soli di lunedì”. (T. Bernhard, “Camminare”, Adelphi, Milano, 2018).
Tale pericolo si manifesta in forma sottile, quasi subdola (in pratica non te ne accorgi)- Infatti, terminata la compenetrazione con un certo mondo – vedremo quale – ho desiderato non uscirne, restarvi dentro, percorrerlo di nuovo anche se in altro libro. Ho desiderato sentire ancora quei pensieri, inseguirli, esserne inseguito, perché Bernhard, se provi a lasciarlo, ti insegue, e non è facile liberarsene. Il suo è un veleno sottile, avvolgente, che può creare una dipendenza. E’ come la campana di un paese, un paese piccolo, estremamente definito, privo di sorprese. Un paese minuto e, proprio per questo, inesorabile: non se ne esce, perché il mondo è tutto lì: non ne esiste un altro. Una specie di prigionia; senti che ti opprime, ma non vuoi uscirne, Cosa al di fuori? Certamente non Bernhard, non il mondo minuscolo e terribile che stai abitando, ma è di quello che hai bisogno. Un paesino piccolo e terribile, che somiglia solo a se stesso. E si ripete, si ripete ininterrottamente: non c’è modo di uscirne.”
(continua)

 

 


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