chiusa di fine anno

 

 

Non mi sembrava d’essere invecchiato quando ingannavo il danno
e il tempo un infinito.
Non sapevo neppure di ogni anno né immaginavo di subire un corpo
un piacere nascosto permetteva a fasi alterne di dimenticare.
E non mi sento bene, non mi sento altro che assetato
e vivo ad infinito grado zero, un atomo che ruota su se stesso
senza trovare un verso
ma non è una finzione
che poi ritrovo quando vado a letto e chiudo la persiana
che poi domani faccio qualche cosa se ti compro una rosa
un francobollo azzurro d’alto mare, un corsetto di vento
e immagino due particelle in volo, di quelle subatomiche, avventate
che all’improvviso vedi comparire e andare e ancora sembrano tornare
in spazi attraversati da fotoni che ci passano il corpo
rendendoci due formazioni d’aria, una fonte binaria
che se scompare una l’altra muore e mi viene un dolore
che a volte chiamo solo nostalgia
e siamo vecchi come un vecchio tempo
dove vale la pena d’invecchiare
se siamo vecchi dove sta la vita.

 

 


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