Quando il vento l’estate

(Burri)


Ora imprecisata e il malessere è generalizzato. Se precisassi sarebbe di sollievo?
La torre svetta come un tempo fisso: del tutto inattuabile.
Dunque, scendere scale e perdonare. Mi risulta impossibile.
Scrivere addii. Al senso e a un improvviso di tempesta, quando il vento d’estate.
Ambiguamente ibrido, mi rivolgo a figure immaginarie.
Sfuggono, come gusci di luce. Notte come ristagno.
Altissime e lontane, vagano. Esse non hanno alcuna cognizione e questo ci permette di dormire.
Se il sonno fosse la mia congettura? Difficile intuire: non si lasciano orme.
Più tardi: aggiornamenti quotidiani al vago.
Dunque letture di giornali e versi: assommare disagio.
Questa notorietà della giornata si traduce in una immensa confusione. 
L’infinito è un ostacolo a capire e la gestione – di qualsiasi dio – 
sembra soltanto un tempo asserragliato a una paura enorme di finire.
Pubblicheremo condizioni avverse. 
Qualcuno 
definisca uno scopo.

4 responses to “Quando il vento l’estate

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