Lettera da gennaio

(Munch)

Ho preparato un salto di giornata, ma non mi arrivano lettere dal tempo, e dunque non mi posso abbandonare prima di un chiarimento.

Ho preparato un salice, un sasso, un vento alto per non scuotere troppo. Un recapito, sperando di riuscire a agevolare la mia posta smarrita, dove la sera scrive le sue ore senza avere una busta. Ed il cancello è chiuso. E la cassetta è vuota. E mi chiedo di noi, vecchi scrittori, inserendomi in un elenco ingiusto per non perdere il passo.

Questa stupidità senza parole mi impedisce di ricevere notizie, ma so che in Grecia si prepara un atto di una nuova tragedia. Non è tragico questo?

L’ho saputo da un monaco venduto a un Medioevo che non sa finire. L’ho saputo da un buco aperto nelle scale di un concerto. Parlano di un ritorno. Per questo non mi scrivi: non c’è tempo nel tempo.

Tu visualizzi gli angeli all’entrata del mio ultimo bosco. Sorge sul limitare di campagna. Ha querce, lecci, olivi trascurati. Salendo, un castagneto.

Scendendo si trasforma in una macchia. Bassa, per il vento dal mare. D’estate è gialla; in primavera azzurra. Giugno semina cisti e il sole scende in un bianco che acceca. Il mirto ha il suo sapore ed il mio odore: si percepisce appena. Mi spedirò un suo petalo a gennaio, per avere un ricordo.


4 responses to “Lettera da gennaio

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