Archivio dell'autore: giovanni baldaccini

le parole e le cose

E’ possibile ancora scrivere? Raramente sì.

Invito alla lettura di questo articolo sulla poesia di Milo De Angelis

 

wild things

 

http://www.leparoleelecose.it/?p=30754

 

 

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io m’avvicino all’alba

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Domenica sarà alta marea

quando è stata la vita.

Poi mi è venuta come una parola

da scrivere alle foglie

che sconcertano il mondo.

Sonno

verso una resa:

io m’avvicino all’alba

come un restituire.

Più tardi:

la mia posizione morale è incerta.


L’alibi

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E’ inutile che lei continui a chiedermi dove mi trovavo ieri sera: non mi trovavo affatto.

Ma rifletta: come trovarsi quando costrizioni enormi cadono a dismisura sui mortali? Come riconoscersi – rintracciare:

l’occhio

l’orecchio

la bugia pietosa

le mani nella pasta

o l’ultimo vasetto di conchiglie ripescato dal mare?

Per non parlare della marmellata.

Un crocevia di passi. Lei ritiene ci sia una direzione? Ma si guardi intorno, guardi il mondo. Dove, dunque, mi trovavo ieri sera? Tra passi. Ovverosia, nel mondo. Più o meno, dico.

Spesso soltanto orme, di dubbia non chiarita confusione. Miscugli – capisce? Intrecci sovrapposti d ‘altro tempo, epoche, dismissioni, sovrapesi sfasati dalla luna e certamente epoche di cui nessuno si prenderebbe la minima responsabilità.

Ci vorrebbe un orizzonte aperto cui l’infinito conferisca sfondo. Invece catastrofiche chiusure rendono tutto maledettamente… (non chieda cosa: basta l’avverbio).

E poi perché io? Dove vuole che fossi? Io è pronome instabile: sparisce. Conta solo la specie. Dunque ci segua, si interfacci, si confonda. Non avrà che un brevissimo spavento.


Suoni di Roma

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‘Na vorta se sonava cor cannone
dice: che ora è?
mezza giornata
e l’artra mezza?
mo’ viene
la nottata.


alle volte mi chiedo di te

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Alle volte mi chiedo di te quando l’inverno
mi ricorda i tuoi passi, il bisbigliare
che mi compare accanto mentre il vento
circonda questa casa e queste ore
e passeggiando l’aria ti domando
se hai bisogno di nulla
o se il tuo nulla
ha bisogno di me per riposare.


nelle lettere che scriverai

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Nelle lettere che scriverai
ricordati di indossare gli stivali
che l’altopiano è umido di neve
anche se non ne cade.
Ricordati di distinguere il domani
dal momento in cui scrivi
perché quello finisce mentre l’altro
resta avvinghiato al fatto che la notte
tramonti.
Non ci mettere i giorni
ma lascia spazio a qualche fluttuazione
a un improvviso vento
a quello cui non hai forse pensato.
Scordalo
è più facile legga.

queste stanze

Biblioteca

 

Qualche mese fa, quando morì John Ashbery, pubblicai una sua poesia. Qualche tempo dopo, ne scrissi una io per ricordarlo. Mi piace proporle insieme.

 

Questa stanza    di John Ashbery

La stanza in cui entrai era il sogno di questa stanza.
Certo tutti quei piedi sul sofà erano miei.
Il ritratto ovale
di un cane ero io in piú tenera età.
Qualcosa riluce, qualcosa viene azzittito.
A pranzo mangiavamo pastasciutta tutti i giorni
tranne la domenica, quando una quaglia veniva indotta
a esserci servita. Perché ti dico questo?
Nemmeno sei qui

 

Un’altra stanza    di Giovanni Baldaccini
 Anch’io avevo una stanza
dove ogni tanto torno
o per lo meno credo di tornare
ed era piena delle mie impronte
disseminate sui libri i fogli i canarini
che non avevo
ma facevo finta che ci fossero.
Ci stavano le cose
che la traversavano anche di giorno
perché fingevo che ci fossero altrimenti non le vedevo..
Me le trovavo dovunque
persino sul divano
quando dormivo nell’acqua
e dovevo stare attento a non sperdermi al largo
ma avevo anche qualcosa di diverso
forse talmente
che non te lo so dire.
Oggi ci sei tu
ci sei rimasta senz’altro
perché se non ci fossi stenterei a ritrovarmi
ma faccio ugualmente fatica
ad aprire la porta.

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