Archivio dell'autore: giovanni baldaccini

siamo andati una sera

m. mafai 5
Poi mi sembravi sempre alternativa
con quel tuo senso implicito
poco altro da dire alla risacca
quando
siamo andati una sera.


la notte dei fatti esitanti

paul-klee-luna

Sul punto di – sarebbe indecisione? –
credo verso le tre
ma la città è lontana
almeno a giudicare dai rintocchi
e il vento tira in direzione incerta
sparge sabbia e capelli
e questo non mi aiuta a avere un viso.
Quanto alla propaganda è una visione
tra le tante del mondo
come fa la natura quando cerca
una forma del tempo
ma l’universo è un passero smarrito
quando torna l’oblio
che non ha più ricordi e a volte chiede
se la sera è una rosa scolorita
e non abbiamo figli.


da lettere mai recapitate

+The Artist's Wife in a White Interior

Se ci fossimo scritti in altri tempi
altre occasioni, ovviamente
e circostanze da dimenticare
come le solite noiosissime cene
cui eravamo costretti
o se mi avessi scritto da una spiaggia
mentre da quella accanto ti scrivevo
del profumo dell’erica la sera
e tu del vento
se annottando
ti avessi scritto senza una candela
da una stanza nel ventre di Parigi
e tu da Anzio
ci saremmo poi incontrati sulla strada
che conduceva a Brindisi
prima del solito imbarco per la Grecia
ma su diverse navi
altrimenti come avremmo potuto
scriverci
tu la memoria, io malinconia,
le parole che vanno
quando il potere commisera il silenzio
ed i miei anni spesi a contrastare
i delitti di Delfi
dove non c’è parola che somigli
a uno scambio di idee
se lo avessimo fatto.


un ritorno periodico nel nulla

mafai 1
Io non abito a Roma ma in qualcosa che le è cresciuta intorno nella maniera più insensata possibile.
Dunque, abito in una speculazione volgare e in un tumore e non mi sento figlio di una guerra – sono nato nel 1944 – ma di un massacro della cultura, della storia, della bellezza, dell’arte e del senso svanito dell’umano.
Sono pertanto figlio di un vuoto e ogni volta che parlo del vuoto di questo parlo. Al vuoto.
Solo talvolta visito macerie e rintraccio qualcosa che mi spetta. Rintraccio e poi ritorno al nulla.


insensato

Spaghetti al mascarpone a notte fonda
quattro forchette un piatto tre coltelli
amministravo vacche
al bancone del bar
Tangeri non ha vento e mare assilla
mentre cantano, anima, gli uccelli
al mio portone
che ostinatamente lascio aperto
quando mi sento come una postilla
al libro degli stracci della vita.

 


questa stanza di passi

DOM8rMfWkAALEjA

Ora mi sembra strano attraversare
questa stanza di passi
dove mi è nata tutta questa terra.


sempre la solita storia

Dunque l’arte è senza dubbio quella di sopportare l’insopportabile e di non sentire ciò che è orribile come tale, cioè orribile. Definire quest’arte come la più difficile, è ovvio. L’arte di esistere contro i fatti, dice Oehler, è l’arte più difficile. Esistere contro i fatti significa esistere contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile, dice Oehler. Se noi non esistiamo costantemente contro ma solo costantemente con i fatti, dice Oehler, andiamo a fondo in brevissimo tempo. Il fatto è che la nostra esistenza è un’esistenza insopportabile e orribile, se esistiamo con questo fatto, dice Oehler, senza esistere contro questo fatto, andiamo a fondo nel più miserabile e nel più comune dei modi… E’ sempre un problema di freddezza mentale e di acume mentale, dice Oehler. La maggior parte delle persone, dice Oehler, non ha né freddezza mentale né acume mentale e non ha neppure intelletto. L’intera storia sino ad oggi ne ha dato senz’altro prova. Ovunque guardiamo, né freddezza mentale né acume mentale, dice Oehler, il tutto è una gigantesca storia, spaventosamente lunga, priva di acume mentale e di freddezza mentale, e quindi priva di intelletto. Se guardiamo alla storia, qui deprime in particolare la totale mancanza di intelletto, per non parlare poi di acume mentale e di freddezza mentale. In tal senso non è un’esagerazione dire che tutta la storia è una storia totalmente priva di intelletto, ragion per cui è anche una storia completamente morta.

(Thomas Bernhard, Camminare, Adelphi, Milano, 2018)


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