Archivio dell'autore: giovanni baldaccini

lungo piani inclinati

Cecil Touchon- Fusion series #2588, 2008[1]
(C. Hetzel)

Quelle tue grandi disfunzionalità, lungo piani inclinati –
ma non erano scarabocchi –
ah, mi ricordo benissimo! – ti dicevo –
come una notte quando ingoia stelle
e tutto sembra senza un’apparenza
tanto che finivi col sentire freddo
e accendevamo la luce sopra il tavolo –
ridevi – delle ombre comuni
che proiettavo sopra la parete
e il fumo che ti usciva dalla bocca
quando una sigaretta sposta l’aria
e scivola, sembra lontanissimo,
senza alcuna sostanza
eppure – ti dicevo –
guarda come respiri!


celan – lontananze

con lo sguardo nello sguardo, nel freddo
lasciaci fare questo ancora:
respirando
tessere insieme il velo
che ci nasconde l’uno all’altra,
quando la sera s’appresta a stimare
quanto ancora è lontana,
da ogni figura che essa si dà,
ogni figura che a noi essa presta.

(Crocetti, 2013)


I. Brodskij – due poesie

Tratte da I. Brodskij, “E così via”, Adelphi, 2017

Vorrei che tu fossi qui, cara mia,
in questa parte di terra
mentre seduto in veranda
sorseggio una birra.
E’ sera, il sole cala;
i ragazzi urlano, stridono i gabbiani.
Che senso ha dimenticare
se poi alla fine si muore.
(I. Brodskij, Una canzone)

 

 

 

Raro,
a una falce affilata imperversare troppo
forse il solo visitatore
di questi luoghi, ho il diritto, credo,
di descrivere senza abbellimenti
quanto osservato. Eccolo il nostro piccolo Valhalla,
la nostra tenuta molto trascurata nei domini
del tempo, con un pugno di anime censite,
con terreni dove forse non è dato
a una falce affilata imperversare troppo
e dove i fiocchi di neve turbinano lenti, perfetto
esempio del contegno da tenere nel vuoto.
(I. Brodskij, Postilla a previsioni meteorologiche)


J. Ashbery – E lei si chiama Ut pictura poesis

 

Non puoi dirlo piú cosí.
Preoccupato della bellezza devi
uscire allo scoperto, in una radura,
e riposare. Certo, qualsiasi cosa strana ti succeda
è OK. Chiedere di piú non sarebbe
da te, tu che hai cosí tanti amanti,
gente che ti ammira ed è pronta
a fare cose per te, ma tu pensi
non sia giusto, che se ti conoscessero davvero…
Basta cosí con l’autoanalisi. E adesso,
su cosa mettere nella tua poesia-quadro:
i fiori sono sempre belli, specie i delphinium.
I nomi di bambini conosciuti un tempo e le loro slitte,
i razzetti vanno bene – esistono ancora?
Ci sono un sacco di altre cose con le stesse proprietà
delle sunnominate. Ora si devono
trovare alcune parole importanti e molte di basso profilo,
dal suono fiacco. Lei mi contattò
perché comprassi la sua scrivania. D’improvviso la strada fu
follia pura e clangore di strumenti giapponesi.
Prosaici testamenti vennero sparpagliati tutt’attorno. La sua [testa
s’allacciò alla mia. Eravamo una biciancola. Qualcosa
andrebbe scritto su come ciò ti condizioni
quando scrivi poesia:
l’estrema austerità di una testa pressoché vuota
che si scontra con il rigoglioso fogliame Rousseau-simile del [suo desiderio di comunicare
qualcosa nelle intermittenze del respiro, anche se solo [nell’interesse
d’altri e per il loro desiderio di capirti e disertarti
per altri centri di comunicazione, cosí che la comprensione
possa avere inizio, e cosí facendo essere disfatta.

da Come si sa (1979) Trad. Damiano Abeni


sfuggenza

Di quest’assenza non farò parola
ma non farò parola di presenza
fino a quando mi manca.


Wilusa – tra storia e fantasia

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Wilusa


stelle da est

 

Fossi riuscito ancora a proseguire
sarei stato a Trieste
dove l’Europa trova la sua fine
e il vento
trasportando la neve fino al mare
disperde la coscienza nelle forme
di una lingua perduta nel contrario
e la sera si muove cautamente
stelle da est non hanno direzione
se non conosco il tempo
immobile a Ravenna
rinchiuso in una pietra e mille altre
che stento a riconoscere la mia
che non è niente se non parte di parte
e osservo
quando la sera esco sulla costa
un immenso lontano.


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