Archivio dell'autore: giovanni baldaccini

In attesa del sonno

(Magritte)



La malattia è un ergastolo cauto, a intermittenza: ti rinchiude e poi ti lascia andare.
In vacanza, dopo mesi passati in ospedale, si torna a casa _ si riposi _
ma questo è un fatto interno.
Se è possibile definire una vacanza, direi: stato di sospensione. 
Apparente: cambia solo la scena.
Dunque a casa, dove la scena si riveste argento: il colore degli anni.
Qui ti incontri. Ti incontri, dico (in ospedale non ci sono specchi altrimenti ti ammazzi.) 
Ti incontri secondo variazione: giorno per giorno cambia. 
In ospedale no: giorno per giorno è uguale.
Ti ricordi per esempio l’altra notte?
Bé, cosa vorresti dire?
Io? Niente.
Cambia a seconda dei desideri dell’occulto. Costui è un ospite perenne di difficile decifrazione (occulto). 
Abita cantine sconosciute, campi di rovi e sterpi; d’estate sale da profondità marine, 
anse di fiume e fango, pozzanghere di campagna, canneti. 
Viene di notte e ti prepara i piani per il giorno: a che pensiamo oggi?
E se non volessi pensare? No no no: oggi pensiamo a… Questo è l’aspetto ergastolare: sei costretto a pensare. 
E’ anche un aspetto della malattia. I malati non possono altro che pensare: serve per non andare all’altro mondo.
L’occulto è incapace di pensare; chiede di farlo a te. Lui ci mette la roba. Generalmente chiede rievocazioni.
Guarda, c’era la luna, c’era un vento leggero sulle scale (avevi lasciato la porta aperta).
Ma io sono malato. Sono stanco. Avrò diritto di dimenticare.


Vivere di nascosto

(Brassai)


(Cammina di buon passo). Dove andiamo?
Oh… inseguo dei pensieri. Che mi inseguono.
Poi si ferma.
Ci abbiamo passato una vita.
Dove?
A fare la coscienza. (Guardandosi intorno): ne vedi qualche traccia?

Più tardi (Lungosenna): Qui si è ucciso Celan.
Ah, Santo Dio, ma che dobbiamo fa'…!
Vivere di nascosto – rispondevi. Dopo sonnecchia un po’.
Quando cade la sera
nella corrente
le stelle del suo cielo.

(Tratto da "Quadri da un marciapiede" - in lavorazione)

Di certe cose che non sai chi sia

(immagine di jamie heiden)


Perché una cosa non si può difendere
da un momento sbagliato
di quelli che succedono a settembre
quando la sera piove
e ad esempio,
tanto per non lasciare
cadere questo tempo quando arriva,
se sposto il posacenere sul tavolo
o lo nascondo
quando apro un cassetto
quello scompare e tace di nascosto
mentre gli occhiali, se li tolgo,
lasciano percepire la mancanza 
di una vista accurata
ma non si sa chi sia, né dove o quando
sia mancata la luce
se la serranda cade e quella tenda
diventa un’altra cosa arrotolata
di quelle che rimangono deluse
chiuse dentro una tasca
e perdono spessore e identità
diventando un groviglio
di cose arrotolate in una tasca
da anni.

Per giorni eventuali (versione aggiornata)

(E. Hopper)


Quando ho aperto la busta
(una delle due – mani – si rifiutava di farlo)
la messa in scena fu subito presente
sulla cima degli ultimi cavilli
e cose di passaggio.
Si sapeva fin da quando non si scrisse
che le parole volano lontano
ma i granelli di polvere azzurrata
e i pulviscoli
risentono della velocità dell’universo
e risultano divise da distanze
che l’occhio non percorre
neppure tra le righe della carta.
Dunque dicevi di depositare
le forme sorpassate agli altipiani
dove le stelle viaggiano il silenzio
e chiudere la sera
ma quelle se ne stavano nascoste
dietro nuvole immense
e manca vento
luna a tappeto giù nella scoscesa
distantissima valle.
Notte si posa dove dorme il sonno,
tu frangente,
mi avresti scritto un’altra commissione
da compiere nell’arco temporale
di una vita a passeggio
per chiedermi uno sprazzo di coscienza
una candela
in una notte immensa
ma gli anni sono un fatto non costante
privi di chi trattenga le tue lettere
lontane dalla polvere
come capita ai vecchi.

Tratta da "Per giorni eventuali" - PDF Free



Nelle lenzuola sfatte degli amanti

(Rembrandt)


Potresti tranquillamente dirmi
di non usare la penna un’altra volta
che le parole non scorrono sull’acqua 
e i fogli ripiegati fanno male
alle cartelle semivuote – un battito:
credo sia ora di desiderare.
L’ultima volta che ci siamo scritti
ci siamo scambiati i nomi
per fingere problemi d’esistenza
ed una strana voglia di nascondere
l’identità dell’orbita terrestre
ma siamo un punto sperso nell’immenso
e non c’è notte che la luna piena
non attragga maree
nei letti sempre sfatti degli amanti
senza lo straccio di una conseguenza
(i morti – mi dicevi – lascia andare:
nell’inidentità dell’universo 
non se ne accorge nessuno).
Ora ti sposto le lenzuola e il senso;
ti sposto qualche attimo del tempo;
ti sposto l’aria che scorre sulla lingua
ti sposto l'asse
ma non farne parola.

Un’incognita pura

 (C. Hetzel)


 La finzione concede un intervallo
 mezzanotte che passa 
 un volo
 gettato verso un campo addormentato
 gli steccati ed i pali
 l’ombra che cerca l’ombra nel tentare
almeno una ragione plausibile
per sostenere un pensiero di riserva
ma non vedo gli ostacoli che occorrono
ad arginare il già successo 
e l’oltre
un’incognita pura.







Una vita che cambia

(Cezanne)


Era stato improvviso, eppure dopo una preparazione
lenta come l’estate
dove tutto si ferma con il caldo
e cerchi il tuo rientro nella città viaggiante 
allevi questa noia e presti il tempo
a quello che sarà 
schegge
adatte ad inventare
piccole costruzioni come gli ultimi
non costruiti
giorni.
Dunque si preparava lentamente, come il cambio del tempo
quando a settembre credi sia finita e tutto possa ancora ritornare
cerchi le variazioni ed assapori i colori d’autunno
senza pensare al bianco d’ospedale 
nelle corse di sera
ed il silenzio in cima alla collina, dove ti stendi e aspetti che le stelle
ti dicano qualcosa da scordare.
Questa continuità delle stagioni alla fine ci inganna
convinti come siamo di riavere un passaggio che possa
rendere divergente il già vissuto 
ma questo
non lo avevamo ancora decifrato
come l’avvicinarsi e il già lontano 
e penseremo un’altra cognizione
di una vita che cambia, se in meglio o in peggio non ti saprei dire
cambia
come l’aria che passa nel respiro, e consumata espelli.

B. Britten: Suite n. 3 per violoncello

Hai occhi di una sera .
Quando ricordo scendi nella terra
e porti pioggia.

Satie toujour


Linee intersecanti

(Klee)

Libero senza me
penso di te frammenti
che so poco precisi 
ma costruisco adatti a collocare
i miei ricordi in luoghi più appropriati
dove il reale non somiglia a noi
nel tempo come è stato.
A questo scopo cambio le stagioni
e traccio mappe 
per dare nomi ad una inesistenza
che somiglia alla mia
e metto stelle dentro una bottiglia
per farmi compagnia
la sera al tavolino
quando la carta assorbe
la notte che ci spando
e diventa un abbozzo di città
dove trapelo e traccio 
confini e scrivo il tempo
che si contorce nella mia scrittura
linee intersecanti la frattura
quando mi accorgo di non combaciare
alla morte che viene
e penso che domani vado a pesca
quando la sera si rispecchia in mare
e sembra ci sia luna.

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