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Commento

Il commento di un amico sul mio lavoro “Euridice non abita più qui”.
Grazie Guglielmo.

copertina euridice

Dire non è mai abbastanza ed è sempre relativo quando ci si trova di fronte a un’opera, come questa di Giovanni Baldaccini, complessa ma, soprattutto, così bella, di spessore, che verrebbe voglia di fermarsi a contemplarla, “come quel personaggio di Bernhard che ogni mattina si recava al museo, sedendosi sempre di fronte allo stesso quadro”. Ma non per trarne come lui “la ripetizione vuota della vita”, ma per r-esistere contro la quotidianità, per riempirne il vuoto. Di ciò mi convincono le grandi opere, come questa, che sollecitano lo sguardo a cogliere la bellezza al di là della dichiarata scomparsa o morte dell’arte; a godere dell’assenza di Van Gogh, del suo “terribile quadro finale”; per fare della “Metamorfosi” kafkiana una ‘caduta’ verso l’infinito. Ritengo che il tema e il centro di quest’opera sia il “carpe diem”, non nel senso proprio di cogliere l’attimo, ma dell’impossibilità di fermarlo, di trat-tenerlo. E l’attimo, qui, non è la frazione incalcolabile del tempo, ma la sua essenza e la sua misura. Dentro l’attimo c’è un’intera esistenza, la possibilità di viverla pienamente; ci sono i sogni, i desideri, le attese; c’è il tempo senza memoria e la r-esistenza contro la fuga. E l’attimo è lo sguardo di Orfeo, che ci fa ‘orfani’ di Euridice. Perché lo sguardo non ferma la vita. Eppure tutto vi è contenuto, in esso dimora l’universo, ha casa l’infinito, che non sarebbe tale senza lo sguardo. E tuttavia, tutto sfugge in quell’attimo per l’impossibilità di contemplarlo. Tutto allora si traduce in linguaggio e si resta in attesa del significato o del canto, perduto nel volto violato e per sempre inguardabile di Euridice. Vera la riflessione di Giovanni Baldaccini: “Occorrerebbe allora, nel lungo processo di trasformazione delle cose che sempre tali restano, nascere significato. Sì, mi sembra l’unica forma di garanzia. Difficilmente nasce un significato. Se avviene, somiglia a un infinito che non c’è”. Dunque, “le ragioni di una resistenza” non sono la re-sistenza: lo stare nelle cose, ma l’oltrepassare, che solo può darsi nella fuga. Tanto vale consolarci con lo sguardo di Orfeo, con la perdita di Euridice. Perché là dove la verità è salva è possibile ai mortali cantare e r-esistere.

Guglielmo Peralta


e-book – Euridice non abita più qui (la scomparsa dell’arte)

alla fine ce ne siamo andati tutti
e abbiamo lasciato che cadesse
quello che doveva cadere (nessuna mano si è sporta).
I cappotti sapevano di caldo (come era necessario)
ma le mani erano fredde (intendo dire che intorno si gelava)
e forse è per questo che non ci siamo salutati abbastanza.
Tuttavia era previsto
che le luci si spegnessero all’improvviso
come se non ci fosse nulla alle spalle
e che si scivolasse
e dunque non capisco quegli sguardi di scomposizione
che ci raggiungevano a tratti
(la mia faccia e la tua, bellissima)
ma una sera di vento scompiglia i capelli
e le idee si ficcano nelle tasche, misteriosamente.

(continua…)

 

copertina euridice

scarica free

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=237

 


alterazioni

mondran 2

Dicono si ricordi.

Come se l’acqua proponesse i tuoi fondali.

E l’assurdo del tempo.

Dicono non ci sia molta distanza

in un appiattimento verticale

e ciò che è orizzontale si condensi.

Dicono dunque si raduni: nostalgia.

E ti trovi disperso.

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti”)


Quando verrai a fuggire

Clothes on the Grass 1883 by Georges Seurat 1859-1891

Quando verrai a fuggire

mi troverai con la valigia in mano

vuota

come i tuoi occhi.

Quindi ci scorderemo d’esserci scordati

e complici

cercheremo un istante

e le mie scarpe.

 

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti” e-book La Recherche free download)

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metafisiche a terra

METAFISICHE A TERRA

e-book di giovanni baldaccini disponibile su youcanprint, bookrepublic e nelle librerie on line

metafisiche-a-terra


Franca Alaimo su “Oltre il varco di notte”

Copertina Oltre il varco

 

 

E’ un libro complesso “Oltre il varco di notte” di Giovanni Baldaccini, traboccante di immagini da intendere in tutte le accezioni che il termine ha nella lingua latina (da cui deriva) di ombra, fantasma, simulacro, pensiero, spirito; poiché di questo si tratta: perdere confini, uscendo fuori dallo spazio-tempo che delimita i luoghi e la durata dell’esistente. Da quale sentimento nascano questa assenza e questa dimenticanza è difficile dire: paura della morte, che in questo modo viene rinviata illimitatamente; rifiuto del reale, che viene trasformato in un’onirica visione di colori e in un accumulo disordinato di sensazioni e ricordi; desiderio di coincidere non con i bordi della propria vita, con i suoi segmenti messi in bella fila nel tempo e nello spazio, ma con qualcosa di più vasto, fluttuante, rimodellabile a proprio piacimento. E questo versificare così enigmatico (anche i brani in prosa hanno lo stesso linguaggio dei testi poetici), così consegnato a dimensioni astratte, mi sembra trovi la sua giustificazione estetica nella qualità dei suoni: essi hanno un ruolo molto importante, infatti. Il lettore, spesso, dimentica ciò che sta leggendo e cade nella fascinazione dei versi che somigliano a dei grumi musicali, attraverso i quali gli sembra di raggiungere lo strano segreto di questa silloge, questa, come dire?, sua liquidità in cui tutto si muove, oscilla, galleggia, affonda, riemerge: un gioco serissimo, in verità, perché qui si tratta di andare “oltre il varco della notte” e rifondare tutto.

scaricabile su http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=198


nebbia

(Rothko)

(Rothko)

 
Tratto da “L’ultima notte di Mozart” in Tre notti, e-Book della collana Libri Liberi de LaRecherche.it
scaricabile al link : http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=175

 
*
 

Quindi mi oscuro. Come spesso la nebbia, che la sera travasa tra limoni e i campi degli aranci dove una volta il sole. O nei fondi di fragole: ristoro.
Non è facile farlo. Occorrono condizioni particolari, molto umido e caldo come frammenti di evaporazione. Che rappresento, quando mi spando intorno. Inutile cercare direzione: sfumo dovunque.
Piuttosto, orizzontarsi al suolo. Provate a camminarmi nella sera, quando il buio s’abbassa ed io l’addenso, tra goccioline che non puoi toccare, che se provi scompaio. Per ritornare subito: circondo. Un senso di oppressione: la mia specialità.
Faccio provare quello che provo io. Non crediate sia comodo: essere nebbia assale. E lo sforzo, la fatica, l’indistinto, l’impalpabile vaneggio asostanziale. D’estate un bagno turco; d’inverno raggelare.
Muoversi adagio nell’ovattato nulla: faccio sparire il mondo con i suoni. Induco anche, qualche volta pensieri. Se mi incontrate in mare, meglio arenarsi e lanciare segnali di soccorso. Difficile, però, trovarvi. Soltanto io conosco la posizione, ma la scordo: non posso trattenere. Se un bosco, legatevi a qualcosa: faccio smarrire.
Densa polpa sognante, a volte stimolo: generalmente sentimenti ambigui. Chiedere ai poeti, meglio se pessimisti.
Quando palude, sguazzo. Mi piace il remo lento dentro l’acqua: spande rotondità di confusione. E gli uccelli ovattato ottundimento. Luna a tratti: baratri tremolanti di tremore. E le ombre dei rami, inestimabile fraseggio senza voce. Solo talvolta: vento. Mi sparge la veste.
Chiudo: ogni tuo luogo accanto. Se sai guardare apro assurdità. E finestre di notte, quando da casa affacci il mio torpore e un senso lento ti compare dentro, come fosse una nenia, una madre diversa, una stesura sparsa sulla neve, dove non senti i passi.
Diffondo dimensioni non formali, come soltanto i sogni, dove a volte mi vedi e ti risvegli.
Spargo: poche luci soffuse, dove tutto è di sera e la passione stenta, incapace di trovare una figura.
Spengo: sofferenze di testa. Dentro di me si viaggia l’irreale. Annullo le stagioni della vita e tu diventi vago: una visione inedita.
Taccio: con la tua solitudine in te stesso e rendo assente quello che affatica. Se mi segui riposi.
Formo allucinazioni se assecondi. Da me non posso nulla: mi rattristo. Per questo scendo la valle e ti circondo e se sei in alto ti raggiungo in volo. Sono una fantasia se mi attraversi e rivoltiamo il mondo.
Raccoglimento, quando mi serro intorno ad una pieve.
Non portare una lampada: certe volte pudore.
 
 


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