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Euridice non abita più qui – la scomparsa dell’arte

panchina

Di qua dormono le donne
di là le notti che hanno perso i lineamenti.
In soffitta ci dormono le stelle in odore di vacuità:
dicono sia più vicino alla mancanza.
Insieme tessono storie.
Quando finisce agosto
mi chiamano per ricordare.

download free

Euridice non abita più qui – poesie e prose brevi


considerazioni di un metafisico appiedato

cose di nulla

(immagine di copertina di luciana riommi)

Presentazione

Ora, questo mio ultimo lavoro (?) nasce per non esistere.
Totalmente virtuale, non è un mondo di carta, dato che gli Editori (ormai tutti) chiedono denaro per pubblicare, senza dare nulla in cambio, neppure un minimo di appoggio e diffusione ad ogni autore povero (gli autori in genere sono poveri, sapevate? No? Bé, poverissimi, per il solo fatto di essere in qualche modo costretti a scrivere).
Non desiderando impoverirmi ancora di più, ho deciso che di questo mio (lavoro?) non ne farò nulla ma, per non darla del tutto vinta all’inesistenza, lascerò a disposizione un PDF che chiunque potrà scaricare liberamente, se lo vorrà.
Questo consentirà all’autore di illudersi di ricevere per lo meno uno scambio muto di lettura. Gli autori sono sempre degli illusi, altrimenti non scriverebbero.

Considerazioni di un metafisico appiedato – pensieri e poesie – PDF Free

considerazioni di un metafisico appiedato


Frammenti

guttuso 2

(Guttuso)

Ripropongo (scritta 6 anni fa)

 

Travasava da emisferi lontani: astri, la notte.

Spume traevano soffi = nebbia saliva apatica la valle.

Facce grigie facevano le nubi

con fare arabescante di frontiera

scossa da vento instabile e frammenti

(come sempre la vita).

Lei soggiornava pallida nell’arco addormentato delle braccia.

Distratto, diluivo un raggio occasionale

(i suoi capelli formavano una sorgente di pensieri:

umidi come le sfere della notte).

Poi sospirava appena: forma d’alba.

Scuotersi.

Fuggiremo cuore mio…? –

(c’era silenzio dietro le sue ciglia).

Celarsi.

Quando mi lascio andare m’incateno a qualcosa che non c’è.

 

 


Luciana Riommi su “Euridice non abita più qui”

 

 

«Euridice non abita più qui», ossia la condizione necessaria per praticare una sana resistenza e assicurarsi ancora l’esistenza dell’arte come figlia del silenzio, della notte, dell’assenza, e soprattutto della tensione irrisolvibile tra i contrasti che ci fanno umani. L’esistenza dell’arte è messa oggi fortemente in pericolo da una cultura (mercantile) del “godimento” (Lacan), che è solo (in)cultura dell’inconscio, dell’istinto, di una ciclica coazione a “emozionarsi”, all’unico scopo di raggiungere e possedere (magari acquistandolo al mercato) l’oggetto del “desiderio”, che spesso, troppo spesso, è solo la ricerca narcisistica di consenso e di successo.
L’oggetto del desiderio (Euridice) “deve” scomparire perché non scompaia la tensione creativa che contrappone la parola al silenzio, il vuoto al pieno, l’infinito al limite irrinunciabile: nella ricerca di un senso possibile (ancora sconosciuto) e di una sua espressione (sempre insatura) contro l’insignificanza del già detto e del già consumato.

http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=237&fbclid=IwAR2Al0SKjJUkaA8M_vFXnAIsTvXzxbe3mTTxn3mwLGYRfjlWNGCPPWBCCjs

 

 


Oltre il varco di notte – Prologo

 

 

Mi scrive di silenzio
qualche volta
la vita

Si ferma: oltre la strada niente. Né lateralità.
C’era un forse, quando si resisteva a questo dove
ma domani è un pensiero impronunciabile e riferire è inutile.

A volte
mi fa male la stella la luce le stagioni.
Ho male al precipizio che non dorme e all’angolo del tempio
e per quanto mi arrampichi non trovo
la chiave per caricare dio
o per lo meno un demone malato
un deserto una vela un accidenti
simile a qualcosa o un timore
accalcato
di quelli sparsi dentro la credenza
o un buco d’universo o di fogna
e la sera
un infinito senso di distanza

Intanto s’accostava
una diversa forma di colore.
Io mi chiedevo se si comportasse
come fanno le ore
che coprono lo spazio circostante
bianco
tra una lancetta e l’altra ed il rumore
fino a quando sorpassa
e aspetti
come un giro di terra.
Per conto suo quest’ultima vagava
al confine infinito
di una galassia minima sognante
d’esser parte di un universo enorme
ma l’indaco nel nero
sfuma come le luci
sempre troppo lontane da afferrare
stelle.
Dunque cambiava come la luna i quarti
ma la velocità di sparizione non riguarda le mappe
dove rappresentiamo le stagioni le nudità gli amori
gli spasimi del sole il firmamento
vele di vento come le parole
o il paradiso fisso sopra un muro
come fosse un giudizio
o un miracolo vero
mentre mi appunto l’attimo
e magari il tuo viso.

Tratto da “Oltre il varco di notte”, ed. La Recherche
http://www.ebook-larecherche.it/ebook.asp?Id=198

 

 


Commento

Il commento di un amico sul mio lavoro “Euridice non abita più qui”.
Grazie Guglielmo.

copertina euridice

Dire non è mai abbastanza ed è sempre relativo quando ci si trova di fronte a un’opera, come questa di Giovanni Baldaccini, complessa ma, soprattutto, così bella, di spessore, che verrebbe voglia di fermarsi a contemplarla, “come quel personaggio di Bernhard che ogni mattina si recava al museo, sedendosi sempre di fronte allo stesso quadro”. Ma non per trarne come lui “la ripetizione vuota della vita”, ma per r-esistere contro la quotidianità, per riempirne il vuoto. Di ciò mi convincono le grandi opere, come questa, che sollecitano lo sguardo a cogliere la bellezza al di là della dichiarata scomparsa o morte dell’arte; a godere dell’assenza di Van Gogh, del suo “terribile quadro finale”; per fare della “Metamorfosi” kafkiana una ‘caduta’ verso l’infinito. Ritengo che il tema e il centro di quest’opera sia il “carpe diem”, non nel senso proprio di cogliere l’attimo, ma dell’impossibilità di fermarlo, di trat-tenerlo. E l’attimo, qui, non è la frazione incalcolabile del tempo, ma la sua essenza e la sua misura. Dentro l’attimo c’è un’intera esistenza, la possibilità di viverla pienamente; ci sono i sogni, i desideri, le attese; c’è il tempo senza memoria e la r-esistenza contro la fuga. E l’attimo è lo sguardo di Orfeo, che ci fa ‘orfani’ di Euridice. Perché lo sguardo non ferma la vita. Eppure tutto vi è contenuto, in esso dimora l’universo, ha casa l’infinito, che non sarebbe tale senza lo sguardo. E tuttavia, tutto sfugge in quell’attimo per l’impossibilità di contemplarlo. Tutto allora si traduce in linguaggio e si resta in attesa del significato o del canto, perduto nel volto violato e per sempre inguardabile di Euridice. Vera la riflessione di Giovanni Baldaccini: “Occorrerebbe allora, nel lungo processo di trasformazione delle cose che sempre tali restano, nascere significato. Sì, mi sembra l’unica forma di garanzia. Difficilmente nasce un significato. Se avviene, somiglia a un infinito che non c’è”. Dunque, “le ragioni di una resistenza” non sono la re-sistenza: lo stare nelle cose, ma l’oltrepassare, che solo può darsi nella fuga. Tanto vale consolarci con lo sguardo di Orfeo, con la perdita di Euridice. Perché là dove la verità è salva è possibile ai mortali cantare e r-esistere.

Guglielmo Peralta


e-book – Euridice non abita più qui (la scomparsa dell’arte)

alla fine ce ne siamo andati tutti
e abbiamo lasciato che cadesse
quello che doveva cadere (nessuna mano si è sporta).
I cappotti sapevano di caldo (come era necessario)
ma le mani erano fredde (intendo dire che intorno si gelava)
e forse è per questo che non ci siamo salutati abbastanza.
Tuttavia era previsto
che le luci si spegnessero all’improvviso
come se non ci fosse nulla alle spalle
e che si scivolasse
e dunque non capisco quegli sguardi di scomposizione
che ci raggiungevano a tratti
(la mia faccia e la tua, bellissima)
ma una sera di vento scompiglia i capelli
e le idee si ficcano nelle tasche, misteriosamente.

(continua…)

 

copertina euridice

scarica free

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=237

 


alterazioni

mondran 2

Dicono si ricordi.

Come se l’acqua proponesse i tuoi fondali.

E l’assurdo del tempo.

Dicono non ci sia molta distanza

in un appiattimento verticale

e ciò che è orizzontale si condensi.

Dicono dunque si raduni: nostalgia.

E ti trovi disperso.

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti”)


Quando verrai a fuggire

Clothes on the Grass 1883 by Georges Seurat 1859-1891

Quando verrai a fuggire

mi troverai con la valigia in mano

vuota

come i tuoi occhi.

Quindi ci scorderemo d’esserci scordati

e complici

cercheremo un istante

e le mie scarpe.

 

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti” e-book La Recherche free download)

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=224#.WeHCdbRxtCg.facebook


metafisiche a terra

METAFISICHE A TERRA

e-book di giovanni baldaccini disponibile su youcanprint, bookrepublic e nelle librerie on line

metafisiche-a-terra


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