Archivi categoria: giovanni baldaccini

il pianeta

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Arrivava da lontano
come una cosa piccola
di strada
ripetitiva come le giornate
una finestra su una cantilena
una tristezza antica
mia madre che cantava
tu
dove ancora non c’eri
e un pappagallo dava la fortuna
come l’ignoto di un’intera vita.


Anatre

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C’è poco tempo per fabbricare l’aria

e ieri non ho steso le lenzuola

quindi dormo senza.

 

Se non avessi disegnato la luna

non verrebbe la sera

però non so se mi raggiungerai.

 

Comunque se vogliamo passeggiare

dovrò comprare delle scarpe nuove

e tracciare un viottolo sul lago.

 

Quando dopo ti sogno

mi ricorderai di esistere?

 


altri mondi d’addio

Hopper, approaching-a-city 1946

Mi sono accorto di scriverti le cose

il che per me significa soltanto

non capisci

la fissità del sole

l’alternanza del giorno e della notte

il moto involontario

nella limitazione delle frasi

in cui fingiamo piccole intenzioni

che se leggessi tu rintracceresti

quando invento parole

dove caliamo il nostro tramontare

senza ridere in faccia

alla ripetizione della morte

che si ripeterà senza di noi

e avremo albe

nottate

stelle fonde

avremo vento che trasporta il mare

e nascite di cose costruiranno

altri mondi d’addio

con tuo sollievo

perché non sarò qui a ricostruire

quello che ti ho già detto

nel silenzio

d’ogni parola che sempre tace d’altro.


Mark Strand: Mattino, mezzogiorno e sera

renoir 22

III

Queste sere di rosa e porpora che svaniscono, di caldo anomalo

che carezza la pelle fino a che non dormiamo e sconfiniamo in luoghi

che avevamo sempre sperato fossero fuori dalla nostra portata – gli abissi

dove nulla prospera, dove tutto ciò che accade pare

sia per sempre. Sudiamo, imploriamo ci si rimetta in libertà

in orario nel giorno che viene, e cadiamo nel panico al pensiero

di non arrivarvi mai ed essere costretti ad andare alla deriva dimenticati

su un mare di mezzanotte dove ogni mille anni si avvista una nave o un cigno,

o un nuotatore annegato la cui immaginazione è sopravvissuta al suo destino e nuota

per provare, a nessuno in particolare, quanto sia stata falsa la sua vita.

(tratta da “L’inizio di una sedia”, Donzelli, 1999)


mahler ruckert lieder

 

Vieni

non ci dobbiamo ancora addormentare

la tua quiete risplende

e l’universo scende nella sera

mentre il mio anno muore

e si prepara

un’altra notte lunga

ed il silenzio

di un’infinita immensa alterità.


un grande sonno

Interior-1869-Edgar-Degas

Se si ponesse l’alba
come a trarre
o la notte distesa
una proposta ed una suggestione
se mi venisse una diversa sera
mi colmerei di te
pallidamente
ed invitandoti
ci vestiremmo per la circostanza
e un grande sonno.


Riparazioni (revisited)

Dalì

L’altro giorno una signora andata, di quelle che non t’aspetti, piccola a fiori diluita all’osso, m’ha portato una sveglia senza ore. Le ho chiesto cosa volesse farne: m’ha risposto di lasciarla dormire. Io l’ho messa in custodia. Dorme da sempre: non si può fare altro del passato.

Colleziono distanze: una fatica enorme.

Prima di riparare, spesso interrogo cose. Esempio di interrogazione: cosa vorresti diventare? Nessuna che confermi la natura dell’essere accertato in cui si trova. Sospetto smanie.

Ho un martello, una sega, un’occasione che tengo con la testa sotto il banco. Quando mi chino ci guardiamo appena: ci frequentiamo poco. A volte ci mostriamo i documenti, tanto per confermare.

Quando mi annoio faccio passeggiate. Se inciampo, riparo piedi e sassi. Se perdo tracce, le ritrovo in bottega, come se sapessero da sole dove andare. Ci spieghiamo per bene: che non accada più. Succede sempre.

Quando suona il telefono riattacco.

Taglio fotografie. Da una ne costruisco molte. È semplicissimo, basta indagare e ritagliare figure intere, strade, paesaggi, sfondi, ruote carretti case facce abiti d’occasione vicoletti cose di cose: cose. Non finiscono mai, tanto che devo proprio darci un taglio. Poi qualcuno protesta: m’hai rotto il mondo! Sì, ma ne ho fatto uno che non t’aspettavi.

Spesso mi tocca prenderli per mano. Significa che in quei ritagli ci sono anch’io. Qualche volta mi viene da pensare: sono un ritaglio. Taglio.

Gli amori me li tengo sotto il letto. Rassicurano, con diluito senso di mancanza.

Certe sere vengono farfalle. Salgono dalla riva. Chiedono ali grandi. Regalo loro l’immaginazione: possono andare ovunque. Quando frusciano, hanno un suono diverso. che rompo per rifare. Un silenzio a schema muto.

Quando le stelle striscio. Sono diversi i cieli, a seconda dell’inclinazione. Dunque, inclino. A furia di inclinare vado curvo: mi riparo di sera.

A volte cade. Restano frammenti.

Travasava da emisferi lontani:

astri, la notte.

Spume traevano soffi

= nebbia saliva apatica la valle

tra facce grigie

scosse da vento instabile e frammenti.

Lei soggiornava pallida

nell’arco addormentato delle braccia.

Occasionale

diluivo la luna

mentre i suoi capelli

formavano una sorgente di pensieri

umidi

come le sfere alte della notte.

Poi sospirava appena: forma d’alba.

Scuotersi.

Fuggiremo cuore mio…?

(c’era silenzio dietro le sue ciglia).

Celarsi

Quando mi lascio andare

m’incateno a qualcosa che non c’è.

(tratto da “Oltre il varco di notte”, La Recherche, e-book, 2016)


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