Archivi categoria: giovanni baldaccini

il pianeta

foto7

Arrivava da lontano
come una cosa piccola
di strada
ripetitiva come le giornate
una finestra su una cantilena
una tristezza antica
mia madre che cantava
tu
dove ancora non c’eri
e un pappagallo dava la fortuna
come l’ignoto di un’intera vita.


Anatre

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C’è poco tempo per fabbricare l’aria

e ieri non ho steso le lenzuola

quindi dormo senza.

 

Se non avessi disegnato la luna

non verrebbe la sera

però non so se mi raggiungerai.

 

Comunque se vogliamo passeggiare

dovrò comprare delle scarpe nuove

e tracciare un viottolo sul lago.

 

Quando dopo ti sogno

mi ricorderai di esistere?

 


terzo tempo

lalla 8

 

(foto di luciana riommi)

 

Dovrei lasciar cadere questa noia

ed aspettare che compaia il tempo

senza affliggermi troppo

delle lettere che continui ad inviare

per ricordarmi d’essere una sera.


altri mondi d’addio

Hopper, approaching-a-city 1946

Mi sono accorto di scriverti le cose

il che per me significa soltanto

non capisci

la fissità del sole

l’alternanza del giorno e della notte

il moto involontario

nella limitazione delle frasi

in cui fingiamo piccole intenzioni

che se leggessi tu rintracceresti

quando invento parole

dove caliamo il nostro tramontare

senza ridere in faccia

alla ripetizione della morte

che si ripeterà senza di noi

e avremo albe

nottate

stelle fonde

avremo vento che trasporta il mare

e nascite di cose costruiranno

altri mondi d’addio

con tuo sollievo

perché non sarò qui a ricostruire

quello che ti ho già detto

nel silenzio

d’ogni parola che sempre tace d’altro.


in odore di fumo

 

2a

Le cose bisogna che si lascino riposare
che abbiano tempo di rifarsi le ossa
e i luoghi del tramonto
dispersi dai riflessi degli oceani
dove si gira il mondo
e che dunque riflettano sull’inconsistenza di essere
almeno generalmente.
Anche io avrei bisogno di riposare
come una sera su una veranda
e lasciar scorrere
quello che mi scorre intorno
senza la necessità di percepire
questa continua rappresentazione
che ignoro da dove venga e non vedrò la fine
mentre mi piacerebbe che fosse il vento ad accorgersi di me
e annusarmi come se portassi dei fiori nella giacca
o mi dicesse che sono diventato giallo come una malva
senza questo odore di fumo
che allontana le stelle.


Mark Strand: Mattino, mezzogiorno e sera

renoir 22

III

Queste sere di rosa e porpora che svaniscono, di caldo anomalo

che carezza la pelle fino a che non dormiamo e sconfiniamo in luoghi

che avevamo sempre sperato fossero fuori dalla nostra portata – gli abissi

dove nulla prospera, dove tutto ciò che accade pare

sia per sempre. Sudiamo, imploriamo ci si rimetta in libertà

in orario nel giorno che viene, e cadiamo nel panico al pensiero

di non arrivarvi mai ed essere costretti ad andare alla deriva dimenticati

su un mare di mezzanotte dove ogni mille anni si avvista una nave o un cigno,

o un nuotatore annegato la cui immaginazione è sopravvissuta al suo destino e nuota

per provare, a nessuno in particolare, quanto sia stata falsa la sua vita.

(tratta da “L’inizio di una sedia”, Donzelli, 1999)


mahler ruckert lieder

 

Vieni

non ci dobbiamo ancora addormentare

la tua quiete risplende

e l’universo scende nella sera

mentre il mio anno muore

e si prepara

un’altra notte lunga

ed il silenzio

di un’infinita immensa alterità.


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