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D’autunno

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(P. Klee – Messaggero d’autunno)

Poi s’infittiva alta (credo nebbia)
tuttavia sufficiente a oscurare (mi riferivo al tuo pallore bianco)
mentre intuisco
il saliscendi breve del mio giorno.

Generalmente non do spazio all’ora che disegna passaggi
degli esuli che viaggiano la terra e gli annegati in mare
quando l’onda s’accosta alla mia terra

ed io non so perché ti scrivo: luce

mentre si lascia andare.

Non so neppure se ti ho mai raggiunto, visto che si scompare
ed attualmente non mi sento bene, o forse dovrei dire non mi sento

tuttavia s’incanala un’altra sera lungo quello che ignoro
ed io divento giallo.


Nonostante

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(van gogh)

Ma rimanevo grigio
come fanno di solito i viaggianti
quando cade la sera
e i lineamenti tacciono
al di là
della forma
un’opzione arcaica
o più semplicemente un desiderio
ma prova a immaginare
l’infinitesimale del pensiero
e la sua capacità di cogliere l’immenso.

 

 


abitazioni

Vicolo delle vacche bianco e nero ritagliato

(immagine di luciana riommi)

Ci si potrebbe abitare lì, qualche volta – ti ricordi?
le abitazioni la pasta con il sugo le caramelle il rumore di chiodi –
ma ci si potrebbe lo stesso abitare, cioè restare lì
se qualcuno mi dicesse cosa significa.
Certi pesci non hanno una casa: nuotano
a meno di avere la fortuna di avvicinarsi a una scogliera
o una barriera corallina, se ancora ce ne sono,
ma nuotano comunque.
Anche gli esuli
solo che smuovono la sabbia invece dell’acqua
ma l’esilio è concetto sfuggente e qualcuno me lo dovrebbe spiegare.
La storia della pasta con il sugo è semplice:
significa abitare, o almeno dovrebbe, a meno di un campeggio.
Si abita una tenda? I nomadi lo fanno = deserto deserto deserto.
Comunque il vento non ha casa.
E’ discutibile se la abbia il mare
che scivola tra i continenti e non possiede
alcuno spazio chiuso
a meno di non essere il Mar Morto, ma quello è un lago
e i laghi non hanno ceste con il pane, mentre una casa sì.
In tempi di globalizzazione
si dovrebbe abitare l’intero pianeta, ma si dovrebbe essere enormi.
Questo mi sfugge: non provare a spiegarmi
i confini della mia testa.


Il cielo sotto Berlino

Ripropongo (scritta 2 anni fa)

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Sabato non era mattina
quando è caduto per l’ultima volta
ma non saprei dire se fosse pomeriggio o sera
forse semplicemente non era.
Non c’è rimasto neppure il corredo delle piume
(sulla guglia non c’erano più)
probabilmente colpa del vento
o qualche altro angelo smarrito
che non si può mai dire di cosa si può aver bisogno
per volare.
Quando mi dondolo dal balcone
mi capita di aver paura del vuoto
ma un trapezio non mi avrebbe salvato
e lo slancio
chissà dove
magari un altro vuoto più profondo
come quello dove mi trovo oggi
senza città, né ali, e neppure lo straccio di una soglia.
Ma si sa, a volte può succedere di tutto
persino di identificarsi con un angelo stanco di essere tale
e ti rimane solo la stanchezza.


A tarda ora

G. De Nittis

(De Nittis)

Quando ci passo immagino
senza alcuna fatica
alle finestre la mia malinconia
dove (credo) ti ho amato
a tarda ora
in fondo a qualche posto che dorme
e non ho ancora voglia di alzarmi.

 

 


ovvero la follia

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(van gogh)

 

Ho pacchi di coriandoli a difesa
sono piccolo
cambio colore
muto
la personalità con le stagioni
ma privo di antefatti
non mi ricordo dove sono nato
io vengo dal silenzio e ad esso torno
e a volte sono solo un precipizio
dove immagino cose che non sanno
nulla di me e divengo
una mancanza dalla differenza
tra le forme che immagino e i distanti
versi animali
quando la notte a volte mi dipinge
e sento la pietà di diventare
mondo.

 

 


di una città

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(immagine di luciana riommi)

Certe volte distinguo panorami, ossidi di carbonio, vetri azzurri
e se andassi in alto
mi converrebbe forse che sia notte.
Poi, stamattina, ho fatto colazione, al solito bar d’angolo.
L’ho consumata in un angolo, con il gomito ad angolo,
trattenendo il cappuccino in un angolo
della bocca
ma non schioccavo la lingua né le dita
che avevo usato al bagno per lavarmi
la faccia, il naso, gli occhi, l’occasione
di riflettere un poco, al bagno – unico luogo della riflessione.
E la finestra in alto quinto piano
di fronte non c’è nulla
come un verso d’animale selvatico al mattino
questo spirito vago delle cose
a tempo
di una città che non ti porto in dono.

 

 


Oggi si vola

 

Cosa vuoi che ti dica domattina
quando mi tolgo il peso della notte
e mi rannicchio
qualche minuto ancora
e gli artifici
che collochi nei luoghi sconosciuti
per avere un rimbalzo
ed è inutile dire
quello che già ti ho detto
l’altra mattina
senza neppure farlo
un’astensione che diventa meraviglia.
Falsifichiamo spesso
le costruzioni immaginarie dei ricordi
per rintracciare un po’ di realtà
ma poi mi chiedo quale e dico quando
e ti guardo, senza capirci nulla.
Comunque il caffè sul lago fa una macchia
che si dilata e spande scomparire
e le nuvole che passano non tornano.
Meglio gli uccelli sulla staccionata:
quelli ci vivono
e qualche volta volano
come capita ai libri se c’è vento.

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(Hopper)


TRE (racconti e poesie)

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TRE


sonno

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(woody allen – manhattan)

 

Un’apertura che non ho concesso
(si cantava in silenzio)
mi seguivo
come fanno i bambini con la luce
quando il buio sconfessa
ed altro ancora.
Può darsi mi si spenga l’attenzione
qualche volta la sera
quando le gocce cercano un bicchiere
e il sogno una visione
e viene sonno.
 

 


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