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depositi

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Ed infinite
passano formazioni
mentre chiedo
se il cielo possa fare da altipiano
dove poter passare qualche sera
mentre ti scrivo lettere
con le solite storie fuori luogo
perché non sono un luogo
e ho male alle caviglie e alle parole
depositate al largo

mentre spremo limoni e pianto piaghe

e ti dicevo certe situazioni

se ricordi

quando il ponte si rompe e l’altra riva

raddoppia questa nostra vastità.

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sguardi

Narciso-Caravaggio

Da dove mi guardi…
sembri Gesù
o Pietro con le chiavi
o Paolo
fulminato da un tumore al cervello
che qualche volta si diventa pazzi
senza saperlo
e dopo è troppo tardi
se mi guardi
che vuol dire che è fatta
e la sabbia diventa una montagna
il mare sta in un otre
e il vino parla
d’una città perrduta
che ti sembra di vedere da lontano
oltre le nubi
il vento
la calura
che rende l’aria tremolante
e l’inverno la neve
che offusca
e non capisci niente
ma ti sembra chiarissimo
e ci cammini
e mi guardi
non identificato
e qualcuno ti dice che sei morto
e in questa schiera
fatevi vivi se avete il coraggio.


SENZA FILO

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Telefonami possibilmente a primavera

quando i cisti preparano i boccioli

e le viole si svegliano

ai salti delle rondini

chiamami verso sera

quando avrò espulso il vuoto che mi copre

e potrai riconoscere la voce

che altrimenti sembrerebbe l’avamposto

di una città perduta

un temporale

un transito di sogni senza storia

ma non farmi aspettare più di un anno

che non saprei distinguere tra i giorni

di un’attesa stentata

ma se vorrai non farlo non chiamarmi

e farò finta di telefonarmi

quando viene l’estate

e i cisti hanno riposto lo splendore

e la sera le viole.

(Tratta da “Metafisiche a terra” e-book

 


case d’aria

de pisis 3

Abito case sopra questa terra

di fango, di mattoni, di lussuria

abito vento

abito occasioni

che il tempo mi concede e poi cancella

abito case d’aria e sembra terra

abito terra

quando sono morto

e quando dormo

dormo

e ignoro dove.


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e avremo detto libri

voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

mi scambierò un anello con la morte

perché tu passi, anima, e spargendo

quello che siamo stati e la tua storia

io non ti chiederò di darne conto

ma la notte, se vento,

ti chiederò:”che hai fatto?”

che non sia altro da dimenticare.


vuoti d’aria

Hopper, approaching-a-city 1946
Com’è facile scavarti nella sera
senza nulla
e intavolare le conversazioni
mentre fingiamo d’essere esistenza
e accumuliamo fatti
dove una volta c’erano soffitte:
notti d’altri.
Oggi ci arrampichiamo per le scale
fermi presso una porta
e confortiamo il nostro smarrimento
che nessuno ha il coraggio di toccare
perché fa pena il vuoto
dove la notte corrono le stelle.

almeno un altro anno

43noir 7

Mi piacerebbe dirti le mie ore
i minuti i secondi le astensioni
che nessuno ricorda
se potessi
e le dimore
che stanno dove stanno i paesaggi
che non ho mai saputo immaginare
per rilassarmi un attimo
al di là del mio freno
un malincuore
che quando viene non sai cosa dire
né riesci a parlare coi limoni
le farfalle che cercano i ciliegi
i ciclamini che nascono d’inverno
sotto la protezione della sera
pallidi come rose senza fiore
e il profumo di un giorno.


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