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tutti i nomi degli anni

degas 4

 

noi passavamo anni a immaginare
tutti i nomi degli anni

come sera


Luce coatta

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COME VAI morendo in me:

ancora nell’ultimo
esausto
groppo di respiro
stai dentro con una
scheggia di
vita.

Paul Celan


Orfeo/Euridice (2)

EdvardMunch-lastorm(1893)[1]

Ora sarebbe lecito supporre dove saremmo stati
se non fossimo stati le pagine di un libro
un incidente (forse da ospedale) o un gelato alla crema
da consumare in una passeggiata
mentre la valle sfuma e il turbamento
(la sua testa non era ancora transitabile; altri frammenti, forse).
Sarebbe lecito sostare nei ricordi, se non fosse penoso
o chiedersi con Kant l’inconoscibile di qualche cosa in sé
decifrando una pagina di Schoenberg per rinunciare subito e ovattare
questo traffico intenso, come fanno le cose più normali
se ancora ne conosco.
Ti domandavo qualche spiegazione; ridevi, come si fa coi pazzi
per togliere importanza e scongiurare altri infiniti danni.
“Non smetti proprio mai”
”Cosa?”
Ma scrollavi le spalle e sedevamo al solito caffè dal panorama tossico
terrazze, appassimenti, rose rosse (forse neppure c’erano)
e mi sembrava una fortuna intatta
questa città
che lascio allo sconforto di chi resta.
Notavo di sfuggita la tua pelle e mi accorgevo che avevi freddo
(effettivamente lo sentivo anch’io) ma finivamo il caffè.
C’era sembrato amaro.


la sera

paul-klee-luna

Non so come farò a continuare a vivere
senza uccelli di sera
mentre al mattino
non ne ho affatto bisogno
e posso benissimo farne a meno
anzi mi disturbano
ma la sera
non è possibile essere serali
senza.
Uno è serale solo nella sera
ma senza uccelli non mi sembra sera
_ capisco che probabilmente si tratta di una fissazione
o qualcosa di simile.
Si potrebbe persino alludere a una malattia
ma non lo è forse la sera?
almeno per quelli come me
_ dico, per lo meno _
e questo mi si deve concedere:
io sono serale nella sera
ma la sera non è tale senza uccelli.
I fiori invece è opportuno che si chiudano
(altrimenti potrebbero distrarmi)
non gli uccelli
che fanno sera dove non è sera
e sera fanno, dico: fanno sera
anche senza la sera
ma trovarsi nel nulla
rende inutile ogni accertamento
e non è facile riconoscere la sera
e neppure se è giorno;
anzi, non è facile riconoscere nulla
_ e qualcuno mi dica (vorrei proprio che ci provasse)
come si fa a riconoscere il nulla
e a distinguere in esso il giorno dalla sera.
Si potrebbe obiettare che nel nulla non ci sono nemmeno gli uccelli
e che non c’è proprio nulla _ e questo lo sappiamo tutti _
ma non si terrebbe conto
che quelli posso sempre immaginarli
come i fiori chiusi, gli odori che non sento, i dissapori
e tutto quello che riesco a ricordarmi
ma fino adesso _ prego si tenga conto _
non ho avuto alcuna esperienza del nulla
(dunque non posso ricordarlo/immaginarlo)
e qualche volta temo che a lungo andare
potrei non ricordarmi di me
e allora non ci sarebbe bisogno di uccelli
perché non ci sarebbe la sera (non ce ne sarebbe bisogno)
e tutto il resto, eccetera eccetera
senza ricominciare da capo
cosa che non succede mai.


ancora una volta

wild things

Di quest’assenza non farò parola

ma non farò parola di presenza

                                                                                                  fino a quando mi manca.

 

Dicono che nei mari verso nord le isole scompaiono per via di certi riflessi che chiamano aurora boreale che cancellano il mondo e l’evenienza.

Dicono che i poeti, come gli uccelli, non abbiano biografie diverse dai suoni che emettono e che i versi si incidano nel ghiaccio in una verticalità senza frontiera.

Dicono poi che l’acqua non fa ombre, neppure lungo le soglie e i continenti e per questo gli uomini si trovano spaesati, anche perché l’inverno non ha sole e dura per sei mesi e le donne si scaldano soffiando sulle stelle.

Dicono che gli iceberg non si sciolgano, dalla Finlandia ad oltre, e che il Baltico sia un mare di sussurri e richiami di un tempo congelato che non sa trasferire le scorrerie dell’acqua ai miei occhi notturni ed alla notte.

Dicono anche che non si torna indietro e la navigazione non ha sosta, perché il ghiaccio confonde l’orizzonte e non c’è rotta. Neppure alternativa.

Dicono si vaneggi e s’incontrino forme d’altra vista. Perché nessuno sa dove si va.

Non si affonda: l’iceberg non si scioglie.

Dicono si ricordi. Come se l’acqua e i suoi riflessi riproponesse tutti i tuoi fondali. E l’assurdo del tempo.

Dicono non ci sia molta distanza, in un appiattimento verticale e ciò che è orizzontale si condensi.

Dicono dunque si raduni: la nostalgia dell’acqua senza fondo. E ti trovi disperso.

Dicono che la laguna sia coperta dall’immensa distesa di ghiaccio.

Dicono che sotto vivano ombre di felci e forme azzurre. Dicono si nutrano di ricordi: quando era concesso ricordare.

A volte mi appariva come luna, quando non cambia il quarto eppure sfugge. A volte lampi, involontari e colmi, simili a un’onda di fondo, di quelle sempre lontane dalla costa, illuminate a tratti da astri che non hanno ancora un nome.

Altre, circondata da nuvole serali, quelle da cui gli uccelli sfuggono emettendo richiami di tempesta o canzoni adatte ad imbrunire.

Luce, anche, piena delle sfaccettature della luce, ma senza consistenza.

Smagliante, ma con un tono di caduta simile a un abito smesso, uno di quelli che indossi ma poi ti accorgi che ti stanno male. E ti rabbuia.

Tuttavia una scintilla, costruita da una serie sconnessa d’incurvature, bianche come d’argento svaporante, artisticamente adatte a una commedia.

O una viola, quando non c’è la sera.

Evanescenza, ma con un tono di reale che il mondo si confonde.

E non sai dove sia.

Quindi riaprire ancora la finestra. Baltico agli occhi. Ed un odore grande: nullità.


L’immagine

lalla 11

(foto di luciana riommi)

A volte vedo

qualcosa che somiglia

a un’immagine conosciuta.

La osservo nello specchio

e lei mi guarda

con la stessa espressione

con cui la guardo io

e ci stupiamo

di questa somiglianza

trascorsa.


andare senza stare

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Siamo passati come una montagna

denudata dal tempo

e adesso ci troviamo quasi a terra.

Se non ti conoscessi non saprei

e tu di me

ma non m’importa il tuo rincrescimento

che non credo sia tale

e nemmeno ti accorgi

di quel che ha preceduto

nella fatica di secoli annullati

e l’oggi, come tale.

Io non ti ho chiesto nulla e ci troviamo

dove si ferma il senso

con l’unica certezza di sapere

che passerai con me

per questa volta

e andare senza stare

ma non avrai rimpianto.


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