Archivi categoria: letteratura

Effetto notte

 

 

E dunque divagando
l’ultima notte
splende
mentre gli amanti
cercano
un mondo per restare.
Foglia su foglia l’erica
si spinge nei ricordi
e tu non crederesti
mare aperto
che il pensiero è una goccia da salvare.
Io ti dissolvo attimi
di miracoli e attesa
ti dissolvo
quegli attimi
ti scrivo
della tua rosa rossa ad asciugare

 

 


Fisica della malinconia

 

 

Sono nata come drosofila, due ore prima del sorgere del sole.
Morrò stasera dopo il suo tramonto.

Sono nato il 1° gennaio 1968 come creatura umana di sesso maschile. Ricordo fino all’ultimo dettaglio tutto il 1968 dall’inizio alla fine. Non ricordo nulla dell’anno in cui viviamo ora. Non so neanche che anno sia.

Sono sempre stato nato. Ricordo ancora la grande Glaciazione e la fine della Guerra Fredda. Lo spettacolo dei dinosauri in agonia (di entrambe queste epoche) è una delle cose più insopportabili che abbia mai visto.
Non sono ancora nato. Sono imminente. Sono a meno sette mesi. Non so come si calcola questo tempo negativo trascorso nelle viscere. Sono grosso, sono grossa (non sanno ancora di che sesso sono) come un’oliva, peso un grammo e mezzo. La coda mi sta gradualmente scomparendo. L’animale in me sta andando via salutandomi con la coda che mi sta sparendo. Sembra che sia stato scelto come creatura umana. Qui è buio e accogliente, sono attaccato a qualcosa che si muove.

Mi ricordo di esser nato come rovo di rosa canina, pernice, ginkgo biloba, lumaca, nuvola di giugno (il ricordo è assai breve), fiore autunnale turchino di croco intorno a Halensee, ciliegio precoce gelato da una tarda neve d’aprile, come neve che ha gelato l’ingannato albero di ciliege…

Georgi Gospodinov, Fisica della malinconia, Voland s.r.l., Roma 2012


L’arte più difficile (a proposito dei nostri giorni)

 

 

Dunque l’arte è senza dubbio quella di sopportare l’insopportabile e di non sentire ciò che è orribile come tale, cioè orribile. Definire quest’arte come la più difficile, è ovvio. L’arte di esistere contro i fatti, dice Oehler, è l’arte più difficile. Esistere contro i fatti significa esistere contro ciò che è insopportabile e contro ciò che è orribile, dice Oehler. Se noi non esistiamo costantemente contro ma solo costantemente con i fatti, dice Oehler, andiamo a fondo in brevissimo tempo. Il fatto è che la nostra esistenza è un’esistenza insopportabile e orribile, se esistiamo con questo fatto, dice Oehler, senza esistere contro questo fatto, andiamo a fondo nel più miserabile e nel più comune dei modi… E’ sempre un problema di freddezza mentale e di acume mentale, dice Oehler. La maggior parte delle persone, dice Oehler, non ha né freddezza mentale né acume mentale e non ha neppure intelletto. L’intera storia sino ad oggi ne ha dato senz’altro prova. Ovunque guardiamo, né freddezza mentale né acume mentale, dice Oehler, il tutto è una gigantesca storia, spaventosamente lunga, priva di acume mentale e di freddezza mentale, e quindi priva di intelletto. Se guardiamo alla storia, qui deprime in particolare la totale mancanza di intelletto, per non parlare poi di acume mentale e di freddezza mentale. In tal senso non è un’esagerazione dire che tutta la storia è una storia totalmente priva di intelletto, ragion per cui è anche una storia completamente morta.

(Thomas Bernhard, “Camminare”, Adelphi, Milano, 2018)


Il caso Thomas Bernhard

 

 

Rivista “Fermenti” n. 248, con alcuni miei contributi.

Il caso Thomas Bernhard
di Giovanni Baldaccini
(tratto da Rivista “Fermenti” n. 248 in uscita in questi giorni)

sommario

“Camminare” con Bernhard espone a un pericolo preciso costituito dalla più assoluta imprecisione: il pericolo di impazzire.
“Mentre io, prima che Karrer impazzisse, camminavo con Oehler solo di mercoledì, ora, dopo che Karrer è impazzito, cammino con Oehler anche di lunedì…perché non c’è nulla di più orribile di dover camminare da soli di lunedì”. (T. Bernhard, “Camminare”, Adelphi, Milano, 2018).
Tale pericolo si manifesta in forma sottile, quasi subdola (in pratica non te ne accorgi)- Infatti, terminata la compenetrazione con un certo mondo – vedremo quale – ho desiderato non uscirne, restarvi dentro, percorrerlo di nuovo anche se in altro libro. Ho desiderato sentire ancora quei pensieri, inseguirli, esserne inseguito, perché Bernhard, se provi a lasciarlo, ti insegue, e non è facile liberarsene. Il suo è un veleno sottile, avvolgente, che può creare una dipendenza. E’ come la campana di un paese, un paese piccolo, estremamente definito, privo di sorprese. Un paese minuto e, proprio per questo, inesorabile: non se ne esce, perché il mondo è tutto lì: non ne esiste un altro. Una specie di prigionia; senti che ti opprime, ma non vuoi uscirne, Cosa al di fuori? Certamente non Bernhard, non il mondo minuscolo e terribile che stai abitando, ma è di quello che hai bisogno. Un paesino piccolo e terribile, che somiglia solo a se stesso. E si ripete, si ripete ininterrottamente: non c’è modo di uscirne.”
(continua)

 

 


e-book – Euridice non abita più qui (la scomparsa dell’arte)

alla fine ce ne siamo andati tutti
e abbiamo lasciato che cadesse
quello che doveva cadere (nessuna mano si è sporta).
I cappotti sapevano di caldo (come era necessario)
ma le mani erano fredde (intendo dire che intorno si gelava)
e forse è per questo che non ci siamo salutati abbastanza.
Tuttavia era previsto
che le luci si spegnessero all’improvviso
come se non ci fosse nulla alle spalle
e che si scivolasse
e dunque non capisco quegli sguardi di scomposizione
che ci raggiungevano a tratti
(la mia faccia e la tua, bellissima)
ma una sera di vento scompiglia i capelli
e le idee si ficcano nelle tasche, misteriosamente.

(continua…)

 

copertina euridice

scarica free

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=237

 


Fuga da Bisanzio

“L’arte non è un’esistenza migliore, ma è una esistenza alternativa; non è un tentativo di sfuggire alla realtà, ma il contrario, un tentativo di animarla. È uno spirito che cerca la carne ma trova le parole”.

Se volessi raccontare un libro, e lo farei volentieri quando questo libro è “Fuga da Bisanzio” di Iosif Brodskij, dovrei inoltrarmi in un’esperienza profonda, quella dell’autore, e tentare di coglierne sfumature e lampi, perché di questo Brodskij parla, come un uomo cui è stata sottratta ogni stabilità, un uomo che si esprime per ricordi e forme lievi, perché la sua voce è una voce di esilio. Leggerlo è esperienza conturbante, perché toglie la terra sotto i piedi e trasporta, quasi senza che tu possa accorgertene, da un luogo a un altro come da un tempo a un altro, perché l’esilio non è un luogo e non è un tempo, ma un’esperienza di lacerazione che la parola tiene insieme senza guarirla mai. Allora ci lasciamo trasportare, lontani da noi stessi, nell’esilio di parole esiliate, prive di luogo e tempo, perché parlano d’altro, parlano d’altrove, di un’interiorità che non ci appartiene ma ci sfiora e ad ogni pagina ci porta più lontano mentre ci si avvicina. Impossibile non esserne penetrati e ritrovarci noi stessi come “altrove”, l’altrove della poesia che Brodskij propone anche quando si esprime in prosa. E ci sentiamo esiliati da tutto ciò che oggi ci riguarda senza riguardarci affatto.
Di questo dovrei parlare, se ne parlassi, ma lascerò che lo faccia qualcun altro che di questo libro ha parlato molto meglio di come potrei farlo io.

http://dietroleparole.it/2018/07/24/iosif-brodskij-fuga-da-bisanzio-adelphi/#more-1735


camminare

“Lo stato di totale indifferenza in cui mi trovo, così Karrer, è uno stato filosofico da cima a fondo”.
(T, Bernhard, “Camminare”, Adelphi, Milano, 2018)


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