Archivi categoria: pensieri

schizzi di terra

lalla 1

Noi ci cerchiamo come fa la mela
quando tocca la terra
e l’improvviso
di un’antica memoria.


La musica dei tarli

 

Come si fa a scrivere di noi adesso che il mondo non c’è più: a me sembra impossibile. Eppure lo abbiamo fatto, l’impossibile: scrivere.
A piedi per l’Europa, negli stivali, su un treno da una stazione all’altra, fino a Parigi, che sembrava l’unica cosa che restava, quando ci siamo accorti che non era vero.
Per ricordare, abbiamo dovuto affidarci a delle statue di cera, per accorgerci che erano soltanto mostri, e per quanto abbiamo tentato di costruire un muro tra la retina e l’anima, non ci siamo riusciti, Joseph, e questo, temo, ci abbia ucciso, ma saresti morto lo stesso.
Il vino non è un muro, Joseph, un ospedale sì. Ne ha quattro di mura, tutta una stanza, e per non accorgersene bisogna essere ubriachi. Per morire senza accorgersene, perché eravamo ormai diventati superflui e la morte è quanto di più superfluo si possa immaginare. Il fatto è, Joseph, mio caro, che il tuo mondo era finito e non avevi la forza di immaginarne un altro. Oggi sta succedendo a me.
Dunque dovevamo morire per tentare di riconoscerci almeno un po’, ma quando abbiamo deciso di dichiarare superfluo anche l’altro mondo, davvero abbiamo deciso che non esiste alcuna decisione e non ci restava che chiuderci in una stanza di una misera pensione, sul letto, di fronte a un vecchio armadio, per scoprire che suonava: la musica dei tarli.
Quello che mi hai fatto capire, a Zotlogrod, dove la primavera viene un giorno, o nella taiga, dove non viene mai, o nella neve che vive nei paesi, nella musica che scompare, nella zuppa di cipolle e negli infermi, è che il mondo che ci è scomparso ci è scomparso e non c’è più neppure un Ebreo che vada in giro, perché il mondo non gira e, mentre girava, mi hai fatto capire che anche il mondo che amavamo tanto era del tutto superfluo.
Molti anni dopo la tua morte, un altro scrittore mi ha detto che, dopo di te, era impossibile scrivere. Ne sono convinto. Dunque, come vedi, siamo stati superflui.


A un amico annegato

 

Lei certamente avrà dato disposizioni
di non aprire la chiusa
che non si perdano papavero e memoria
lontanissimo in mare
oltre le spiagge scarne di Bretagna
e si ricordi chi si è sottoposto
a una rosa e nessuno.


Iosif

Ti ho letto talmente tanto
che quasi potrei dire di conoscerti
anche se il tempo ci ha divisi
e la nascita
avvenuta a migliaia di chilometri di distanza
come se quando sei venuto in Italia
io fossi andato in Russia
e tu ti fossi sperso nella luce che basta per il resto della tenebra
e io nel Baltico
dove le isole si tengono per mano
e la deriva.
Tu non sapevi neppure che scrivevo
o almeno tentavo di farlo
e per questo il nostro rapporto è ancora più sbilanciato
ma sono contento che tu non mi abbia letto:
mi avresti chiuso dopo poche righe e avresti fatto bene.
Dunque non ci siamo neppure sfiorati
anche se ti ho tenuto tra le mani e spesso in mente
ma cosa vuoi farci, Iosif,
noi siamo nati figli di distanza
e l’unica cosa che ci tiene insieme è stare soli
quando dalle tue parti
gli uomini non hanno ombra, come l’acqua
e dalle mie
le stelle tornano tutte le sere
e ancora aspettano che qualcuno se ne accorga.


12 ore di notte

Per quanto questo viaggio mi affatichi
mi interessa la sera

I popoli del nord che non hanno la notte
soffrono di una mancanza inesprimibile.
Penso a te, Iosif
e alle tue isole che fuggono lontano

Un impossibile incorporeo incostante:
gli angeli non hanno le ali

Essi suonano
una matematica
pura

Pensiero ad un mio allievo triste:
se tu sei capace di amare una musica come questa
non puoi non amare te stesso

Questa tua unicità ti rende solo
ma preferisco un folle come te
a dieci miliardi di incoscienti insensibili animali

A questa unicità
accostarsi con infinito rispetto
come di fronte a Dio

Quando moriremo
torneremo ad unirci con la notte
e il mare senza nome delle stelle

 

 

 

 

 


il miglio verde

 

Non c’erano angeli.
Mi ricordo di te
quando eravamo uccelli
e il vento
la sera
ti reclinava il capo
e il mio sul tuo.
Angeli davvero non ne ho visti.


Di frattempo in frattempo

Ora quel tuo profumo non è chiaro
quando s’alzava il vento
ma non è di questo che volevo parlarti
quando la mia pigrizia si lascia trasportare-
Neppure il tuo profilo – troppe lune lungo una sera e un’altra.
e davvero non si riusciva a intravedere
un’altra linea da lasciare in giro
quando l’estate insiste ed ogni notte
stordisce
con quegli odori intensi, il rumore dei pini
i suoni accatastati lungo il sonno e dio che dorme
e l’altra notte mi sembrava questo
vecchio istante
vecchio come la terra che contiene
gli istanti tutti
e l’onda
di frattempo in frattempo.

 


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: