Archivi categoria: pensieri

L’attesa

 

Lasciami liberare un’altra attesa
la sera che il silenzio s’è interposto
lungo un attimo e l’altro
e l’intervallo è stato come il tempo
di un incontro negato.
Ti ascolto quando taci.

 

 


Della lucidità

 

Ho davvero perduto molto tempo, molto del mio reale,
ad inseguirmi. Dimentico, invariabilmente.
Non è questione d’anni: è un effetto impossibile
della mancanza a essere.

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E. Hopper)


manuale di metafisica

 

La statica degli oggetti misteriosi non rappresenta un problema di comunicazione allo stesso modo dei misteri orfici che alla comunicazione sfuggivano non potendo essere comunicati.
Piuttosto l’estetica di codesti misteriosi oggetti potrebbe rappresentare un problema di definizione, ma questo non accade non essendo possibile definire esteticamente un mistero altro che come tale.
Pertanto, questi rompicapo appartengono piuttosto alla metafisica che, in quanto al di là dell’immediato sensibile affondabile, non affonda, non essendo pertinenza del mare, del vento e tanto meno velieri, quale che sia l’alberatura degli alberi che stanno sulla terra ed ignorano fenomeni celesti, tranne che aria e luce, di cui abbisognano per funzioni vitali.
Da ciò si desume che persino una cosa metafisica come la metafisica appartiene al fisico, ma ancora non ho scoperto cosa si possa fare di questo ponte tra le sfere che definiamo corpo.

(Tratto da, ecc. ecc.)

 


Un biglietto per Venezia

 

Nessuna sicurezza. Questo mi sembra saldo.
I pianeti non hanno alternativa, ma neppure le stelle.
Quel pallore distante: ne convieni? E la purezza…: neppure una cicatrice.
Ma ti sembra possibile? Anche gli angeli frequentano la terra e qualche segno lascia.
Tu sei venuta come un’occasione, un castello di carte, una pensione quando finisce il vento.
Dunque esiste un confine? Sembra che gli angeli non ne abbiano.
So benissimo che l’alba ha un’altra luce, ma dalla mia finestra vedo poco
e mi lascio trasportare da qualcosa che somiglia a una sera senza me.
Capirai la sorpresa, lo smarrimento, la perturbazione quando la neve indaga il mio cuscino.
Come faccio domani?
Ho acquistato un biglietto per Venezia dove il mare ti sa venire incontro.
Non devi preoccuparti di partire.

(Tratto da “Considerazioni di un metafisico appiedato”)

 


D’autunno

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(P. Klee – Messaggero d’autunno)

Poi s’infittiva alta (credo nebbia)
tuttavia sufficiente a oscurare (mi riferivo al tuo pallore bianco)
mentre intuisco
il saliscendi breve del mio giorno.

Generalmente non do spazio all’ora che disegna passaggi
degli esuli che viaggiano la terra e gli annegati in mare
quando l’onda s’accosta alla mia terra

ed io non so perché ti scrivo: luce

mentre si lascia andare.

Non so neppure se ti ho mai raggiunto, visto che si scompare
ed attualmente non mi sento bene, o forse dovrei dire non mi sento

tuttavia s’incanala un’altra sera lungo quello che ignoro
ed io divento giallo.


Decostruzioni

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(van gogh)

Credo che Strand e Ashbery siano le voci della poesia che oggi si possano ancora ascoltare, se non fosse che Strand è morto e Ashbery anche. Gli altri se ne sono andati tutti.
Credo sia vero, come dice Brodskij, che la lingua ci sopravvive, ma se non c’è una bocca, la lingua può anche non parlare.
E non ritorneranno, come non tornerà Roth – per parlare di letteratura – perché non c’è più un mondo da distruggere avendo provveduto da solo. Né tornerà Singer perché oggi gli Ebrei annientano la propria immagine per proprio conto; o Céline, perché non ci sono più battelli e la Senna è diventata un restaurant. O Doblin, perché non c’è più la sofferenza; o Schmidt perché l’immaginazione è dispersa; né Schnitzler per mancanza di ballerine o Faulkner, perché nessuno ha più voglia di dialogare con la morte. Né Manganelli, perché non c’è più nessuno con cui mentire se non se stessi. O Svevo, perché non c’è una coscienza. Quanto a Brodskij, il Baltico serve solo per la pesca.

Ma che succede
quando se ne sono andati tutti
e tu ancora non mi hai restituito
i luoghi che ti ho dato
per costruire un falso
ed io non ho una faccia da scomporre
dove mettere mano


Lungo un attimo e l’altro

 

Dovremmo riversarci nell’asciutto
e fiorire il deserto
ma sono nato in una notte lunga
e il tempo è un mio maestro che non parla.
Genera figli, genera finzioni
e mi siedo da parte.
Avremo modo di vederci ancora
lungo un attimo e l’altro?

 

 


Il tempo delle sughere

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(Schiele)

Sarà probabilmente una stanchezza
ma non riesco a leggere le frasi:
mi sfuggo se c’è vento.
Qui si dirada l’alba
e sembra nudo
al tempo delle sughere
settembre.
Poi le stagioni tornano
coi giorni.
Verso sera rinfresca.


le cose che ritornano la sera

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(immagine di luciana riommi)

Potremmo aspettare la prossima nave
Stesi sul pavimento
Per non dare nell’occhio
E Inventare un segreto
Da rivelare a chi ha sognato Eleusi
E creare un rumore di fondo
Tra le cose che ritornano la sera
Per distrarre il silenzio
Prima che le raggiunga.

 

 


Parole

 

Certe volte arrivano col vento. Difficile distinguere.
Se temporale, soltanto un brontolio.
Come una forma ancora da intuire
E la temperatura della notte rende bianca la luna.
Alcune sono magiche; altre taglienti.
Alcune danno un posto alla tua vita; altre ti danno il senso di morire.
Il silenzio le racchiude tutte.
Quando mi specchio è come traversare.

 

 


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