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un altro senso

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Dicono che la notte si condensi
ai margini
e da lì venga a farmi riposare.
Dicono anche si diffonda il vento
delle ultime stelle
a rinnovare il tempo
di una frattura antica
dove si spezza il giorno nella sera
e la sera nel giorno.
Dicono soffi e l’alba si rivesta
dei colori che porta
ed un frangente spanda
l’olio della tua tela a dissipare
quello che ieri è stato
e porti ore
e forme
di cui si dice tu sia investitura
mentre passa la vita
e declinando spenda questo aspetto
dicono adesso cerchi un altro senso.


una vecchia memoria

 

Tutti seguivamo il corso di corrente
che diceva “seguite”
e incontravamo organi di chiesa
frantumi di palazzi
a volte corpi
stretti contro una chiusa
a ricordare la fine di una vita
senza passare oltre.
Io non avevo un oltre la mia vita
e restavo aggrappato
ma gli alberi scorrevano sul greto
e la notte le stelle
fluivano come un cielo
acqua azzurrata
scura come scurisce il firmamento
quando mi manca dio.
E mi chiedevo dove e fino a quando
un infinito che non sa finire
onda su onda
vado
e la corrente
stavo
una vecchia memoria
e tutto intorno il mondo quando cade.


fantasia cromatica

 

L’ultimo brandeburghese
e la seconda aria
terza variazione
primo concerto, credo,
mentre un’arpa da sola
distingue
piccole condizioni d’incertezza
che si dimentica senza ricordare
_ stava la Madre al fondo _
ma non puoi chiederle della solitudine
che chi l’ha posta sa
ma è morto troppo presto
ed io che non ti cerco
dico parole mentre taccio d’altro
e la sera nei suoni.


da un istante ad un altro

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Non avrei difficoltà a ricordarmi di me
se esistessi.
Forse mi chiamerei difficoltà
o condizione
o forse conseguenza
ma non saprei di cosa.
Magari immagine ancora da pensare
ma è difficile che qualcuno mi pensi.
Se ipotizzassi
forse sarei un’ipotesi
ma allora dovrei definirmi come dubbio
o ricerca, se avessi almeno un punto di domanda
ma non direi senz’altro soluzione.
Dunque non so decidermi
e forse io sarei un’indecisione
se esistessero temi
o quaderni da riempire
ma non sarei una penna
una parentesi tra due interrogativi
un’altra notte insonne.
E non sono una stella, un baratro, un messaggio
né alcuna forma di contenitore
ma soltanto un contenuto in questa terra
che vaga, come qualcosa vaga mentre vaga
dicono
da un istante ad un altro.


ascolto

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noi siamo stati privi di radici
e fatti d’acqua
abbiamo fatto d’acqua il nostro mondo
fino a fluire dove non c’è terra
e senza terra
siamo arrivati dove scorre dio
che comincia e finisce, spande luce
mentre si veste di profonda sera
e siamo soli
lungo il tempo del mondo dove ascolto.


lettera a un amico che non c’è

 

A distanza di settantuno anni
tutto è silenzio e nulla.
Come se noi non fossimo, mio caro,
stati un tempo
e il tuo diniego di risoluzione
un gesto ad indicare scarso impegno
un fastidio di pelle
una discolpa
per una colpa che non sai portare
e forse non avevi.
Oggi io sono una dimenticanza
e la scena dei fatti
in pratica un colloquio senza noi
né ricordo di tomba
dove qualcuno ha trafugato un morto
e una striscia di sabbia
ha ricoperto impronte di destini
brevi
come la sera e lunghi
d’attesa di una pioggia che non viene.
Oggi salgo sul colle e spando tempo
accumulato in polvere
e le tasche
una formalità per riposare
mani prive di chiodi
senza chiodi
e soprattutto senza la tua voce
che mi diceva vai senza tornare.
E non ritrovo quando torno, amico,
nemmeno il tuo ricordo
ed il malore che ti colse e il sole
che una tenda copriva mentre io
l’ho preso in piena faccia anche di notte
e notte sono mentre m’incammino
e tracce
ed abbandono
e meraviglia
ogni volta che sorge
qualcosa che ci faccia riposare.


pianta di cera

 

 

Oggi è venuta a vivere con me
una forma di vita
proveniente dal sud dell’equatore
spostato verso est
fine del mondo.
Dicono che si sciolga con il sole
e viva di stanchezza
ma i suoi fiori si vedono la notte
quando il deserto è solo
e non può fare altro che guardarsi.
Dicono si ricordi di morire
mentre vivono gli altri
e viva senza morte in una vita
che nessuno conosce
se non il vento quando spezza il mondo
in due metà senza circonferenza
che non mi vedo se non so fiorire
quando penso l’assenza
e tutto resta stretto in un arbusto
vivo dentro la morte
mentre circonda il mondo.


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