Archivi categoria: poesia

Annotazione di una felce

 

 

Sugli oggetti si posa la polvere d’estate e la neve d’inverno.
Merito della superficie liscia e piana che è attratta
verso l’alto: verso la polvere e la neve. Oppure
solamente verso l’inesistenza. E, come dice il verso,
“Ricordati di me” sussurra la polvere alla mano
che con lo strofinaccio inumidito assorbe quel bisbiglio.

La forza del disprezzo a te fa presagire tempi nuovi.
Il brillio di una stella che la pietà è vana,
così come cedere energia a una temperatura insufficiente.
Oppure come segno che ormai dovresti spegnere la luce;
che il crepitio della penna sul foglio
è, nel silenzio, coraggio in miniatura.

(Tratto da I. Brodskij, “E così via”, Adelphi, Milano, 2017)

 

 


Don McLean – Vincent

Buon anno!


Domenica mattina ai primi di novembre

È domenica mattina ai primi di novembre
e ci sono già molte foglie.
Potrei spazzarle via e andare avanti col lavoro.
I giochi estivi dei ragazzi vanno messi
in cantina. Potrei sgomberarla
o riparare la controfinestra rotta.
Quando Eli torna dalla scuola domenicale
potrei portarlo a pescare. Non lo so fare
ma potrei imparare. Potrei fargli vedere
quanto è divertente. Non facciamo più tante cose
come prima. E mia moglie, c’è così tanto
che non le ho detto di recente,
di quanto veloce invecchia la mia anima,
una cantina che continuo a riempire
di tutto quello che sono stanco di portarmi dietro.
Potrei fare due passi con lei e cercare
di spiegare i fantasmi con cui parlo senza sosta.
O mettermi a leggere tutti quei libri accatastati
sull’inizio della fine della ragione…
Intanto, è così bello stamattina,
i colori che cambiano, la luce ipnotica.
Potrei sedermi accanto alla finestra a guardare le foglie,
che sembrano sapere esattamente come cadere
da un momento all’altro. O potrei lasciar perdere
tutto e ricominciare da capo.

Philip Schultz – Il dio della solitudine (Donzelli, 2018), a cura di Paola Splendore


Attesa

 

 

Tra poco sarai qui
e già sento i tuoi passi per le scale
la sera
la richiesta
come se io dovessi conoscere
il vuoto grande che ci gira intorno
mentre guardo le stelle
e questa mia stanchezza.


C. Simic – Gli amici di Eraclito

Il tuo amico è morto, quello con cui
giravi per le strade
a tutte le ore, parlando di filosofia.
Perciò, oggi sei andato solo,
fermandoti spesso per scambiarti di posto
con il tuo compagno immaginario,
e ribattere a te stesso
sul tema delle apparenze:
il mondo che vediamo nella testa
e il mondo che vediamo ogni giorno,
così difficili da distinguere
quando dolore e sofferenza ci piegano.
Voi due spesso vi siete fatti trascinare
tanto da trovarvi in quartieri strani
persi tra gente ostile,
costretti a chiedere indicazioni
proprio sul ciglio di una suprema rivelazione,
a ripetere la domanda
a una vecchia o a un bambino
che potrebbero essere entrambi sordi e muti.
Qual era quel frammento di Eraclito
che stavi cercando di ricordare
quando sei inciampato nel gatto del macellaio?
Nel frattempo, tu stesso ti eri perso
fra la scarpa nera nuova di qualcuno
abbandonata sul marciapiedi
e il terrore improvviso e l’ilarità
alla vista di una ragazza
abbigliata per una notte di ballo
che sfreccia sui pattini.


Shakespeare – davanti a una donna

 

 

Per tutte le violenze consumate su di Lei, per tutte le umiliazioni che ha subito, per il suo corpo che avete sfruttato, per la sua intelligenza che avete calpestato, per l’ignoranza in cui l’avete lasciata, per la libertà che le avete negato, per la bocca che le avete tappato, per le ali che le avete tagliato,
per tutto questo:
in piedi, Signori, davanti ad una Donna.

E non bastasse questo, inchinatevi ogni volta che vi guarda l’anima,
perché Lei la sa vedere,
perché Lei sa farla cantare.
In piedi, Signori, ogni volta che vi accarezza una mano,
ogni volta che vi asciuga le lacrime come foste i suoi figli,
e quando vi aspetta, anche se Lei vorrebbe correre.
In piedi, sempre in piedi, miei Signori,
quando entra nella stanza e suona l’amore
e quando vi nasconde il dolore e la solitudine
e il bisogno terribile di essere amata.
Non provate ad allungare la vostra mano per aiutarla
quando Lei crolla sotto il peso del mondo


nella penombra – bachmann

Ne ho tagliato  una parte perché a mio avviso è perfetta così.

 

Ancora mettiamo entrambi le mani nel fuoco:
tu per il vino del lungo fermento notturno,
io per la mattinale acqua sorgiva, che non conosce i torchi.
il mantice attende il maestro, in cui confidiamo.

Non appena l’ansia lo scalda, il soffiatore giunge.
Va via prima di giorno, arriva prima del tuo richiamo:
è antico, come la penombra sopra le nostre ciglia rade.

Di nuovo egli fonde il piombo nella caldaia di lagrime:
per una coppa a te – occorre solennizzare il tempo perduto –
a me per il coccio pieno di fumo – che sarà versato nel fuoco.
Mi scontro così con te, facendo tintinnare le ombre.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: