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privo come sono

Oltre l’orma del nord
non si vedono uomini
e il vento non ha anni
e adesso
privo come sono
faccio da sponda al mare
e a sera
m’asciugo questo freddo.

foto di jamie heiden

(immagine di jamie heiden)

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Verso Roma

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Non salvare queste cose
lasciale
e i giorni che hai sottratto
fanne una cosa informe
con una donna o un circo
un viaggio o una cresima tardiva
questa città
dove poggia la tenebra
del tempo che se n’è dimenticato


vecchi fiori in soffitta

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S’aggirava

un tramonto scarlatto a sogni d’oro

vecchi fiori in soffitta

qualche rosa

che mi ha portato l’alba

inaspettata

perché la sera non sai mai se torna

e di giorno la sera.

Poi s’infittiva l’aria come pioggia

tra le persiane

un filtro inattuale

che sbrigano un mestiere d’apparenza

ombra penombra schermo protezione

ma filtravano gocce

e non potevo fare a meno di pensare:

vivranno ancora.


gli occhi vecchi

Poi ti dici “ma guarda
ho gli occhi vecchi
come i ricordi e gli anni”
ma la sera
neppure te ne accorgi
“e come faccio?”
appeso alla finestra
e ti rovesci
giri, cerchi ombrelli
apri cassetti, chiudi
e gli armadi… gli armadi
un’impostura
che dovrebbero contenere, stare, avere
ma ci trovi l’inutile del tempo
il suo passaggio
la fuga
l’armatura
che t’è servita a vivere
_ si dice _
e non parliamo delle librerie
dove rovisti forme
_ e chi le ha scritte _
mentre ti trovi in mano vecchi fiori
foglie
fili di lana
punteruoli
e le case, le voci, la stanchezza
e liste, conti, numeri, parole
numeri di parole tra le righe
“sono cose” _ ti dici _
e scrolli il mondo
dove hai poggiato l’anima
e i margini del tuo non rimanere.

(immagine di luciana riommi)

Luciana scatolotto


depositi

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Ed infinite
passano formazioni
mentre chiedo
se il cielo possa fare da altipiano
dove poter passare qualche sera
mentre ti scrivo lettere
con le solite storie fuori luogo
perché non sono un luogo
e ho male alle caviglie e alle parole
depositate al largo

mentre spremo limoni e pianto piaghe

e ti dicevo certe situazioni

se ricordi

quando il ponte si rompe e l’altra riva

raddoppia questa nostra vastità.


sguardi

Narciso-Caravaggio

Da dove mi guardi…
sembri Gesù
o Pietro con le chiavi
o Paolo
fulminato da un tumore al cervello
che qualche volta si diventa pazzi
senza saperlo
e dopo è troppo tardi
se mi guardi
che vuol dire che è fatta
e la sabbia diventa una montagna
il mare sta in un otre
e il vino parla
d’una città perrduta
che ti sembra di vedere da lontano
oltre le nubi
il vento
la calura
che rende l’aria tremolante
e l’inverno la neve
che offusca
e non capisci niente
ma ti sembra chiarissimo
e ci cammini
e mi guardi
non identificato
e qualcuno ti dice che sei morto
e in questa schiera
fatevi vivi se avete il coraggio.


SENZA FILO

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Telefonami possibilmente a primavera

quando i cisti preparano i boccioli

e le viole si svegliano

ai salti delle rondini

chiamami verso sera

quando avrò espulso il vuoto che mi copre

e potrai riconoscere la voce

che altrimenti sembrerebbe l’avamposto

di una città perduta

un temporale

un transito di sogni senza storia

ma non farmi aspettare più di un anno

che non saprei distinguere tra i giorni

di un’attesa stentata

ma se vorrai non farlo non chiamarmi

e farò finta di telefonarmi

quando viene l’estate

e i cisti hanno riposto lo splendore

e la sera le viole.

(Tratta da “Metafisiche a terra” e-book

 


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