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milonga de amor

come faccio a toccare la tua ombra ed i capelli

senza impazzire

e come faccio a uscire  vivo dai tuoi sogni

– se mi fosse concesso –

 

per poi morire ancora


Desuetudini: piccole considerazioni sovra etica ed estetica.

Praticamente prive di significato, etica ed estetica vagano il lago vuoto della responsabilità del se stesso e la bellezza. La prima del tutto desueta; l’altra ridotta a parametro di mercificazione di cui misura è il prezzo.
Dimenticate, neppure si presentano al confine dell’ego che galleggia orli di una coscienza impallidita, vuota di sé e ripiena di sostanze volanti devianti, e volentieri scorda lo stupore che non abita il mondo.
Non mi siedo di sera a quella tavola e diluisco lento in compagnia di amiche silenziose e viali brevi di luna dove uccelli frammentano il silenzio e spazia un vasto senso di lenire.
Non pronuncio parole. Lascio che si avvicini una mancanza e la seguo deluso come la stessa inerte dimensione che ci unisce e sostiene. Senza: nulla.
Dove c’era l’umano, oggi qualcosa d’infinitesimale. Ad esso mi rivolgo e sposto pietre per dare luogo al poco che mi segue e al mio seguire. Ci ritroviamo su linee di confine e gli sguardi perplessi cercano condizioni alternative. Lì sosteniamo vuoti ed avvisaglie: forse, una volta, arte.
“Il libro della condivisione non può essere che il libro di una speranza condivisa di parole, la cui alba e il cui crepuscolo – oh chiarezza di ogni chiave – furono il risveglio e il termine. Dall’ardore di un primo fuoco allo sfiguramento di un fuoco agonizzante avremo delimitato l’abisso con parole lucenti”. (E. Jabès, Il libro della condivisione, Cortina, 1992)


nuvole a salto alterno

vieni qui
che ti spando i capelli
li liscio, li ristoro, li rammento
e delle mani faccio cianfrusaglie
da tenere sul petto
nuvole a salto alterno
quando mi stendo accanto e ti rivesto
di questa mia distratta esposizione
alle fragole
all’attimo
al silenzio
e ad una irriducibile distanza
per tenere al sicuro
questa parte di mondo
un incidente fragile
che dileguando sfiora la mia costa
quando mi invii messaggi da scordare
e ti vesto di sera
in questa forma lieve
che rende dissipabili i contorni
e ti rovisto.

 


L’ambiguità del “Tu”: tu sei come una terra: Cesare Pavese

nella poesia di Pavese (come in “verrà la morte e avrà i tuoi occhi”), la donna ha un doppio volto, celeste e ctonio, irrinunciabile e “mortale”, fonte, principio e fine nell’espressione di una ambiguità simile alla vita.

 

 

 

 

tu sei come una terra

che nessuno ha mai detto.

Tu non attendi nulla

se non la parola

che sgorgherà dal fondo

come un frutto tra i rami.

C’è un vento che ti giunge.

Cose secche e ritorte

t’ingombrano e vanno nel vento.

Membra e parole antiche.

Tu tremi nell’estate.


sound of silence

per chiudere la sera nel silenzio

e  forse riposare


bach: matteo – erbarme


buena vista social club

my alma!


Erskine – Krall


angelo

 

Angelo senza sonno
la tua verginità priva di lutto
mi ricorda una figlia
che non sapeva nulla di scomparsa
prima di scomparire
divaricati i giorni
e le stagioni
in un fluire.
Non siamo sai
soltanto una passione
un’edera
un seguire
forse un gesto che scansa
se mai potessi
angelo
questi fatti di mondo
se mi ricordi dove è riposare
in un nulla da dire.

 

 


golden rain


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