Primo recitativo a fondo d’anno

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Vieni

non ci dovremmo ancora addormentare

la tua quiete risplende

e l’universo scende nella sera

mentre dicembre muore

e si prepara

un’altra notte lunga

ed il silenzio

di un’infinita immensa sospensione.

 

 

 


Alle volte gabbiani

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A prima vista sembravano puntini
come quando le luci
non sanno esattamente illuminare.
D’altronde
con le stelle non è diverso.
In seguito avanzando
si poteva pensare a un po’ di neve
ma la stagione esclude
e senza vento
tutto cade a strapiombo.
Forse barlumi dentro le pupille
o riverberi
che il mare ci concede
ma il mondo dovrebbe essere a rovescio.
E mi spruzzava l’acqua come aria:
forse ali
se la stanza volasse.
Ah, cuore mio,
tutto si sperde intorno
e i lucernai stanno nelle soffitte
quando cade la notte.


Da lontano, se posso

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Ora sarebbe fresco
ma non sono sicuro di ricordare
e la notte una cosa senza ali
se mi trovassi altrove
ad inseguire cigni
che sanno dove andare
se inseguissi
e magari l’ho anche fatto
ma questo lontano è lontano
e le tracce
un fumo di parole
se almeno ci fossero le stelle
contro cui si stagliasse
amore mio
questo cielo ingrigito
che non c’è più la sera
e il crepuscolo è un dio senza parola
e mi chiedo…
se ci fosse del vento…
d’altronde con le stelle non è diverso.


il molo

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Allora, questo molo è così bello?
E i pesci che vi si annidano sperando di sopravvivere
gli uccelli marini che vi sostano
in attesa di altre ali, altre emozioni
quando il mare concede e non frastaglia
la notte che vi approda
e nasconde gli amanti
e i suicidi che l’hanno trasportato
dove il cielo non è una lontananza
e le biciclette vi scorrono comunque,
dove
sono andati
cosa
potrebbero pensarne
se
potessero?
Forse
sarebbero grati
a quella piattaforma di cemento
che ha permesso loro di evitare
qualcosa che era diventata insopportabile
ma non senza una punta di malinconia.
Dunque, quel molo
sarebbe anche una profonda, lenta nostalgia
mentre noi ci ingegnamo
a trasferire la nostra longitudine
dove la latitudine è un sollievo
perché siamo fatti soltanto di speranza
o di altrimenti zero
e un molo è una speranza di partire.
Per alcuni tornare.
Personalmente io non ne ho bisogno
perché nella mia città non c’è un molo
né pesci o conchiglie
e neppure frangenti
ma soltanto uccelli marini
che si sono sperduti.


fluttuazioni

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la notte
– l’acqua santa –
scorrerie
quando cadere è come scivolare
vento di sera – vento verso sera –
e la sera nel vento
inafferrabilmente ricordare
un tu diverso
e le parole
– mi fa sera la sera –
e notte quando vedo
oltre di noi
ma come faccio a dirti
la distanza
oceanica
saltuariamente.


Altre notti

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Altre notti, mia cara,

altro disagio

ricorderai, io spero,

l’ombra del tuo fermaglio

gli aggiustamenti, l’ansia delle cosce

e l’altro mondo rovesciato in questo

ah quanto tempo, quante divisioni!

E gli scenari opachi

che a nessuno interessava intravedere

la luna al sottobosco o l’onda a terra

ma piuttosto le mani

altra visione

antica quanto il soffio del respiro

e il petto frantumato dagli istanti

ricorderai, io spero, i miei sussulti

e gli inganni per poterti trascinare

dove si perde la composizione

di questo assurdo per un altro assurdo

e ti chiedo

rimani.


verso ancora (nuova versione)

a

Aspettami sotto casa

verso domani o ancora

e se il cielo è di pioggia

indossa

qualche nuvola sparsa

e una frase comprata a un carrettino

ma le domande

tirale sottovento

altrimenti gli odori copriranno

tutto il gusto d’amaro.

Non assicuro niente:

tu rimani

e l’ombrello appoggiato contro il muro

legaci fazzoletti

e vento

che lo gonfi di sera

come una spedizione di frontiera.

Mandami qualche cosa da scordare

un biglietto forato

una conchiglia

un fiore.

Io non lo so se vengo:

capirai.


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