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altri mondi d’addio

Hopper, approaching-a-city 1946

Mi sono accorto di scriverti le cose

il che per me significa soltanto

non capisci

la fissità del sole

l’alternanza del giorno e della notte

il moto involontario

nella limitazione delle frasi

in cui fingiamo piccole intenzioni

che se leggessi tu rintracceresti

quando invento parole

dove caliamo il nostro tramontare

senza ridere in faccia

alla ripetizione della morte

che si ripeterà senza di noi

e avremo albe

nottate

stelle fonde

avremo vento che trasporta il mare

e nascite di cose costruiranno

altri mondi d’addio

con tuo sollievo

perché non sarò qui a ricostruire

quello che ti ho già detto

nel silenzio

d’ogni parola che sempre tace d’altro.


un grande sonno

Interior-1869-Edgar-Degas

Se si ponesse l’alba
come a trarre
o la notte distesa
una proposta ed una suggestione
se mi venisse una diversa sera
mi colmerei di te
pallidamente
ed invitandoti
ci vestiremmo per la circostanza
e un grande sonno.


nella faccia del cinque (gioco di dadi)

A Paul Celan

Tu

come molti altri

noi sospesi

e devianti

inutili memorie

fondi d’amori spersi

connessioni

all’acqua

alla passione

al turbamento

che rimane da solo e non si volta

noi senza luna figli

e come tali pallidi

mortali

illusi di parole

lingua al fondo

spesso dormienti

noi

quando risale

il sole e notte spegne

i riflessi degli occhi nelle stelle

non so dove sei andato e non esisti

per convinzione d’inutilità

tu

dovrei dire noi

saremo morti.

Io farò come te.

 

Hopper


pochi giorni fa

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Ci ricordiamo come una fontana

spruzzi indietro

ed ineffabilmente

addio.


vuoto a perdere 2

la-belle-epoque-e-la-parigi-di-toulouse-lautrec002big

C’eravamo cercati senza dire
tra Parigi e un ricordo
quando ti corre un volo involontario
e le foglie
conservate in un libro e una lettura
di quando non avevo le valigie
ma leggevo lo stesso.
Oggi mi costa molto conservare
senza avere
e conservarti senza
mi procura un disagio di morire
come se fossi stato senza stare
e statico serrare
quello che resta senza più un cassetto
e la sera una pena di dormire
con l’angelo vicino che ti cerca
e mi tocca perfino consolarlo
come se avessi l’anima.


sonno

hopper

Amico mio
non soffia un alito
ed ogni tanto mi cade la ventosa
con i vetri
la porta
il firmamento
ed incredibilmente
mi capita di uscire senza scarpe
o forse dovrei dire senza strada
se le donne
un ricordo
ma non parlo del corpo:
della vita.
La loro forma è come l’universo
e l ‘anima una soglia
varcarla significa viaggiare:
una stasi che pesa.
Non mi sembro malato ma sto male
e temo, caro, temo,
un calvario di vento
una forte dissociazione dalla vita
che nemmeno coi chiodi puoi evitare
astri a ventaglio verso l’infinito
fondo come un addio
e ho freddo
come non capitava
dal corpo di mia madre.
Sera:
ogni sonno è un mistero.

Non so

se scriverò

le foglie.


il collezionista

klee-spirito-di-una-lettera

 

(P. Klee “spirito di una lettera”)

 

Devi avere pazienza e perdonare

la convergenza verso un solo punto

dove la vita perde di spessore

latita

la pioggia nel deserto

senza poter migrare.

Generalmente sai che m’accontento

di rileggere storie

di donne o Pirandello

e strascicate brevi congiunzioni

verso universi non classificati

per sospendere ore

a volte raggelare

altre un respiro.

Tuttavia in certi casi la mancanza

bussa

e per quanto mi neghi

conosce l’indirizzo dove vivo

tra cose propedeutiche a partire

cui non dedico tempo

visto che non ne ho

né lettere

per la mia collezione

che puntualmente getto

non le buste

per ricordare almeno gli indirizzi

che a nessuno interessa

rileggere domani i miei maneggi

fughe divagazioni svasature

né a me stesso

se non a volte fasci di falene

a pioggia

come fossero stelle.

Per questo

qualche volta m’avvio

dove non mi conosce

e cerco compratori ossessionati

collezionisti

di cose da scordare

cui consegno i registri

e m’allontano.


dopo gli ultimi fatti

P-KLEE-FUNAMBOLO-PART-1923

(klee)

non sono una strada pecorcorribile
una discesa una salita un rododendro al pascolo
né una tortuosa spiraloide d’occhio
una corrente oceanica
un mandolino che ha perduto il golfo;
io sono un nulla, cazzo, non viaggiate!
neppure in ascensore in limousine a dorso di somaro
non ho niente da offrire
sono dimenticanza vacuità leggiadra quanto inutile mancanza
l’amore cupo senza capinere
un sussulto al contrario
una caduta che non sa cadere
sono il volto di Dio quando cancella
e chiude la parola in un convento
senza altro da dire.


piccole sopravvenienze nella sera

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(Henry Pether)

accetta questa mia difficoltà
a rovistarti l’anima
questa mia impronunciabie stanchezza
questa noia rotonda
infissa in quella grande malattia
che definiamo vita
le occhiate di traverso
come a sbirciare il nostro sconosciutomondo
la temporalità
l’ambigua forma
e nonostante
sempre cangiante notte e il mio dissenso
accetta
questa nostra composta indifferenza
da cui nessuno scende senza addio


sera rossa

 

 

Tu non voglia sfinire la notte
o questa luna ancora traversante
la mia riservatezza
non voglia
rovistare il sienzio
se la cicala cade
tu non voglia
guardare le tue spalle
né arabescare oltre il temporale
in questa sera rossa
dove la coltre sgretola ogni storia
sempre dismessa fonte e rinnovata
attesa
e tu non voglia
dare un nome alla pioggia
che la connotazione è un’arte stanca
ma vieni a questa sera e m’allontano
nell’infinito
che non s’addensa
mai.


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