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amore a negazione

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(foto di c. bresson)

Io amo il tuo nessuno
il tuo disperso risplendente ignoto
amo di te il non volto
il non passaggio
il tuo restituirti in un rifiuto
quando mi spacco l’anima e bisbiglio
in un orlo di vento
il non sospiro
che non mi sente sento non sentiamo
e per questo, sospetto,
non ti amo.


senza riga di traccia

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chiedimi un’altra cosa

forse appena

magari un sole senza la mattina

una nube di panna

una collina

chiedimi un fiore

stanco d’essere fiore nell’attesa

o un po’ di marmellata

che ruberò per te dalla credenza

dove stava mia madre

quando spiavo il tempo per dormire

un astro giallo

chiedi una cometa

da convogliare verso una stazione

e un treno per la polvere di stelle

dove cerco di stare con la mia

distanza eterna

e se ricordi chiedi una passione

da regalare a Dio che non si siede

a aspettare la sera

nell’infinito ieri

dove viviamo noi che siamo stati

nel cielo degli amanti

senza riga di traccia.


amanti

 

(Piet Mondrian)

(Piet Mondrian)


 

non si svelino
forme
restino d’acqua
né travasare
segreti
dagli armadi socchiusi
o finestre
della notte che ruota
quando la luna
riflette questo sguardo
dove vuota le mani per toccarti
domani
un amante di sera

 
 


lettera sugli amanti

(Paul Klee, Lo spirito di una lettera)

(Paul Klee, Lo spirito di una lettera)

(da Ovidio a un amico esiliato)

Simplicio Luce ed ogni tuo sospiro,
nel freddo della sera
quando la brina ghiaccia e vento stride
lungo muri affamati di calore
la poesia è amante immateriale
che insegui
senza afferrare mai
né ritorno costante.
Rasenta l’infinito e l’oltre lingua
che inventa
nel cerchio senza ruote della vita
dove tu giri cieco e la assecondi
mentre lei si fa bella
stormisce
lancia sguardi uncinati
e tu agganciato
cedi alla meraviglia
mentre non sei che servo
e guitto
nel teatro scrittura
reciti la passione che lei induce
e ride sfugge ammicca
mentre ti torce l’anima sventrata
per cavarne parole.
Dunque
nessun merito, caro:
solo un pesce nell’amo
e verme quando abbocchi a lei che viene
e fascino azzurrato ti scompiglia
mentre l’anima beve
tutto quello che può dalla finestra
ambigua che ti mostra
che non sia rischio di precipitare
e annaspi lungo vuoti e anfratti d’ombra
dove lei ti riduce e (credo) attende.
Resterai arso:
per questo scrivi, Simplicio amico mio,
che senza sete non c’è generazione
e quando l’alba invade
la luce senza voce delle stelle
prega che torni notte
perché la poesia Simplicio è densa
oscurità selvaggia senza nome.
Essa frequenta buio e non gradisce
amenità forzate
né concede
favori astrali
ma danno
e torce
tutto quello che sei
per poi lasciarti andare
sgualcito come un vento di pianura
senza appiglio sicuro
dove spesso trascina il mio mantello
in questa landa vaga
per ordine d’Augusto e mia sventura.
Genera buchi, come ogni amante ignota
e ti incatena
dentro il puzzo del fondo
dove tu scalci e asfissi
e scrivi, Simplicio,
per non perdere il fiato
che lei ti toglie e dona per avere
la tua penna sbalzata
ed esistere ancora
nel grande nulla dove si dibatte
per squarciarne l’assenza
dove tu sbandi e sfumi
affondi
amico mio
nel ventre senza tempo del suo tempo
lei
che esiste
e tu, svagato, muori.
Non ti soccorrerà se non la crei:
non ha forma di scampo né pietà
dato che l’universo
non è luogo accertato
ed inessente esiste senza dare
altro che i sogni che ci infili dentro.
Se vuoi pietà Simplicio, Luce mia,
rivolgiti a un amico che ti scrive.
Non so per quanto ancora.


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