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verso ancora (nuova versione)

a

Aspettami sotto casa

verso domani o ancora

e se il cielo è di pioggia

indossa

qualche nuvola sparsa

e una frase comprata a un carrettino

ma le domande

tirale sottovento

altrimenti gli odori copriranno

tutto il gusto d’amaro.

Non assicuro niente:

tu rimani

e l’ombrello appoggiato contro il muro

legaci fazzoletti

e vento

che lo gonfi di sera

come una spedizione di frontiera.

Mandami qualche cosa da scordare

un biglietto forato

una conchiglia

un fiore.

Io non lo so se vengo:

capirai.


vele fenicie all’alba

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Gadir mi ricordava un’incisione

che ci lega alla terra

in un confine labile

– sottile il firmamento sopra il mare –

e la linea di costa.

Vento indugiava come l’orizzonte

che per quanto ti accosti

non si avvicina mai

ma la notte un sollievo senza fondo

mentre aspettavo

un’altra fornitura di sfortuna

e una goccia di miele.

Trascorrere

se mi esistesse il tempo

ma questa confusione mi assottiglia

e spesso vedo

forme d’inesistenza

che considero tali nel reale

ma il mio medico stenta

e non avrò cioccolata a colazione

ma datteri di sera

almeno finché posso sorseggiare

ore a casaccio

e vago

senza troppo rimpianto

gli incerti del mestiere

se almeno fossi un mago.

Domani mi dirai di raccontare

ma come faccio, amore, se non t’amo

a parlarti di me, del mio dissenso

per quello che non vedo tra le stelle.

Aspetto

vele fenicie all’alba

nella speranza almeno di dormire.


respiro

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Un distico elegiaco nel mare

lascio alla tua sostanza inaspettata

e al mio distante appoggio

quando scrivo di te

e faccio onda

frammentata

da un’altra immensa

quando il mare si piega

e nulla

alla prossima forma

del tuo respiro al mio spaesamento

dove ti aspetto

e frango.


memorie di uno piccolo

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Ma ottobre si vestiva per cadere;

inverno i primi mesi.

Poi la giornata si sgualciva a sera;

e gli anni.

L’acqua calda si faceva col carbone.

Ultimo piano

prima porta

a sinistra.

C’era un teatro piccolo e un armadio;

qualche volta volare.

Altre, la sera, senza la tua mano:

si sperava in un sogno.

Mi faceva impazzire il mio seguirmi

per vedere se mi comportavo bene.

Quando si va non sai dove si viene.

Poi si dice l’attesa.


terza notte di ascolto

soleil d'hiver

Sarà senz’altro una stanza segreta

Dove la notte chiude le sue stelle

Quando è ora di andare

Ed è segreta l’orbita

Che l’universo compie intorno al nulla

Dove una madre tesse

Le tele quando è ora di sparire

Come è segreto il mio ravvedimento

Quando non ho ragione di restare.


ed arriva mattina

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Che divergono gli anni e da lontano

Mi sembra di conoscermi la faccia

La posizione della sigaretta

L’affusolato grigio delle dita

Mentre mi scordo di non ricordare

Ed arriva mattina

Dopo un addio distratto

Al vento

Le formazioni vuote della notte

Al tuo viso velato

Dove sostava il sonno

E conseguenze

Ancora sul cuscino.


sintonia: una poesia di rita loprete

van-gog-2h
Camminando sul bordo della sera
l’ho vista.
Era una seggiola di legno azzurro
dipinta a pennellate
da un cielo un po’ distratto.
Se ne stava adagiata in prossimità della riva
reduce da qualche burrasca d’inverno.
Aveva tre sole gambe
e un buco per seduta
ma l’aria di chi non ha ancora smesso di aspettare.
(r.l.)


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