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lungo un giorno ed un altro

seurat 5

 

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Quando verrai a fuggire

Clothes on the Grass 1883 by Georges Seurat 1859-1891

Quando verrai a fuggire

mi troverai con la valigia in mano

vuota

come i tuoi occhi.

Quindi ci scorderemo d’esserci scordati

e complici

cercheremo un istante

e le mie scarpe.

 

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti” e-book La Recherche free download)

http://www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=224#.WeHCdbRxtCg.facebook


al silenzio

the-pilgrims-at-emmaus

Netto di luce il fondo

la tua voce

l’ascolto stenta

notte

la mia croce.


certe volte un cuscino

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Si andava come per naufragare

in attesa di un’onda.

La nebbia? Un abito stretto.

Poi si diceva altrove:

arrivederci.

E la sera ti vengono ricordi.

Sarebbe come a dire:

ancora adesso.

Quindi domani:

difficile deviare

se l’oltrepasso non concede inganni

da usare la mattina.

Certe volte un cuscino

è un albero da frutta

dove raccolgo sempre i tuoi capelli.


verso ancora (nuova versione)

a

Aspettami sotto casa

verso domani o ancora

e se il cielo è di pioggia

indossa

qualche nuvola sparsa

e una frase comprata a un carrettino

ma le domande

tirale sottovento

altrimenti gli odori copriranno

tutto il gusto d’amaro.

Non assicuro niente:

tu rimani

e l’ombrello appoggiato contro il muro

legaci fazzoletti

e vento

che lo gonfi di sera

come una spedizione di frontiera.

Mandami qualche cosa da scordare

un biglietto forato

una conchiglia

un fiore.

Io non lo so se vengo:

capirai.


vele fenicie all’alba

renoir 6

Gadir mi ricordava un’incisione

che ci lega alla terra

in un confine labile

– sottile il firmamento sopra il mare –

e la linea di costa.

Vento indugiava come l’orizzonte

che per quanto ti accosti

non si avvicina mai

ma la notte un sollievo senza fondo

mentre aspettavo

un’altra fornitura di sfortuna

e una goccia di miele.

Trascorrere

se mi esistesse il tempo

ma questa confusione mi assottiglia

e spesso vedo

forme d’inesistenza

che considero tali nel reale

ma il mio medico stenta

e non avrò cioccolata a colazione

ma datteri di sera

almeno finché posso sorseggiare

ore a casaccio

e vago

senza troppo rimpianto

gli incerti del mestiere

se almeno fossi un mago.

Domani mi dirai di raccontare

ma come faccio, amore, se non t’amo

a parlarti di me, del mio dissenso

per quello che non vedo tra le stelle.

Aspetto

vele fenicie all’alba

nella speranza almeno di dormire.


respiro

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Un distico elegiaco nel mare

lascio alla tua sostanza inaspettata

e al mio distante appoggio

quando scrivo di te

e faccio onda

frammentata

da un’altra immensa

quando il mare si piega

e nulla

alla prossima forma

del tuo respiro al mio spaesamento

dove ti aspetto

e frango.


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