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attimi

DSCN4904 (2) white chair

Luna d’oro traversa. Mentre vento.

Difficile sostare lineamenti.

E cespugli come linee d’argento.

Poi s’infiltrava ovunque. Non saprei.

Ma l’alba non aveva divisioni: come fosse la notte.

Tuttavia l’orologio: 05, 58,16. Dove pertanto?

O quando.

Queste domande estenuano.

Vorrei soltanto vivere.


attimi

images

siamo stati tra quelli
che ruotano la luna tra le stelle
fiammelle
quando l’inverno ci sottrae il sole
e pallide occasioni nell’estate
quando ci brucia la malinconia
fiori
legati appena al ciglio della terra
siamo stati una serra
e scivolanti attimi d’amore


l’inedito

(Michelangelo)

(Michelangelo)

L’inedito

Liberami clamorosamente con un pensiero inutile serale.

Come da procedura: terza declinazione? Macché, la memoria vacilla e se una lingua è morta non ritorna.

Può morire una lingua? Niente affatto: cambia. Siamo noi che non sappiamo adeguare la nostra testardaggine al declino. E il ricordo che assedia e tiene il mondo antico.

L’altra mattina l’autobus stagnava come la cappa in alto.

Sopraggiunge gasante sovraccarico; e fumi verso quello che era il cielo. Asfissiare garbatamente.

Nel tragitto: allietato da chiacchiere fugaci di fanciulline insipide sognanti, piene di quelle cose che soverchiano ogni maschio assetato. Garriscono, come ali cadute al piano sottoscala del mio dire.

Mi ricordavano una lettura vecchia. Due ragazzine in abiti di seta nella cripta dei morti a Ponte Sisto: le peggiori condizioni possibili. E tuttavia fuggivano leggere vero le strade brevi della vita.

Scendo quando si arriva.

La massa dolorante si stagliava. E le promesse.

Questo lo togliamo, questo lo bombardiamo, questo lo ignoriamo… ma quanti ne ha?

Allargavo le braccia, come per discolparmi. Poi verso casa, in attesa di chiamata non gradita. E la sera a ristoro.

Dal fondo dell’armadio, tu sorridevi spuma, come un frangente spinto da marea. Montagne al largo. Ne raccoglievo brevi smottamenti da copiare domani lungo l’amanuense sottostare al mio lume in declino.

Ti inseguivo velato per non scoprire la mia decadenza. Evaporare con il vento in alto: io mi sfoglio di sera. Ed i foglietti su cui ricopiare forme astratte di vita. Si, generalmente trascorsa. Dalla finestra: Betelgeuse muore, tanti anni fa.

Ti vedo solo ora sovrastante pallida indefinita miniatura nell’infinito assente. La tua luce scompare mentre arriva. Senza ricordo, di te si perde traccia.

Spesso mi assedia: la metafora tempo.

Poi sollevava squilli: il telefono:

Come… rinuncia…?

Riappendo.

Certe volte la sera mi sorprende, come un dipinto astratto.


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