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L’offerta

Mi scrive di silenzio
qualche volta
la vita


12 ore di notte

 

Per quanto questo viaggio mi affatichi
mi interessa la sera.

I popoli del nord privi di notte
soffrono di una mancanza inesprimibile
mentre le isole vagano lontano.

Un impossibile incorporeo incostante:
gli angeli senza ali

Essi suonano
matematica pura.

Questa tua unicità ti rende solo
ma preferisco un folle come te
a dieci miliardi di incoscienti insensibili animali

Quando moriremo:
il mare senza nome delle stelle


passione secondo Matteo


Quadri romani da un’idea di giovanni baldaccini e luciana riommi

tempo non ha, scusate…

(La notte degli orologi o Mozart?)


Porto oscuro di Mark Strand

 

Ti scrivo da un posto dove non sei mai stata,
dove i treni non passano, gli aerei
non atterrano, un luogo a occidente,
dove spesse siepi di neve circondano ogni casa,
dove il vento ulula al volto vuoto della luna,
dove la gente è semplice, e le mode,
quando arrivano, arrivano tardi e sono viste
come forme di oppressione, fonti di scontento.
Questo è un posto che un po’ si accende alle 7 la sera,
poi si spegne, e scivola nella camera ardente
delle stelle, e tutti sognano di librarsi
come angeli in vesti fragranti,
di venire sollevati dalle varie incombenze
e godere dei piaceri a disposizione di chi li chiede –
giorni come pagine strappate a un album di famiglia,
rimpatriate senza fine, il coro celestiale intorno alla grigliata
che si modula al tono dell’occasione,
e tutti che guardano fisso, attoniti d’immenso.
(Mark Strand, da “Porto oscuro”, 1993, in “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Poesie 1964-2006, trad. di Damiano Abeni, Mondadori, 2011)


vacuità

ho visto un uomo in un passaggio stretto.
Si è girato verso di me
con uno sguardo interrogativo negli occhi
in risposta alla mia interrogazione.
S’è allontanato senza salutare
come un uccello nero in campo azzurro
ma non stava nel cielo.


reflections

who could say the reason I think
reflections
not enough for music

 


stelle

e l’universo

cui non scrivo più

mi riveste di stelle

vento d’astri la notte

trasparenze.

 

M’avvolge

un ammasso di tempo


percorrendo la madre

Percorrendo la madre.

Distesa. Vestita di respiro. Fumi di terra salgono nell’aria. Stelle a tratti.

Soffusa. Di vaghe luci sopra le colline: vaste forme di rami verso il mare.

Persa da sempre. Dispersa. Senza memoria di figli spaventati da indifferenza radicata e fonda. Nei tuoi acquitrini vaga, spessa come la notte: febbre fatta di ali.

Dentro di te, nascoste da terriccio, donne orientali sibilano cose da un’altra vita. Se guardo sotto ti intravedo intera, imbiancata dai raggi della luna, velo di velo sfusa sfumatura, come una perdizione per la vista. E l’anima distratta: stelle a sfascio.

Spande fuochi la notte. Bruci, divampi, incendi la campagna. Lontano, canti remoti da tempi tramontati vaneggiano speranze inattuali. Tra ombre, nella danza di notte senza corpo.

Attonita la pieve. Quattro pareti strette di proposte: impossibile dire. Voci, con dedica di note a fronte altare.

Cristo si gira verso un muro a calce, come a nascondere un moto di stupore. Quindi scende: dalla croce e dal colle. Giù, verso te, con sguardo teso come un desiderio. Intorno ai fuochi, insieme a dèi lontani, danza anche lui per ebbrezza di notte, spessore continuato del passato, ricongiungersi con la propria antichità.

Fuochi di notte. Di vino, paglia, frastornata testa. Con la fiamma che arde la campagna. Che trattengo, dentro di te che non mi fai partire. E inabissato salgo sera e tempo.


fino a quando – di luciana riommi

 

c’era profumo d’aria
come un lenzuolo steso ad asciugare
fino a quando – inaspettato ? – il vento

 


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