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notte bianca

 

Una notte bianca è una notte in cui il sole scompare dal cielo solo per un paio d’ore – un fenomeno ben noto alle latitudini settentrionali. Per la città è il periodo più magico, quando si può leggere o scrivere alle due del mattino senza bisogno di una lampada e quando i palazzi, spogliati delle loro ombre e con i tetti orlati d’oro, prendono l’aspetto di un delicato servizio di porcellana. C’è intorno una tale quiete che quasi si può udire il tintinnare di un cucchiaio che cade in Finlandia… e i ponti si ripiegano, come se le isole del delta smettessero di tenersi per mano e si lasciassero andare adagio adagio alla deriva, entrando nel filo della corrente verso il Baltico. In notti simili è difficile addormentarsi, perché c’è troppa luce e perché ogni sogno sarà inferiore a questa realtà. Dove un uomo non fa più ombra, come l’acqua.
(I. Brodskij, “Guida a una città che ha cambiato nome”, in Fuga da Bisanzio, Adelphi, 1987)


I. Broskij: dal Baltico al Mediterraneo

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I. Broskij: dal Baltico al Mediterraneo
(Giovanni Baldaccini)

“Sono nato e cresciuto sull’altra sponda del Baltico, in pratica sull’altra pagina di uno stesso giornale grigio e frusciante. A volte, nei giorni limpidi, specialmente in autunno, mentre stavamo su una spiaggia dalle parti di Kellomaki, un amico tendeva il dito in direzione nord ovest, al di là di quella lastra d’acqua e diceva: “Vedi quella striscia azzurra di terra? E’ la Svezia””. (I. Brodskij, Dall’esilio, Adelphi, Milano, 1988).

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.
(da “Poesie Italiane/Elegie romane”)

 


divagazioni 2: verso nord

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A Trickle of Aurora

 

Dicono che nei mari verso nord non ci siano ospizi per merluzzi o altre specie depresse dal gelo di quei luoghi. Dicono anche che le isole scompaiono per via di certi riflessi, che chiamano aurora boreale, che cancellano il mondo.

Dicono che i poeti, come gli uccelli, non abbiano biografie diverse dai suoni che emettono e che i versi si incidano nel ghiaccio in una verticalità senza frontiera.

Dicono poi che l’acqua non ha ombre neppure lungo le soglie e i continenti, e per questo gli uomini si trovano spaesati, anche perché l’inverno non ha sole e dura per sei mesi e le donne si scaldano soffiando sulle stelle.

Dicono che gli iceberg non si sciolgono, dalla Finlandia ad oltre, e che il Baltico sia un mare di sussurri dove viaggia l’amore e richiami di un tempo congelato che non sa trasferire le scorrerie dell’acqua.

Da parte mia sostavo in un museo e un tesoro nascosto, che sapevo non essere di Priamo ed Elena non aveva indossato, ma un’altra principessa e i suoi capelli, più bella della morte che la cela ai miei occhi notturni ed alla notte dove il mondo scompare.


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