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Le lune di Saturno

Matisse 2

Se questa donna fosse

Ed io pertanto

Non parallelamente un’illusione

Dove la mente veste

E da vicino

Fossili

Come la superficie della luna

E se prendesse forma quando volo

La sera

E il riposo

sognasse

Come fanno le vergini vestali

Che chissà quali cigni

Se

Ricordasse

E quieta

Dove stanno i ricordi mi formasse

Forse sarebbe nascere da vecchio

E vecchiamente sorgere la sera

Come fanno le lune di Saturno

E i miei pensieri

Pallidi.

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amami svogliatamente

degaswomen77L’angelo se ne andava, con tutte le occasioni della vita,

che aveva chiuso in un borsa stretta come l’ultimo giorno.

Non si voltava; ed ali a fruscio scia: una forma disfatta.

Ultima conseguenza: tralasciare.

Poco a poco scendeva dalla notte l’alba che risaliva. Suadente: una derivazione di presenza. Diversa dalla mia, la tua, sfuggente ed ansimanti forme di memoria.

Proseguire? Una distanza incerta.

Non ho scelte di campo e la mattina s’annuncia come una sopravvenienza. Il problema è trovare una ragione.

Dunque, guardarsi intorno.

Stupefacenti facce di farfalla faceva la finestra: polvere. Già sarebbe mattutina. Aprire allora il fondo del bicchiere: ci vorrebbe un caffè. Per questo: ancora sibili.

Anticamente mi radevo il sole per fare della notte una scintilla. Ah, questa strana orma, come se fosse corpo questa terra: non si vede nessuno.

E buio persistente alla rinfusa.

Quindi telefonare; non risponde. Se ricevessi? Non risponderei.

Appena poco ancora: aria di sosta. Non mi va di parlare col lenzuolo. Fuori si brucia. Si brucia, fuori.

Ci vorrebbe un ombrello per la pioggia: almeno richiamarla.

C’erano sogni in giro. Chi mi afferra? La sera quando accosta non riposa: semplicemente crolla. C’era un sonno intensissimo. Hai voglia a cercare con le mani.

L’altra notte sospira. Questa ancora.

Pertanto, amami svogliatamente.


desiderare altrimenti

jamie 3

(immagine di jamie heiden)

 

Intrecciare con dita veloci. Colori di dubbia sfumatura viaggiano fili insicuri tra rumori a scatto ripetuto.

Cardare anche: sete, lane e tessuti sconosciuti, spesso provenienti da orienti più lontani.

Quindi unificare, fino a formare disegni riconoscibili o capaci, almeno, di stimolare fantasie. Allegorie, anche.

In pratica un tappeto, dove adagiare corpo e annessi, con cuscini per la testa che duole.

Mani.

Travasano. Filtrano liquidi improbabili di difficile decifrazione. Mescolati, sparpagliati, riuniti. Da un recipiente all’altro, trasformazione di composti ignoti. Diversità senz’altro.

Stupire, inventare, allucinare. Pozioni e unguenti; profumi trasfigurati, capaci, dunque, di trasfigurare.

Spalmare, allora. Vibrazioni ignote che il desiderio assapora dubbioso (se ne fosse capace).

Non lo è. Ancora non conosce o afflizione di impossibilità? Difficile rispondere. Anche dopo.

Masturbami (sussurro).

Dita leggere tra gambe ora svuotate da ambiguità e tensioni. Asservimenti, anche.

Sollevare incertezze. Vaga la testa astrazioni spesso non riferibili. Inutile, ormai, pronunciare parole. Pensarle, però, sì.

Come altre volte: desiderio vuoto di piacere.

Perché…?

Le infilo i soldi nella borsetta. Esce.

Verso la finestra, ultimo piano di una casa vecchia. Sotto: Gerusalemme spande indifferenze.

Guardare in alto.

Stelle.

Già affacciano cielo sfigurato da lontananze profonde. Svagate, indifferenti; tra ciarle di femmine la sera.

Con giacca strascicata su una spalla: uscire. Lino in breve inzuppato: c’è un calore asfissiante di sotto. Non dorme mai il mercato. Meglio così, non ho sonno.

Voci.

Tra angoli di case. Sgradite; perché circondano, favorendo frequentazioni ignote. Con idiomi labiali di difficile, immediata comprensione. Gutturali, a volte. Tutto sommato meglio non capire. Basta il fruscio delle lingue. Scarpe, anche.

Al tavolo (ci passano sopra uno straccio): ordinare la cena.

Occhi.

Distratti tra la folla, vagano senza afferrare immagini. Come folla, appunto.

Riso e carne diluiti da un té. Tra scarsa voglia, scarso appetito. Dunque, scarsità.

Stelle.

Ancora più lontane; decisamente astratte. Meglio lasciar perdere.

Con testa reclinata (in pratica, nel piatto), frammentando bucce di pensieri.

Dubbioso: non riesco più a scrivere; credo di aver perduto la mia anima.

(tratto da “Desiderare altrimenti”, Fermenti Ed. 2011


Il cielo sotto Berlino

wenders2

Quindi la rotta scende bruscamente

come se il nord si fosse dislocato

le stelle vanno in basso e la città

sposta l’est sul ponente

lasciando spazio a un sole di tramonto

cadenti queste nuvole e la guglia

come un ferro invischiato.

Scendere dalle ali.

Pochi passi di striscio.

Tu roteavi azzurra senza scia

e l’alba il tuo trapezio:

non ti posso seguire.

Però schivare

la mia delusione

e l’attonito insensibile del grigio

se mi sento di piombo.

Quindi nulla.

Ormai sono venuto dove piove

e la sera fa freddo.

Portami

dove sale la luna.

(Tratta da “Il posto delle piaghe lucenti”. In lavorazione)


nebulose

images c

Tu sei capace

di suscitare desideri intensi

e mi trasformi l’anima in furore

ma la sera mi muore.


suggestioni

matisse-6

un sogno da lontano
e quali
desideri scaduti
con questa pioggia
scrivimi
mentre traccio ritratti sopra il vetro
nel mio verso contrario


canto d’amore notturno dell’allocco

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Dunque come potevo
scriverti
il giorno che gli uccelli fanno festa
e naufragando uccidono
l’ultimo temporale
il disimpegno pavido del sole
l’acqua silente che non posso bere
e la città distante
come un viso che passa.


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