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Altre notti

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Altre notti, mia cara,

altro disagio

ricorderai, io spero,

l’ombra del tuo fermaglio

gli aggiustamenti, l’ansia delle cosce

e l’altro mondo rovesciato in questo

ah quanto tempo, quante divisioni!

E gli scenari opachi

che a nessuno interessava intravedere

la luna al sottobosco o l’onda a terra

ma piuttosto le mani

altra visione

antica quanto il soffio del respiro

e il petto frantumato dagli istanti

ricorderai, io spero, i miei sussulti

e gli inganni per poterti trascinare

dove si perde la composizione

di questo assurdo per un altro assurdo

e ti chiedo

rimani.


come vanno le cose

a

Sembra che le cose vadano un po’ meglio
ma poi non saprei dire
– è tutto così relativo –
comunque sembra vadano meglio
a parte l’ascensore
che qualche volta non funziona
le nuvole che mi coprono il cielo
l’aperitivo alle sette di sera
se non piove
e mia madre che è finita al cimitero
dove non so se poi ha incontrato Dio
o qualcosa di simile
ammesso che valga la pena chiederselo
come non so di te, dei tuoi disagi
che ho nascosto da anni con i miei
e mio padre che a trovare
tutte le sante sere
con gli altri fantasmi
ma ignoro cosa voglia/vogliano
mentre personalmente
io mi diletto a perdermi di vista
come lo sfascio che mi trovo intorno
che non mi sembra vada troppo meglio
nonostante mi lavi le mani molto spesso
e l’impegno dei non nati
che ci dovranno nascere
quando libero il posto
e allora se ne occuperanno loro.


vecchi lampi e velieri

nebbia-a-porto-ercole

ed è un disagio
senza una forma ignota che mi segua
questo deserto dove tu non sveli
e mi dici viaggiando
di non pensarci ancora
ma mi sembra crudele
un veliero spiaggiato
una ventosa scivolante vetro
una riga di pioggia senza un viso
una lucciola spenta
che non riesco a volte a illuminare
o un lampo vecchio
che nel ritardo non ricordi il tuono
come se non avessi più rovine
ed almeno una vela da piegare.

sic transit

picasso[1]

tu mi muovi il disagio e la menzogna

per sfuggirti

mentre un carro di sole ruota il mondo.

.
La notte

all’altro lato

suona il corno di un cervo.

Nell’ascolto

specchio la mia finzione

d’essere.


scomposizioni

 

 

Cecil Touchon- Fusion series #2588, 2008[1]

(cecil touchon

 

Scivolare le acustiche del cielo:
ancora piove.
Vento spazzava artistico la longitudine dell’indifferenza.
Anche la diagonale.
Quanto al triangolo: ottuso.
Generalmente ultimo, mi siedo
nella scomposizione dei fattori.
Io non so più di te
del tuo disagio
e ancora piove.
Non mi sembra ci sia molto da fare.


involontariamente

 

(Gabriel Pacheco)

(Gabriel Pacheco)


 
 

Non credo possa essere lineare
definire
i tuoi percorsi statici
visioni
dove la notte posa
ed io dintorno.
O risalire
lungo la tua passione
le stagioni
in attesa di un’amplificazione
capace di svelare
i tuoi stati d’attesa
enormi
come le conseguenze.
Da parte mia
disegno apparizioni
per chiarimento di donne e di confini
dal mio disagio al tuo
forme assopite
dove senza volere siamo vivi
e indugio

 
 


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