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L’immagine

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(foto di luciana riommi)

A volte vedo

qualcosa che somiglia

a un’immagine conosciuta.

La osservo nello specchio

e lei mi guarda

con la stessa espressione

con cui la guardo io

e ci stupiamo

di questa somiglianza

trascorsa.


una vita di spalle

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Priva di colli l’ombra non cammina
come fanno le ore
e notte spesso duole.
Mi sembravi di spalle
come qualcosa che se muore, muore.


polvere di sole sul cuscino

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Era difficile svegliarsi la mattina

liberare la notte dai suoi ingressi

che avresti rinnovato

ogni forma di pietra

dove questa città sostava il tempo

e l’arte di restare addormentata

in una lontananza che non duole

se non malinconia.

Era difficile

ma non avevo mezzi alternativi

tranne che ricordarmi

di non dovere mai dimenticare

e l’attesa

di una distanza ingiusta da colmare

quando eravamo sogni

senza portare il peso

di una storia che dico.

Oggi non ho rimedio dal rumore

e il tempo non mi parla

se non di atmosfere

se piove

o polvere di sole sul cuscino

_ polvere, ti dicevo, di parole _

mentre più tardi sarà sempre sera:

cielo spiovente a nord, stelle nell’aria.


scorci di un ottobre romano

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Quindi abbassavi le ciglia
(le palpebre seguivano quasi per moto proprio)
e io che incanalavo il tuo respiro
ne seguivo il passaggio
da una giornata all’altra
mentre le braccia restavano divise
quasi incapaci di scandire il tempo
con movimenti poco ragionati.
Questo mi sembrava appropriato.
Forse scorci
di un ottobre romano
consentivano al senso di apparire
a tratti luce tipo spazio-tempo
(sarebbe a dire terribilmente incerto).
Ti lavavo le mani.
M
i seguivi
con una certa rassegnazione nello sguardo
(i piedi non ne erano capaci
camminavano e basta)
mentre trattengo quando si fa sera:
un momento incedibile.


tra milioni di tempo

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Mentre la notte lava le sue sere
io frugavo la terra
tra milioni di tempo
e nulla mi restava tra le mani.
Quindi l’alba.
Ed eravamo tutti frastornati.

(immagine di jamie heiden)


depositi

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Ed infinite
passano formazioni
mentre chiedo
se il cielo possa fare da altipiano
dove poter passare qualche sera
mentre ti scrivo lettere
con le solite storie fuori luogo
perché non sono un luogo
e ho male alle caviglie e alle parole
depositate al largo

mentre spremo limoni e pianto piaghe
e ti dicevo certe situazioni
se ricordi
quando il ponte si rompe e l’altra riva
raddoppia questa nostra vastità.


SENZA FILO

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Telefonami possibilmente a primavera

quando i cisti preparano i boccioli

e le viole si svegliano

ai salti delle rondini

chiamami verso sera

quando avrò espulso il vuoto che mi copre

e potrai riconoscere la voce

che altrimenti sembrerebbe l’avamposto

di una città perduta

un temporale

un transito di sogni senza storia

ma non farmi aspettare più di un anno

che non saprei distinguere tra i giorni

di un’attesa stentata

ma se vorrai non farlo non chiamarmi

e farò finta di telefonarmi

quando viene l’estate

e i cisti hanno riposto lo splendore

e la sera le viole.

(Tratta da “Metafisiche a terra” e-book

 


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