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scorci di un ottobre romano

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Quindi abbassavi le ciglia
(le palpebre seguivano quasi per moto proprio)
e io che incanalavo il tuo respiro
ne seguivo il passaggio
da una giornata all’altra
mentre le braccia restavano divise
quasi incapaci di scandire il tempo
con movimenti poco ragionati.
Questo mi sembrava appropriato.
Forse scorci
di un ottobre romano
consentivano al senso di apparire
a tratti luce tipo spazio-tempo
(sarebbe a dire terribilmente incerto).
Ti lavavo le mani.
M
i seguivi
con una certa rassegnazione nello sguardo
(i piedi non ne erano capaci
camminavano e basta)
mentre trattengo quando si fa sera:
un momento incedibile.

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tra milioni di tempo

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Mentre la notte lava le sue sere
io frugavo la terra
tra milioni di tempo
e nulla mi restava tra le mani.
Quindi l’alba.
Ed eravamo tutti frastornati.

(immagine di jamie heiden)


depositi

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Ed infinite
passano formazioni
mentre chiedo
se il cielo possa fare da altipiano
dove poter passare qualche sera
mentre ti scrivo lettere
con le solite storie fuori luogo
perché non sono un luogo
e ho male alle caviglie e alle parole
depositate al largo

mentre spremo limoni e pianto piaghe

e ti dicevo certe situazioni

se ricordi

quando il ponte si rompe e l’altra riva

raddoppia questa nostra vastità.


SENZA FILO

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Telefonami possibilmente a primavera

quando i cisti preparano i boccioli

e le viole si svegliano

ai salti delle rondini

chiamami verso sera

quando avrò espulso il vuoto che mi copre

e potrai riconoscere la voce

che altrimenti sembrerebbe l’avamposto

di una città perduta

un temporale

un transito di sogni senza storia

ma non farmi aspettare più di un anno

che non saprei distinguere tra i giorni

di un’attesa stentata

ma se vorrai non farlo non chiamarmi

e farò finta di telefonarmi

quando viene l’estate

e i cisti hanno riposto lo splendore

e la sera le viole.

(Tratta da “Metafisiche a terra” e-book

 


lungo un giorno ed un altro

seurat 5

 


la cosa piccola

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Tu sei una cosa piccola

infinita

e come tutte le cose piccole del creato

sei un istante e un rimpianto

di un mio diverso dire

il mio disagio

di non sapere oltre la tua forma

che pure è solamente un’apparenza

che non posso raccogliere

perché sei troppo grande

quando io sono assenza

e mi cerchi le mani.


piccole variazioni senza vento

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(immagine di luciana riommi)

 

Quindi si passeggiava con le foglie

tra disimpegni grafici di strada

voci lunghe

dalle finestre alte

e sogni di selciato.

Tu diramavi pagine strappate

certamente sequoia in altra vita

quando la via è di sera

e il mio frugare

sembrava un volo sceso senza vento.

Tu mi dicevi “stupido!”

strisciante

come dentro una vena ti seguivo

nel verso del tuo corpo

ed approssimazioni _ si frusciava _

come se avessi ancora le tue gambe

una notte i tuoi fianchi

un improvviso

senso di variazione mi avvolgeva

d’oltremare la sera

ma lontana.


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