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depositi

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Ed infinite
passano formazioni
mentre chiedo
se il cielo possa fare da altipiano
dove poter passare qualche sera
mentre ti scrivo lettere
con le solite storie fuori luogo
perché non sono un luogo
e ho male alle caviglie e alle parole
depositate al largo

mentre spremo limoni e pianto piaghe

e ti dicevo certe situazioni

se ricordi

quando il ponte si rompe e l’altra riva

raddoppia questa nostra vastità.

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SENZA FILO

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Telefonami possibilmente a primavera

quando i cisti preparano i boccioli

e le viole si svegliano

ai salti delle rondini

chiamami verso sera

quando avrò espulso il vuoto che mi copre

e potrai riconoscere la voce

che altrimenti sembrerebbe l’avamposto

di una città perduta

un temporale

un transito di sogni senza storia

ma non farmi aspettare più di un anno

che non saprei distinguere tra i giorni

di un’attesa stentata

ma se vorrai non farlo non chiamarmi

e farò finta di telefonarmi

quando viene l’estate

e i cisti hanno riposto lo splendore

e la sera le viole.

(Tratta da “Metafisiche a terra” e-book

 


lungo un giorno ed un altro

seurat 5

 


la cosa piccola

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Tu sei una cosa piccola

infinita

e come tutte le cose piccole del creato

sei un istante e un rimpianto

di un mio diverso dire

il mio disagio

di non sapere oltre la tua forma

che pure è solamente un’apparenza

che non posso raccogliere

perché sei troppo grande

quando io sono assenza

e mi cerchi le mani.


piccole variazioni senza vento

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(immagine di luciana riommi)

 

Quindi si passeggiava con le foglie

tra disimpegni grafici di strada

voci lunghe

dalle finestre alte

e sogni di selciato.

Tu diramavi pagine strappate

certamente sequoia in altra vita

quando la via è di sera

e il mio frugare

sembrava un volo sceso senza vento.

Tu mi dicevi “stupido!”

strisciante

come dentro una vena ti seguivo

nel verso del tuo corpo

ed approssimazioni _ si frusciava _

come se avessi ancora le tue gambe

una notte i tuoi fianchi

un improvviso

senso di variazione mi avvolgeva

d’oltremare la sera

ma lontana.


connessioni

seurat 6

Quest’acqua non è più fresca

ma non fa differenza

se la bevo

come sabbia sommersa.

Poi, quando sono a pezzi,

mi connetto

a ciocche di capelli

che tiro

per vederle lacrimare

per connettermi a lacrime.

Questo mi permette

offuscandolo

uno sguardo sul mondo.


fluttuazioni

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la notte
– l’acqua santa –
scorrerie
quando cadere è come scivolare
vento di sera – vento verso sera –
e la sera nel vento
inafferrabilmente ricordare
un tu diverso
e le parole
– mi fa sera la sera –
e notte quando vedo
oltre di noi
ma come faccio a dirti
la distanza
oceanica
saltuariamente.


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