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Questa città

de pisis 7

Mia cara, non ci siamo spiegati a sufficienza

notte divampa accanto ed io m’azzero

questa città

s’adagia sul mio sonno

come una rosa scura in mezzo al mare

sembra

qualche cosa di fondo

e nuotare diventa dissolvenza

quando risale, muore.

Non lo dovremmo dire a quest’età

ma le parole sanno d’altri tempi

e scivolano, lo sai, come le rughe

dalle tempie alla bocca

angeli stanno al vento e noi sostiamo –

ma non abbiamo un quando o una risposta

e il tempo, nel mio poco addosso

se non sogni l’eterno

cosa vuoi che ti dica

se non di qualche notte.

 


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


Primo recitativo a fondo d’anno

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Vieni

non ci dovremmo ancora addormentare

la tua quiete risplende

e l’universo scende nella sera

mentre dicembre muore

e si prepara

un’altra notte lunga

ed il silenzio

di un’infinita immensa sospensione.

 

 

 


senza altrimenti

Amo la solitudine del tuo pensiero
la tua diversa fonte
il tuo sostare
in un credo capace di smentire
amo di te l’essenza
le tue nuvole a getto
che trasportano il mondo
lungo passaggi di definizione
e la dissomiglianza
dall’esistenza inabile
senza connotazione di frontiera
mentre ti affermi stabile
nella mutevolezza che conferma
l’enorme vastità del tuo dissenso
come un’inesistenza nella vita
la sostanza
nel sonno che sorveglio
mentre ascolto il respiro
che si muta in linguaggio
per avvertirmi della tua esistenza
che conferma la mia
senza altrimenti.

 

Io trent'anni fa


solo ascolto

a volte sotto
o a fianco, non ricordo
e forse non dovrei dimenticare
se era
o qualcosa di simile
a un desiderio anonimo
di quelli che poi il vento
che si diverte a tessere stranezze
filamenti
altre ragioni
spesso fuori mondo
che solo chi lo lascia se ne accorge
ed io che ci cammino scosto il tempo
ma l’eterno sfinisce
e l’ora sfuma
in un ammasso immenso d’incoscienza.


come un urlo di mare

 

va bene
ci possiamo fermare
presso un angolo solo
una finestra
un limite
e inavvertitamente sospirare
tra gli alberi in silenzio
come un’assenza pallida
verso una spiaggia nuvola
per rintracciare voci
disposte nelle favole del tempo
ed i suoi lineamenti senza sosta
ascolta
per lenire l’usura
dove il presente passa
e irrimediabilmente deviare
ah questa arsura e i templi sulla costa
dove la luna intreccia con i raggi
linee di tempo e il mio che non è tale
sale
la mia notte e scompare
e inavvertitamente mi disperdo
sorgo
come un’onda solare
e passa questa vita che risorge
come se urlasse il mare


da memorie immaginarie: per passare la notte

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fugace e trapassante come un lampo
ed insolvente
senza affrescare troppo le pareti
mi sgualcisci la pelle
che non è mia la lingua e in alto mare
il fondo tocca stelle
se la scia mi perseguita
di luna
– nuotano le farfalle –
sollevando la terra
dove in Arabia le donne sanno storie
per passare la notte
ma tu non hai fattezze non hai nome
né ombre sul cuscino
spandi
la tristezza d’amore
la vacuità
l’assenza
che mi travasa senza trapassare
e distende la sera
la miseria
l’aspra natura
l’orgia
la visione
tu mi divori ed io che sono carne
latito
un eterno perduto.


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