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ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


Mentre mi lascio andare

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Poi ci porgiamo come una saliera

ci bagniamo la mano

ci riversiamo fondi

nell’altrui

pallida sera

che ci trascorre come in un’assenza

_ non l’avremmo pensato _

non l’avremmo neppure immaginato

quando figuravamo il tempo e gli anni

e la crosta sottile della terra

ci sembrava un cortile

e gli alberi, la nebbia, il mare aperto

_ ti ricordi le vele e le maree? _

e l’universo dove ti ho intravista

stringere tra le mani la tua vita

la mia che camminava

e il nostro letto

un racchiuso diverso dall’immenso

ma immenso

_ tu mi guardi stupita _

ma non è niente davvero di speciale

_ ti sorrido _

mentre mi lascio andare.


lettere dal finito

Caravaggio frutta

Publio Cornelio Passero, la primavera giova alla montagna se con passi decisi saldi le zolle ai fiori

– ti dicevo l’altra sera di passaggio (ricorderai, io spero) – d’altra parte considera le lettere, le pergamene, i Nubiani lungo il Nilo d’estate (una puzza terribile!), i flussi senza sete, le bugie, tanto per ripassare la lezione – dunque ricorderai: ho scordato.

Passero Cornelio Publio o l’incontrario (si potrebbe anche dire Publio Passero o Cornelio, senza aggiungere altro). Ah cosa giova questa confuisone, propulsione, proliferaszioane di nomi asserragliati, quando le ossa vagano e il solstizio viene una volta l’anno – tanto peggio a Stonehenge, dove si pretendeva che qualcuno facesse colazione all’intervallo, mentre urge la semina e salpare non significa pesci, ma questi barbari avevano strane usanze (usi costumi allitterazioni) di quelle con la lingua sempre appesa – dunque come seguire la carrozza se il cavallo la biada? Ma non sostare, Publio Passerotto, e spendi la stagione nei bordelli o per lo meno a Rimini, dove le donne – vuoi mettere, dico vero!?= giocano a cavallina senza veli ed io che me li tolgo con la toga, generalmente svaso – tu mi dirai che cosa – i fiori, caro mio: lungo le cosce! e che c’entra, ancora chiederai, ma ti scongiuro taci, che il mal di testa è sordido e nel cortile le galline fanno un baccano d’inferno.

Corneliuccio mio,

quando si salta l’ora valicante, si finisce in cortile. Non uggiolare ai semi di lampone, alle begonie, ai saldi a fine anno, alle petunie, ai Druidi, ma scrivi poesie, scrivi storielle, insomma scrivi quello che ti pare, ma ti prego: non uggiolare ai gatti, a meno tu non voglia vacillare attimi traballanti (coi gatti non è mai sicuro) mentre in montagna: vacche. Vuoi mettere, Passerotto?

Alle tasse alle tasse! Cesare non ha fondo e il portafoglio latita come un otre a sera tarda – hai presente? Praticamente vuoto.

Uteri dozzinali l’altro giorno: supermercato all’angolo.

Dice lo vuoi? Tirare dritto. Rigorosamente.

Ma dicevo di Cesare… ah già: l’hanno ammazzato a marzo, mentre la primavera che declina lascia il posto all’estate e i suoi tormenti. Tormentami Publiuccio, almeno un poco.

Micene se n’è andata nella storia, Passero solitario del mio dire (Cornelio? Publio? non Nepote) ed i fantasmi abbondano.

L’altra sera qualcuno si azzardava a traversare l’atrio vero il letto. Non ti dico la pargola di turno: urla ad oltranza.

Vabbè che quello tracotava alquanto. Poi esordisce… Inutile riferire: queste Ombre dicono sempre le stesso cose… l’Invitto, l’Invincibile… il Già Morto – dico io. Meglio saggiare l’anima dei vili e la trincea ai cavalli!

Hai letto quell’Inglese? Avrebbe dato il Regno!

… come dicevo, la mia destinazione nelle Gallie, mi intristisce. Certo, sempre meglio che il fango di Bitinia, ma senz’altro avrei preferito un viaggetto per mare – diciamo Asia Minore – dove i reperti abbondano e quattro sassi valgono una fortuna. Quanto alle donne svendono le sottane per un gesto (si farebbero affari mica male… d’oro, credini: d’oro!) e se porti loro quattro calze di filo ti fanno cose d’altra dimensione, che nemmeno tua madre nel cervello (quando ci stava, intendo) si sarebbe permessa di insegnarti in quei sogni segreti – quelli di prima della nascita, dico; che quando nasci dopo è troppo tardi e se ti azzardi: tre anni di galere.

Mai stato, Passerotto? Prova, prova…


mappe

 
 

J. Vermeer - L'astronomo

J. Vermeer – L’astronomo

Intanto s’accostava
una diversa forma di colore.
Io mi chiedevo se si comportasse
come fanno le ore
che coprono lo spazio circostante
generalmente bianco
tra una lancetta e l’altra
ed il rumore
fino a quando sorpassa
e aspetti
come un giro di terra.
Per conto suo quest’ultima vagava
al confine infinito
di una galassia minima sognante
d’esser parte
di un universo enorme
ma l’indaco nel nero
sfuma come le luci
sempre troppo lontane da afferrare
stelle.
Dunque cambiava
come la luna i quarti
ma la velocità di sparizione
non riguarda le mappe
dove rappresentiamo le stagioni
le nudità
gli amori
gli spasimi del sole
il firmamento
vele di vento come le parole
o il paradiso fisso sopra un muro
come fosse un giudizio
o un miracolo vero
mentre mi appunto l’attimo
e magari il tuo viso.

 
 


ombra

 
 

L’indiscutibile soggiornava immoto
oltre lo schermo delle stelle fisse
e distanza
misura di un’assenza
mai superata e gonfia di ristagno
in un grumo di terra
mentre la notte
e tutta la pietà
si preparava a cingere
ogni vago del mondo
come l’acqua azzurrata e fiumi grandi
tesi nel mare e l’onda
di creature d’abisso che non sai.
Stupito
quando mi piego in alto e l’infinito
sosta
dentro l’ombra dei giorni.

 
 


cose d’altro

 

(Christian Hetzel )

(Christian Hetzel )

 

Lasciami nel finito
disserrato
da legami di mondo
dove il silenzio tace.
Lasciami
sulla linea di costa
nel mare che si ferma e la domanda
non trova spazio di risoluzione
diverso dall’assenza
deriva
del ripetuto eterno senza voce
che la mente in salita
svolge
fino all’ultimo capo
nel manto della terra
come riparo alla dissipazione
scordami
nel finito di pace
dove la notte fruga
sogni di forma
e siedo
nel riposo dell’ombra.


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