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tra riflussi di costa

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Forse veniva da vissuti incerti

ma questa malcelata fioritura

mi sembrava distratta

come se ritirasse i suoi giardini

dall’ombra della sera

e l’onda

che sognava vicino

un oceano immenso che circonda

non aveva più voglia di partire

e stabile

prolungava il profumo di risacca

alla mia costa

dove il silenzio tentava di intuire

quello che oggi non è ieri e forse

riversando pensieri tra le viole

e i tuoi diversi accessi.

Quanto a me mi applicavo

con tutta l’incertezza del momento

ai riflussi costanti della vita.


senza avere un giardino

 

 

 

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certe volte non c’era un giardino

ma un albero di rame

dove non si affacciavano le mele

e neppure le foglie

e le stagioni cadevano in silenzio

senza fare rumore

né una chiave

per una porta verso l’invisibile

perché non c’era nulla da vedere

o qualcosa da chiudere

a una costante nuda esposizione

e forse non c’era davvero un giardino

o un passaggio segreto

dove gli uccelli

portano storie da leggere la sera

alla coscienza

nel suo travaso lento nella terra

senza niente da dire


Thomas Bernhard: Nel giardino della madre

Nel giardino della madre
Il mio rastrello ammucchia gli astri
caduti mentre ero via.
Calda è la notte, e le mie membra
sprigionano l’origine verde,
fiori e foglie,
il grido del merlo e il battito del telaio.
Nel giardino della madre
schiaccio a piedi nudi le teste dei serpenti
che fanno capolino dal cancello arrugginito
con lingue di fuoco.


sfioritura

(C. Monet, Ninfee)

(C. Monet, Ninfee)


 
 

Stavo pensando ai fiori nel giardino e agli anni per curarli mentre tu te ne andavi.
Pensavo al blu accennato verso il viola e il verde quando nasce. Poi scurisce e assume un fondo come di corteccia, sotto l’ombra degli alberi.
Ho messo anni a spandere ninfee tra richiami di vento e indistinguibili riflessi delle acque. A volte i tuoi capelli, quando formi scintille che sembra che possiedano pensieri e rincorse per coglierli. Di sera, quando la luna cresce e le chimere si levano da gusci di conchiglie dove allevano sogni ed i miei passi ripensano un sorriso di cinabro. E la casa che chiude. Infinite le rose alle pareti, tanto che le persiane: non ce n’è più bisogno. E il glicine al cancello, una tintura lieve pochi giorni.
Poi magari ti viene un’alluvione e ti copre le viole. Capita per incuria; un lieve stato di disperazione che fai finta di niente. Sale dal fondo blu colmo d’azzurro e ripetuti rossi come allarme. Giallo il sole, con toni grigio a strascico di nubi. Fino alla sera grande dove stelle si formano per vaghe nostalgie che tu guardavi dalla tua finestra. Io rastrellavo con i miei pennelli oltre l’ultima luce. Poi pensavo i silenzi di domani.
Occorreranno anni per ritrarre tutto quello che è stato. Sarà il ritratto di una sfioritura, come una cosa piccola che cade nel tuo colore terra dove l’acqua scompare e tu respiri.

 
 


il giardino finito

(C. Monet - Il giardino ad Argenteuil)

(C. Monet – Il giardino ad Argenteuil)


 
 

Racconto
questa tua forma viola
la notte
che m’accosto al tuo letto e prendo appunti
sulla spinta del vento.
Non vedo bene
e la mano è indecisa
tanto che chiedo aiuto
al soffio
dalla finestra schiusa
e luna variopinta
per decifrare il senso del respiro
breve
come un arcobaleno al temporale.
A volte ti rigiri come scossa
e per me è una valanga
altre è la tosse
ad infrangere il chiuso del silenzio
e il fruscio della penna
ma l’acqua che gocciola in cucina
copre
ogni mia esitazione e notte scorre.
Porto gli appunti ai fiori del giardino
ogni fiore un addio
quando chi parte coglie
un ricordo a mancanza.
Li poggio sulle foglie ad assorbire
tutte le decisioni involontarie
ogni domani un vuoto
e sonno sulla casa senza addio
tra sussurri violati e fiori bassi.
Appena posso torno:
non dipende da me.

 
 


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