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le sere con i giorni

Si profilava umida
quando mi sono affacciato un giorno
e sembrava dovesse piovere
e l’universo si stringe
all’interno di un mese ancora nuovo
prima che se ne possano contare
le sere con i giorni.
Poi duemila, poi tremila
e gli anni nel giardino con le sedie
i colori, il ferro, il sole
e la sera che ci addormenta e non c’è tutto
ma qualcosa si muove
quando ti siedi e mi domandi “allora?”
accanto al mio stupore.
Non dovrebbe mancarci… – bisbigliavo –
e i tuoi ricordi sparsi lungo il prato
ed i miei senza gambo, fiori a terra,
che poi cerchi gli odori
qualcosa che ti sembra di sapere e non conosci affatto
ma fa presto
che l’immagine, che ti seguivo, l’immagine
come faccio a seguire
tutto quello che ignoro
mentre il vento era secco ed io
dicevo
ma non dovrebbe mancarci – ti dicevo –
un’altra volta
quando viene l’inverno.


Neruda – Aspettiamo

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Vi sono altri giorni
che ancora non son giunti,
che si stanno facendo,
come il pane o le sedie o il prodotto
delle farmacie e delle officine:
vi sono fabbriche di giorni che verranno:
esistono artigiani dell’anima
che sollevano e pesano e preparano
certi giorni amari o preziosi
che d’improvviso giungono alla porta
per premiarci con un’arancia
o per assassinarci di colpo.

Pablo Neruda

 


il colore dei giorni

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tu li tenevi insieme
e mi chiedevo come
dato che non ne ero capace
in una tessitura d’ombra luce
che scorreva invisibile e costante
dove mi ritrovavo riaccostato
a tutto ciò che non voleva stare
e dividendo il me dal non me stesso
mi scansavo veloce
ma riassestavo
solo che ti guardassi
riflettente
il non sapere
che inevitabilmente si vestiva
di pensieri impensati
ed altre somiglianze inaspettate
fino al dorso del sale
al calendario
all’asse
dove ruotavo
i miei vestiti all’alba
nel colore dei giorni


metafisiche al passo

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è dilagante ammetterlo
ma la mia metafisica è impalpabile
da quando non tocco più le tue espressioni
la dimensione rilevante dei tuoi seni
i miei frequeti inganni
quando la pioggia al vetro
e la sera cancella
la superficie della trasparenza
dove l’ambiguità riveste il sonno
nella perpetua astensione dei miei sogni
che non hanno rispetto delle frasi
che indirizzo a un istante
destinato da sempre a non tornare
come in genere i giorni
né travasare il tempo in un perché
che non è una domanda
ma solo un modo per seguirti ancora.


Madre

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quando passano i giorni e tu ti adegui
a un lento scavalcare questa vita
senza attesa
io mi ricordo Madre di morire
e ti tengo le mani


alla mia estraneità

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jamie heiden

Tu mi riservi sempre imprecisioni
emendamenti fasci di domande
ed ostinata bussi
alla mia estraneità
come una spina piccola
un’assenza invisibile vissuta
nel tuo sostare impavida
al margine di un’illusione
che diluita aspiro.
Non so di te
dei nostri disavanzi
ma forse la visione del tuo luogo
diventa un’astensione che compensa
la nudità di esistere
in una incomprensione cui rimando
le proposte azzardate che mi accenni
d’attesa
e sfinimento
nel trasporto dei giorni.


l’altro amore

 

Non cadere
è soltanto un istante
quando il brivido viene
e il mondo torna antico
privo
di ogni conoscenza.
Io posso amarti anche in altro modo
nuovo da vecchio
e dissipando le mie informazioni
reinventare
quello che vola accanto senza dire
che ti dirò domani
fuori dal letto sfatto e le parole
corte
che circondano i giorni

 
 

 
 


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