Archivi tag: Giovanni Baldaccini

albi professionali ormai scaduti

 

 

Narciso-Caravaggioma capire mi duole
e la coscienza sollecita rimpianti
verso l’immenso fondo d’altomare
nuotare
la fondazione di una vita intera
lo sfondamento anche
radicare
dove la terra sfolla
e consultare
albi professionali ormai scaduti
(per ritrovarsi? scansarsi? retroagirsi?)
seminare
lavande in orticelli di brughiera
tipo Russia del nord verso orientale
San Pietroburgo Brodskij
congelare
che prima di arrivarci sono morti
(i semi)
e l’acqua l’acqua come un temporale
gronda la terra l’ora della sera
ammainare
addestramenti frassini garage
da sottoterra in giù
rimescolare
e qualche volta anche sputtanare
tanto per non sostare inorgogliti
al solito lampione
(sottocasa)
quando il vento ricorda di sferzare
e simultaneamente srotolare
fatti di vita e garze d’ospedale
e allora almeno un po’ rammaricare
un infinito senza congiunzione
che somiglia alla vita.


spiccioli di narrativa

 

 

 

 

mi piacerebbe sorseggiare ancora

questa luna traversa

la tua malinconia

finché mi suoni

e spargerti

sulla tavola bianca

di una cena al bivacco

se il vento non m’inclina

e ricordare un lume

dove stavano accanto alle serate

i nostri fatti d’anima

chiusi nelle pareti dell’addio

al mondo che frantuma

e all’indecenza

dove fatico a scorgerti

nel mio interno diffuso

per propagarti ancora

nelle spighe

nell’uva

nel destino

ma la testa declina

e il turbamento non ha più un appoggio

di sosta

che inseguo

come t’inseguo a volte

nella speranza di un appuntamento

e spiccioli di narrativa


se

 

(Vincent van Gogh)

(Vincent van Gogh)


 

Se d’acqua
mi insinuerei
come fanno le storie
adoravo i tuoi silenzi beffardi
ed il sorriso implicito
labbra di labbra
come se variazioni musicali
dove mi ostino ancora a ricercarti
se
la tempesta non bruciasse il giorno
e non avessi figli
disseminati lungo una frontiera
forme
che tutti sanno altrove
e dunque nulla
se ti adorassi
come il sangue le vene
sotto
quella tua veste lunga debordata
e il firmamento
una questione apatica
dove tu resti donna ed io una lingua
avida di confine
ti parlerei di me che non ho oltre
o carovane
per non farti annoiare
balle
di quelle che si dicono la sera
presso i fuochi nei campi
o in un bicchiere
dove senz’altro un dio senza memoria
noi faremmo baldoria
se questa tua ringhiera
non mi legasse l’anima
– roba che scalpita tanto per intenderci –
dove scende la vita
il mondo a capofitto
né riflessione
nella finestra adesso
e chiudere è soltanto come un gesto
che neppure ho voluto.

 
 


nostalgia

 

(Emil Nolde - Notte al chiaro di luna, 1913)

(Emil Nolde – Notte al chiaro di luna, 1913)


 

appena vento
forse
nostalgia
senza di cosa
né ripensare
attesa
e tu che mi domandi scosta l’orlo
di questa sera lunga
che la dimenticanza sa di viole
e cade il ricordare

 
 


incontri

 
campo-di-lavanda
 

Portati un logo a riconoscimento
una foglia smarrita
una stagione
magari qualche verso
o un’epoca
e comunque la luna.
Io porterò del mio
(se mi ricordo)
una pianola
una lucciola spenta
appassimenti.
Se non ti sperdi
scrivimi
una lettera vuota di giornata
un ombelico
pieno di pentimenti
un laccio al piede
come conviene ai profughi
e agli amanti delusi.
Io intanto mi rivesto
come una scia di vento al cabaret.
Dopo ti annuso.
Scusami.

 

 

 
 


impossibile senza

 

(Rothko) (Rothko)
 

sperdersi ritornare
le cadute d’autunno
quando mi scatta l’alito del vento
se mi soffia lontano
o artiglio
con cui appigliarsi al margine
senza recuperare
desideri sospesi
dove l’acqua al mio passo
tu marea
in un sorriso dilagante sperso
impossibile senza

 
 


anima 3

 

(Lucio Fontana, Attesa, 1964)

(Lucio Fontana, Attesa, 1964)


 

se ti toccassi i seni addormentati
nell’orbita di luna
e mi insinuassi
al fondo delle ciglia
dove vagano sogni e lineamenti
di stagioni diverse
non troverei nient’altro che ti voglio
per rovesciarti nel mio desiderio
dove si piega il tuo
antica esitazione
cui mi ingegno da secoli
per trascinarti al mio
varco di mondo
dove la bestia bacia le tue labbra
e taci
sperando che ti ami.

 
 


portami

 

(Gabriel Pacheco)

(Gabriel Pacheco)


 

Portami
senza muovere l’acqua
dove finisce
e legami alle gocce della luce
che non mi sposti il vento
dove si sveglia il mondo
se un riflesso
come quando si scrive e lanci un foglio
mi rimbalza negli occhi
che mi gira la testa
e mi sento un bisogno di dormire

 
 


amanti

 

(Piet Mondrian)

(Piet Mondrian)


 

non si svelino
forme
restino d’acqua
né travasare
segreti
dagli armadi socchiusi
o finestre
della notte che ruota
quando la luna
riflette questo sguardo
dove vuota le mani per toccarti
domani
un amante di sera

 
 


da una storia delusa

    a Michail Bulgakov

 
chagall_exodus-1966

    (Marc Chagall)

 

di fronte a una distanza
c’era la notte quando non doveva
una nuvola grande
dove il mese di Nisan si scioglieva.
inutile dentro
io mi chiedevo come
ripulire le mani
né rinunciare
al mondo che si ostina
a un infinito privo di bisogni
dove raccolgo i miei
e un mal di testa orribile.
 
 


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