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preludio

Per riposare

 


Mark Strand: due risposte

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(Bresson)

Perché viaggiavi?
Perché la casa era fredda.
Perché viaggiavi?
Perché è quel che ho sempre fatto fra tramonto e alba.
Cosa indossavi?
Indossavo un abito blu, camicia bianca, cravatta e calze gialle.
Cosa indossavi?
Non indossavo nulla. Mi riscaldava una sciarpa di pena.
Con chi dormivi?
Dormivo ogni notte con una donna diversa.
Con chi dormivi?
Dormivo solo. Ho sempre dormito solo.
Perché mi mentivi?
Ho sempre pensato di dire la verità.
Perché mi mentivi?
Perché la verità mente più di ogni altra cosa e io amo la verità.
Perché te ne vai?
Perché nulla ha senso per me ormai.
Perché te ne vai?
Non lo so. Non l’ho mai saputo.
Quanto dovrò aspettarti?
Non aspettarmi. Sono stanco e mi voglio sdraiare.
Sei stanco e ti vuoi sdraiare?
Sì, sono stanco e mi voglio sdraiare.


una frase per strada

jamie 4

(immagine di jamie heiden)

 

Dunque perché?

Sapessi dirlo

ma la stasi non usa le parole

e il sordomuto taglia solo il vento

da un telefono all’altro

senza trovare mai

una frase per strada.


desiderare altrimenti

jamie 3

(immagine di jamie heiden)

 

Intrecciare con dita veloci. Colori di dubbia sfumatura viaggiano fili insicuri tra rumori a scatto ripetuto.

Cardare anche: sete, lane e tessuti sconosciuti, spesso provenienti da orienti più lontani.

Quindi unificare, fino a formare disegni riconoscibili o capaci, almeno, di stimolare fantasie. Allegorie, anche.

In pratica un tappeto, dove adagiare corpo e annessi, con cuscini per la testa che duole.

Mani.

Travasano. Filtrano liquidi improbabili di difficile decifrazione. Mescolati, sparpagliati, riuniti. Da un recipiente all’altro, trasformazione di composti ignoti. Diversità senz’altro.

Stupire, inventare, allucinare. Pozioni e unguenti; profumi trasfigurati, capaci, dunque, di trasfigurare.

Spalmare, allora. Vibrazioni ignote che il desiderio assapora dubbioso (se ne fosse capace).

Non lo è. Ancora non conosce o afflizione di impossibilità? Difficile rispondere. Anche dopo.

Masturbami (sussurro).

Dita leggere tra gambe ora svuotate da ambiguità e tensioni. Asservimenti, anche.

Sollevare incertezze. Vaga la testa astrazioni spesso non riferibili. Inutile, ormai, pronunciare parole. Pensarle, però, sì.

Come altre volte: desiderio vuoto di piacere.

Perché…?

Le infilo i soldi nella borsetta. Esce.

Verso la finestra, ultimo piano di una casa vecchia. Sotto: Gerusalemme spande indifferenze.

Guardare in alto.

Stelle.

Già affacciano cielo sfigurato da lontananze profonde. Svagate, indifferenti; tra ciarle di femmine la sera.

Con giacca strascicata su una spalla: uscire. Lino in breve inzuppato: c’è un calore asfissiante di sotto. Non dorme mai il mercato. Meglio così, non ho sonno.

Voci.

Tra angoli di case. Sgradite; perché circondano, favorendo frequentazioni ignote. Con idiomi labiali di difficile, immediata comprensione. Gutturali, a volte. Tutto sommato meglio non capire. Basta il fruscio delle lingue. Scarpe, anche.

Al tavolo (ci passano sopra uno straccio): ordinare la cena.

Occhi.

Distratti tra la folla, vagano senza afferrare immagini. Come folla, appunto.

Riso e carne diluiti da un té. Tra scarsa voglia, scarso appetito. Dunque, scarsità.

Stelle.

Ancora più lontane; decisamente astratte. Meglio lasciar perdere.

Con testa reclinata (in pratica, nel piatto), frammentando bucce di pensieri.

Dubbioso: non riesco più a scrivere; credo di aver perduto la mia anima.

(tratto da “Desiderare altrimenti”, Fermenti Ed. 2011


traccia

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D’altro canto non chiedo di capire
questa fatalità della scommessa
o seguire una scia
quando nell’acqua manca la mia prua
né dare forma a un ambito passato
i tuoi capelli
l’abito che avevi
quando la sera si tingeva in rosso
che non era voluto il tuo apparire
e mi trovavo lì senza presenza
come un passaggio insolito
nonostante ci fosse quella brezza
che ti spingeva il viso
verso un angolo che forse ti aspettava
a un versante indeciso della strada
ma il caso non ha vento
solo stelle
e francamente non ti saprei dire
se qualche sera ho perso la mia traccia.

impossibile senza 2

 

Se diffondessimo

tu inevitabile

in questo appena esile indicibile

se

come fosse domani

ci rivolgessimo ad un ancora instabile

e come due parole ci scambiassimo

ruoli distanze vita

mi sentirei più lieve nel tuo peso

ed inguaribile

io mi distenderei nell’oltre ovvio

di un inutile

impossibile senza


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