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Alle volte gabbiani

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A prima vista sembravano puntini
come quando le luci
non sanno esattamente illuminare.
D’altronde
con le stelle non è diverso.
In seguito avanzando
si poteva pensare a un po’ di neve
ma la stagione esclude
e senza vento
tutto cade a strapiombo.
Forse barlumi dentro le pupille
o riverberi
che il mare ci concede
ma il mondo dovrebbe essere a rovescio.
E mi spruzzava l’acqua come aria:
forse ali
se la stanza volasse.
Ah, cuore mio,
tutto si sperde intorno
e i lucernai stanno nelle soffitte
quando cade la notte.


respiro

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Un distico elegiaco nel mare

lascio alla tua sostanza inaspettata

e al mio distante appoggio

quando scrivo di te

e faccio onda

frammentata

da un’altra immensa

quando il mare si piega

e nulla

alla prossima forma

del tuo respiro al mio spaesamento

dove ti aspetto

e frango.


anime

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Comunque si accostava
come una conseguenza inevitabile.
Noi restavamo immobili
in assenza di vento
mentre la notte si aggirava in alto
con la solita faccia della luna.
Tu mi apparivi argentea
e il tuo respiro
come un vapore inedito.
All’alba: prima pioggia.
Incerto ti chiedevo:
nasceremo?
E il tuo sognare insolito:
forse una prima mossa.


senza un filo di vento

Interior-1869-Edgar-Degas

Da parte sua

l’alterno si giovava della notte

per spandersi

da un emisfero all’altro

mentre

mi domandavo come sopportare

una luna passante

e i suoi diademi sparsi

che se un problema cade sulla terra

non è come il caffè

e per quanto lo zucchero

non tutto si può bere

in questo nostro affanno

senza una stella verde nei tuoi occhi

mentre ripenso a storie di meandri

che il tempo è un’astrazione

e un tentativo

come se le farfalle della sera

si specchiassero ai vetri

non sapendo che fare

di questa notte corta

senza un filo di vento.


memorie di uno piccolo

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Ancorarsi alle foglie.

L’altro giorno viaggiavano l’intenso: direi uccelli marini (ma potevano anche essere schermaglie. D’amore, si)

Sotto, tempeste d’alghe addormentate sparigliavano sogni rendendo più intuibile l’incerto. In pratica, evanescenze d’universi paralleli o altre confusioni ingannevoli (praticamente quanti).

Pioggia di piume a volte (sarebbe come cuscini). To sleep perhaps to dream?

Telefonate zero.

Ma non parliamo di traversare il mare. Sembra un infinito piano di lunghissima complessa percorrenza. In realtà, una goccia arcuata roteante intorno a un fuoco enorme. Orbite sgocciolanti? Significherebbe perdere pezzi, ma tutto sommato mi sembra una questione poco interessante. Si provi invece a immaginare l’infinitesimale minimo del pensiero e la sua capacità di cogliere l’immenso.

Al di là (ma non saprei), visuali avvolgenti aggettavano. Difficile dire cosa.

Vento arzillava rondini ma Parigi rimaneva grigia, come fanno di solito i viaggianti quando cade la sera e si scolora confondendo lineamenti e dintorni.

Ma tu non voglia inseguire il temporale né avvolgere di carta oleosa la colazione. Non voglia vendermi, che ho già provveduto da solo. Quanto ai giornali, scadono e la lettura è miope. Gli occhiali: probabilmente in cantina.

Né rivolgerti alle scarpe sotto il letto dove i viali non hanno arcobaleni e neppure argenterie. Piuttosto, due patatine fritte lanciate con un vettore al mio foraggio sarebbero gradite. And a bitter of you.

Ci penserai? Dunque confermi la mia pazzia. Nella dissoluzione generale anche questo è un sollievo.

Tratto da “Memorie di uno piccolo” – in lavorazione. Che faccio, continuo?


riflessi

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Poi si faceva incredula
una sera o una notte
una ragazza
pallida
come la luna che la rivestiva
in un incontro quasi inavvertito
sfuggente
come una delusione
e le stelle nell’acqua.
.


un succo di limone sparso a vento

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Dunque si prenda nota:
al punto in cui siamo
non resta che intraprendere le scale.
Occorre tuttavia stabilire il verso
se scendere o salire
nell’oratorio stretto delle stelle
ponendoci di fronte a scelte estreme
opposizioni
angoli avversi
ragioni di contrasti
soluzioni
che si rivelerebbero apparenti
né sciogliere la sorte
che dovunque l’ignoto
di un passato proposto a revisione
o l’incerto vacante del futuro
dove ogni vuoto è pieno
di quello che saremo
senza averne un’idea
e se ne avessimo
non sarebbe poi tale da dirimere
questo verso contrario
che se pur ricominciassimo la vita
in un mondo o in un altro
una stagione un battito un solstizio
inevitabilmente torneremmo
dove adesso sostiamo
e domani
– se scegliessimo l’altro –
potrebbe non avere soluzioni
diverse dalla fine in cui tornando
ci troveremmo oggi.
Dunque ognuno si affidi
a un battito di ciglia
screziature di petali
uno stridio inatteso di violino
o un succo di limone sparso a vento.


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