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con un velo di noia

de pisis 7

Poi sembrava piovesse

e la città

scivolava verso luoghi accantonati

voli

come uccelli marini.

Tu rimanevi dietro i miei difetti

ed il tailleur

le gambe accavallate

mentre il rossetto spicca

come è tipico di cose evanescenti

i tramonti

le nubi e i marciapiedi

quando restano vuoti.

Si parlava di cose

come d’altronde io

e le musiche che non capisco mai

ma portavi un cappello

e questo basta per il resto della sera.

Ascoltavi

con occhi da lontano

ed un velo di noia.

Sono giorni;

come capita i giorni.

Qualche volta le sere.


canto d’amore notturno dell’allocco

34

Dunque come potevo
scriverti
il giorno che gli uccelli fanno ressa
e naufragando uccidono
l’ultimo temporale
il disimpegno pavido del sole
l’acqua silente che non posso bere
e la città distante
come un volto che passa.


per passare la sera

occhiali

e adesso che le cose le abbiamo fatte
– almeno credo –
non resterebbe che chiederci di noi
e magari spogliare margherite
per passare la sera.


senza filo

scatola

Telefonami possibilmente a primavera
quando i cisti preparano i boccioli
e le viole si svegliano
ai salti delle rondini.
Chiamami verso sera
quando avrò espulso il fumo che mi copre
e potrai riconoscere la voce
che altrimenti sembrerebbe l’avamposto
di una città perduta o un temporale
ma non farmi aspettare più di un anno
che non saprei distinguere tra i giorni
di un’attesa stentata
e la misericordia
che mi aspetta la sera sul portone
chiedendomi pietà.
Ma se vorrai non farlo non chiamarmi
che il mio cassetto è pieno
di tessuti d’inganni
e farò finta di telefonarmi
quando viene l’estate
e i cisti hanno riposto lo splendore
e la sera le viole.


cose di nulla al passo

 

DSCN4820

(foto di Luciana Riommi)

 

poi uno mi diceva di aspettare
che la notte non sceglie direzioni
ma il vino si accavalla con la luna
se l’aria sa di vecchia digestione
– cose da nulla al passo – si diceva
come per arrogarsi una risposta
a portata di mano
ma gl occhi che ti seguono la gonna
sanno d’altro
e mi distrae questo tuo profumo
l’aria svasata
l’immaginario che ti gira intorno
e le caviglie strette nel sorriso
che spedisco a un divano


una pura formalità

i

(Hopper)

Mi scrivo dal diverso di un istante che ho perduto di vista:
come se inevitabile.
Prima nessuno. Ultimamente: sospiri indecifrati della luna.
Sembra quasi assodato: scrivermi è una questione di distanza:
mi sento lontanissimo.
C’era una volta il tuo formato sperso: sera di sera senza alcuna sera.
Né intenzione: avvicinarsi è una fatalità.
Per questo ti dirigo dove viaggio: senza salire in treno.
Affabilmente, mi va di te ma non di proseguire.
Molte interrogazioni di farfalle: un linguaggio impreciso.


party

 

 

 

Gustavo Diaz Sosa[1]

Gustavo Dìaz Sosa

 

intanto io mi metto spalle al muro

tanto per sentirmi al sicuro

e quando la musica finisce

(finisce sempre una musica) –

aspetto che qualcuno venga a parlare con me

così mi capisco meglio e tante cose si chiariscono

(per quello che si possono chiarire le cose).

Quando sono nato l’universo c’era già

ma non mi ha mai parlato

(non gliene frega niente di parlare con me)

al massimo qualche dispetto

sotto forma di nuvole di sera

ma c’era anche la guerra

e questo mi ha dato un po’ fastidio

e nessuno parlava più di/con nessuno

né si poteva andare a fare visita nelle case

e non c’erano i party

perché non c’era il vino il liquore l’uva

la voglia di ballare la colazione a letto

con il pranzo la cena e tutti i casi del caso

e la tristezza, la tristezza poi

che ve lo dico a fare

e come si fa a festeggiare se ti casca la testa

l’anima il sapone

la convinzione delle cose buone

come la cioccolata ad esempio

che per quella bisognava aspettare gli Americani

che poi ti davano la gomma e le fregature

e le donne se le scopavano tutte loro.

Poi mi dico che se qualcuno venisse

capirebbe subito che sono permaloso

che m’è rimasta la tristezza

la paura

e le buone intenzioni le ho lasciate al prete

sperando che non bombardassero troppo le chiese

mentre le cattive le ho tenute nelle tasche

che sono vuote e rimbombano

e quindi se qualcuno mi parla non si capisce bene.

Inoltre, anche la parete d’appoggio svelerebbe

cose di cose

cose

riguardo il sottoscritto

ad esempio che sono timido

insicuro

che la domenica non gioco a bocce

(preferisco andare al cinema ma tu non ci vieni mai)

e se spengo la luce divento buio

e visto che l’interruttore è qui vicino

adesso spengo

perchè le ragazze senza luce sono più carine

(te le immagini come ti pare)

e non ci sarà più alcun bisogno

che aspetto che vengano a parlare con/di me.

Ditemi poi se anche questa non è libertà.


lontano (nuova versione)

(Carl W. Holsoe, A the window)

 

D’altronde conoscevi

l’anonimato della porta accanto

e l’iceberg

dove a volte m’imbarco

ma non sapevi se sarei venuto

quando le sere il vento

e tuttavia

scrutavi nella posta

recapitata da anni precedenti

se mai ci fosse un’anima in giardino

dove non entra il mare

né respiro

di cui si discorreva

da indirizzi ignorati

e cose che non hanno avuto un nome

ma come avrei potuto

se le rondini fanno naufragio

scriverti

senza tradire la tua delusione

e il mio lontano.


lontano

 

(Henri Cartier-Bresson, 1951)

(Henri Cartier-Bresson, 1951)

 

D’altronde conoscevi
l’anonimato della porta accanto
e l’iceberg
dove a volte m’imbarco
ma non sapevi se sarei venuto
quando le sere il vento
o forme di conforto
e tuttavia
scrutavi nella posta
recapitata da anni precedenti
in cassette e cortili
dove le palizzate fanno ressa
e il mare non arriva
né respiro
di cui si discorreva
dal tuo indirizzo al mio
come potevo
se le rondini fanno naufragio
scriverti
senza tradire la tua delusione
e il mio lontano.

 


la conversazione

Gustavo Dìaz Sosa

Gustavo Dìaz Sosa

Se dire non è significare
e tu parli d’assenza
mentre passeggio la tua primavera
di fatti travisati
frasi buie e sorrisi
cupo nero
ricomporrò un dizionario muto
adatto ai miei silenzi coltivati
mentre lampioni tessono
forme d’inganni
e fulminante sfuggo
case assiepate
inconciliabili noi d’altri discorsi
tu linearmente morta
io seppellito
tra dialoghi smorzati
dove s’assiepa niente
mentre pensieri cercano ristoro
d’acqua
e scarsità richiede
la comprensione che ho speso troppi anni
per dare ancora spiccioli d’ascolto
al nulla che ti muove e m’assopisce.
Genereremo danni e nel parlare
sorrido al tuo abbagliante scomparire.


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