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alla fine dell’infinito

lalla e
(immagine di luciana riommi)

Alla fine dell’infinito
troveremo le immagini scomparse
dai tuoi occhi
e una sera.


dai confini di terra

Johannes_Vermeer_-_The_Geographer_-_WGA24687

Ora, inseguire la notte
sarebbe come scendere col sole
ma troverei più comodo
far ruotare la terra
in senso convergente al desiderio
_ fuggiremo cuore mio? _
questo mi sembra improbabile
vista l’azzurrità dell’infinito e l’assenza di traccia.
Dunque l’identità soffre l’incenso
come dicevo qualche volta a Dio
dai confini di terra
e l’ambra si trovava nel deserto
dove corre la sete.
Non era certo _ non era certo affatto _
che si potesse bere
e la distanza
_ quanto mi manca la mia difficoltà d’immaginarti _
sembrava un fuoco basso nella sera
quando la veglia arde.
Ma non c’erano notti a sufficienza
che l’infinito strappa
vesti e disegni al suolo
e l’ignoranza che coltivo di me stesso
non mi scrive la notte
dove l’altro è diverso dal mio dire
e le chiese un segnale
una trappola
un’esca
una lanterna
nel raduno del tempo.
Nella difficoltà di questa luce
nella difficoltà
di un discorso insensato con la vita
_ certe volte hai pretese trascurabili _
domani mi battezzo i miei peccati
che una volta è una volta dentro gli anni
e dimentico
dimentico spesso.


ultima trascrizione senza stampa

C.V.clausen                                                                                                       

 

 

E quando avremo detto le parole

e le maree

le nascite

le morti

il cambio delle specie

le estinzioni

e avremo detto dio

e i precedenti

angoli dell’ignoto

e libri voci suoni

tu mi dirai di te

ed io

ascoltando

 

ti chiederò che hai fatto

che non sia altro che dimenticare.


alla mia estraneità

kandinsky

Tu mi riservi sempre imprecisioni
emendamenti fasci di domande
ed ostinata bussi
alla mia estraneità
come una spina piccola
un’assenza invisibile vissuta
nel tuo sostare impavida
al margine di un’illusione
che diluita aspiro.
Non so di te
ma forse la visione del tuo luogo
diventa un’astensione che compensa
la nudità di esistere
in una incomprensione cui rimando
le proposte azzardate che mi accenni
e l’infinito privo di risposta
dove trasporti i giorni.


di passaggio

fausto-pirandello

(Fausto Pirandello)

credo che dentro me
non possa che trovarsi scomodissimo
l’infinito
in uno spazio minuscolo.


altre città

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(jamie heiden)

parlami sottovoce
che la mattina gli alberi hanno freddo
e la nebbia
una fatica enorme
se esistesse la sera
le serrature con i chiavistelli
i cavalli
per acquisire una velocità
adatta alle farfalle
a ripulire polvere di strada
e magari la luna
in questa solitaria indifferenza
più facile girare la finestra
ed affacciarsi altrove
le tarme
il vicinato
o quello che rimane di tuo padre
che non è propriamente una persona
ma il tempo
che s’è perduto e osserva spaesato
dove tutto sorvola
e i liuti hanno la voce delle viole
che corrono nei campi vecchie arie
quelle che i morti scrivono la sera
a respirare un fiato
– m’è venuta la tosse all’ospedale –
e mi scoccio
mi chiudo da nessuno
ma portami un ricordo da scartare
o una breve stazione d’infinito
che s’è chiusa la porta
e non ho chiave.


passaggio a nord ovest

parete-5-2

(immagine di luciana riommi)

85° giorno di navigazione.
Qualche costellazione ancora, se il cielo non si copre
Stelle
fiamme
lame:
difficile distinguere.
Tra l’altro, nessun verso animale.

86° giorno di navigazione
Anima sulla sedia balla il mondo: ubriacasi ancora?
Questi riflessi danno una visione che invoglia l’apatia. Dormire? C’è rschio di non svegliarsi.
C’era una fonte dietro la mia casa: somigliava ai tuoi occhi.

87° giorno di navigazione.
Perfino spingere diventa un improbabile accennato.
Corde tese da vento. Ma cadono le mani.
Ti raccomanderei la mia figura intrappolata dentro una cornice sul cassettone presso il
caminetto. E una fiamma a illuminare l’ora.

88° giorno di navigazione.
Tu non riceverai altro che vuoto. Frammenti forse.
C’è silenzio nell’aria.

89° giorno di navigazione.
Non si vede più nulla.
Astrali erano le forme che s’alternavano presso il parapetto. Scricchiolanti. Cioè, legno si
schianta giorno dopo giorno.
Separato a malincuore dalla mia cantina.

90° giorno.
L’infinito è di ghiaccio.


donne

b

non ti togliere tutto
lasciami immaginare ancora un velo
nell’infinito altro che tu sei
per la mia conoscenza
il mio delirio stretto
il tuo disagio
quando ti stringo dentro la mia sete
e mi rivelo
nel tuo inesauribile.


samarcanda

SAMARCANDA

Quindi mi trovo in piazza paradiso
senza alcuna ragione
e non saprei orientarmi
se non fosse la povere che mi ricopre i piedi:
forse stelle.
Noi restavamo ignoti
e il viso mi sembrava la stanchezza
di una ripetizone che conferma
ma non dai garanzie
quando i cigni volano l’inverno
per sostenere l’integrità dei gelsomini
e la penombra
di questo immenso privo di confini
da dove ci scrutiamo nel passaggio
d’ore d’affitto
vento a scivolare.

 

 

 


notte a scalare all’infinito blu

Charles Henry Gifford (1839-1904) Battersea Bridge, London

(Charles Henry Gifford)

Notte a scalare all’infinito blu;
parliamo di sirene a vento e a prua
briciole al lucernaio
in alto
stelle.
Anima non innesca lenza e vita;
in pratica, non so se ci vedremo
dopo un lungo vascello.
Ah queste volte immaginali d’aria
mi sommergono il mondo
e i lamenti di terra
sgusciano a pelo d’acqua come i sogni:
dunque ne parleremo.
Intanto:
non si ferma la notte
e la rete
l’ala
tutto sembra lontano.


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